mercoledì 7 dicembre 2022
RICORDI DI GIORNI DI SCUOLA. (Elementari)
Finita col pongo e le sdraiette verdi del riposino pomeridiano dell'asilo...Si va a scuola.
Ricordo bene il mio primo giorno di scuola. La vestizione con il grembiulino azzurro comprato dal Meroni e il fiocco al collo. Il fascino della divisa insomma. La Rosi lo aveva nero, una delle ultime. Era in terza media. Eravamo tutti uguali cosi'. Figli e figli di sciuri. C'era ancora una certa distinzione in quegli anni. Portero' per quattro anni quel grembiule. Scampanato, quasi come un gonnellino. Poi in quinta la blusetta, corta, aderente, senza fiocco. Piu' figo insomma, piu' selvaggio. Agghindato simil Remigino, inizio la mia avventura scolastica. E' il 1969. La scuola cominciava sempre il primo di Ottobre, San Remigio. Da li' il termine Remigino per i novizi. Quelli al primo anno. Cartella nuova fiammante. Idem astuccio. Matite colorate ancora vergini. Quaderni a quadretti grossi e a righe grandi e medie. Solo il primo giorno mi accompagna mia mamma. Poi... ''Conosci la strada, Va figliolo e torna vincitore...'' Prima regola. ''A scuola ci vai anche con la febbre...Al limite ti rimandano a casa se davvero stai male, regordess..'' Non esistevano cellulari...per cui..''se sei moribondo avverte la scuola e ti accompagna a casa il bidello''...''In cinque anni rimasi a casa solo per gli orecchioni e la varicella. Solo se in prossimita' di estrema unzione mia mamma si convinceva che ''forse'' ero indisposto e non idoneo a recarmi a lezione. Io sto a 150 metri dalla scuola. Bolt la fa in meno di 10 secondi e spiccioli. Ma tutti, si andava a piedi. Anche i figli del Sindaco che venivano da Raglio il piu' delle volte scarpinavano. Altro che sfilata in Suv tutte pittate e smartfonne-munite. Il Vittorio bidello, icona consolidata, ci accoglie per la cerimonia del primo giorno. Saluta tutti, e ringhia bonariamente ai novizi. Ti incute timore da subito, ma e' tutta fuffa. Buono come il pane. Nell' atrio, che rivivo col magone, ogni sempre, quando mi reco a votare, si tiene l'inizio dell'anno scolastico. Discorso della direttrice e Inno Nazionale tipo Mondiali di calcio. Sono passati 48 anni eppure lo ricordo come ieri. Prima classe. Maria Rosa Rodari l'insegnante. Classe unica. Piu' di 40 alunni. Nel 63 si ciulava di brutto sembrerebbe. I banchi erano per due. Ancora erano calamaiomuniti per l'inchiostro. Mia sorella usava ancora le penne coi pennini. La casa era invasa di carte assorbenti macchiate.
Ricordo ancora il mio compagno di banco. Fresco fresco dalla Sicilia. Biondo. Dentoni da castoro. Sempre impegnato con giochini delle patatine sotto il banco e anche sopra. Disturbatore senza consapevolezza, era cosi'..spontaneo. Simpaticissimo. Un rimorso che come un fulmine lo centro' in giovane eta', lo rubera' al mondo negli anni 80. Non abitava piu' a Cunardo ma fu uno shock. Lo ricordo con affetto. Vinco la gara di lettura. La Rodari mette in palio dei libri e chi vince puo' scegliere per primo. Manco fossimo al draft di Football Americano. Pier Paolo prende 10. Il Gra 10 + e sceglie. Un libro di favole di Andersen. Per le figure mica per altro. Mettiamola cosi'... Io in prima elementare gia' leggevo come ora. Giuro. Odio ricordare come mai. Ma tanto e'. C'e chi in terza media leggeva ancora come in prima elementare ed ora e' milionario. Dimostrazione che la scuola conta fino ad un certo punto. Mi pare fummo la prima classe a saggiare l'insiemistica in aritmetica. Insiemi, sottoinsiemi, quelle cazzate li' insomma. Finiti i tempi delle aste e dei rampini di cui mi raccontava il Bepi. Ho cambiato 5 insegnati in 5 anni. In seconda la classe viene divisa in due sezioni. Diventero' la B e restero' la B fino alla fine delle medie. Si facevano gli esami in seconda e in quinta elementare. Si bocciava e giustamente si bocciava. Le classi erano infarcite di ripetenti anche al terzo anno di fila. Non ti passavano per pieta', per simpatia o per politica. Era quasi un lusso essere bocciati, dilatava nel tempo l'approccio con la fine delle scuole, poiche' all'uscita dalle medie non ti aspettava la panchina del parco per messaggiare e cazzeggiare, ma il bivio per la scuola superiore, se potevi economicamente, o la Ceramica Coronetti. Primo impatto quasi per tutti i Cunardesi con il mondo del lavoro. Seconda elementare con la Stalletti di Cavona. Brava insegnante. La rincontrai nel 2007 a Castiglione Olona ad una rassegna di film sull'Irlanda e si ricordo' di me. In quegli anni la ginnastica si faceva durante l'orario scolastico, manco fossimo in Cina. In piedi a fianco al banco. Durava 5 minuti. Reminescenze del ventennio fascista mi sa. Uno due, uno due. Toccati la spalla con la punta della mano, flettiti sulle gambe ecc ecc...Poi di nuovo a posto seduti. Ma daiiii. A noi, che stavamo tutto il giorno con il motore acceso, tra boschi, strade, prati, tetti, pollai e alberi?. Quando si voleva esagerare ci portavano in cortile e si giocava a Bandiera o a Palla prigioniera e li' veniva fuori la differenza tra chi viveva in strada e chi in appartamento. Un po' come i gatti insomma. Il momento di pausa coincideva con la ricreazione, spesso a mendicare un pezzetto di focaccia o di pizza perche' tutti mica se lo potevano permettere. Al mattino sul tragitto c'era la fila come in posta per le pensioni, davanti al negozio del Giancarlo Bonora, ultimo avamposto per fare rifornimento. La focacce piu' unte e salate erano le piu' ambite. Avvolte in carta azzurrina, rosa o verde. Io di solito non portavo nulla. La Clara ribadiva...''Se vuoi ti fai un panino...''Ghe lì il pan. A le' dimà d'un dì..A lè de ieer..''..Con la marmellata e il burro..'' Tze'. Mica ci si imbottiva di merendine, snacks e cagate varie e mica si era obesi. Si usciva di scuola in fila per rare occasioni speciali. Sfilavamo per il paese protetti dalle raccomandazioni delle insegnanti di stare vicini al muro, ma di macchine manco l'ombra. Di solito l'occasione era la festa degli alberi. Si andava al Punt Niv, dove la Baita ancora non sapeva che sarebbe stata costruita e si piantavano delle piantine sotto l'egida della Guardia Forestale nella figura dell'Arturo Cavosi, marito della maestra. Immancabile poesia di circostanza e tutti di nuovo a fare il trenino per il paese per il rientro a scuola. Ci sembrava di uscire dal carcere per un oretta, rivedere i genitori e le persone che nel frattempo facevano le spese per le botteghe. Si perche' una volta c'erano le botteghe, c'era anche un centro paese. Se hai meno di 30 anni non puoi saperlo. E ci salutavano. Poi la dura realta' del ritorno tra i banchi. In terza la Quaresima. Quaresima e' il cognome. Fu una meteora. Fini' l'anno e poi per maternita' si babbo' tutti i regali dei vari genitori e si eclisso'. La terza coincise con l'unica gita alla quale potei partecipare. In Val d'Aosta. L'imponenza del castello di Fenis mi gaso' per anni. Erano i tempi de ''La Freccia Nera''. Ora ogni volta che ci torno mi rendo conto che non era poi sto castello enorme. Piu' grandi quelli di Bellinzona. In quarta, la maestra Cavosi. Cazzarola. Viveva a 50 metri da casa mia. Apro parentesi. In quel periodo si viveva ancora della sudditanza dell'''istruito''. Insomma, la generazione dei genitori, di fronte a dotti, medici e sapienti, chinava il capo e palesava un certo disagio a confrontarsi. Mica come oggi. Gli alunni ti danno del tu. Ciao maestra Pina. Ciao maestra Gina. Ciao maestra Lina. Ma ''ciao'' maestra de che? Gli insegnanti erano i depositari del rispetto e delle norme primordiali dell'educazione fuori porta, una volta che la lunga mano dei genitori non era presente. Avevano carisma e soprattutto mantenevano le distanze con paletti ben visibili. Non sono un nostalgico ne un repressivo, ma viste le conseguenze e gli attuali parti di bimbiminchia mononeurone, sorti da cotanta confidenza, scialata a piene mani da insegnanti troppo paritari e sessantottini, era meglio prima. Per cui al primo confronto con gli insegnanti, ogni anno e poi piu', presenziava il Bepi. Stringeva la mano alla maestra e l'unica cosa che diceva era. ''Mi raccomando..Carta bianca''. Il che significava che dal solletico, ai calci in culo, tutto era concesso, gratis e condiviso. Anzi, rischiavi il bis a casa poi. Le note erano un baubau che aveva il suo perche'. Una nota ti angosciava fino a che non era firmata, nel frattempo quello che succedeva non era dato sapersi. Io a casa mia lo sapevo. Torniamo alla Cavosi. Un bel di' il Gra, si prende un 7 in condotta grande come una pagina, sul diario. ''Domani lo porti firmato...Non da tua mamma da tuo papa'..'' Cazzarola, mai coinvolgere il papa' a casa mia. La Clara lo usava come deterrente ultimo per farmi capire che l'avevo fatta grossa...''Lavora tutta la settimana..e te gli dai dispiaceri...''. Ora, in casa mia, se eri scadente in matematica, italiano, storia o geografia... Che vuoi farci? Eri somaro, non ci arrivavi, eri gnucco. Non era il mio caso, fino alla fine delle medie io fui bravo a scuola. Ma la condottaaaaaa. Naaaa, la condotta era taboo. Il Bepi finisce di mangiare la sua cena.. Il 7 in bella mostra sul diario davanti al piatto. Si alza..Si mette un giaccotto....Mi prende per l'orecchio e non lo molla fino a che non siamo davanti a casa della Cavosi e dopo aver suonato il campanello e la maestra apre la porta lo molla...In quel della Forestale. Un'oretta buona a sentire una filippica scassamarroni. Poi tra sorrisi e risate torniamo a casa. Alla fine dell'anno riconquistero' il mio amato 8 in condotta. Dicevo...Abito a 100 metri dalle Scuole. Crescendo, la strada divento' sempre piu' breve, grazie ai passi dello sviluppo e la visione del mondo che ti circonda, che si restringe sempre di piu'...Nel 1971 a casa mia arrivo' anche la TV. Il sabato quando uscivo da scuola, due erano gli appuntamenti che mi trasformavano in un piccolo Flash anni settanta....C'era a pranzo il mi' babbo, cosa inconsueta durante i giorni feriali e ''Oggi le comiche''. Alle 12.30 schizzavo come una molla per il rettilineo di strada asfaltata dove nessuna macchina intralciava il nostro passaggio poiche' a scuola si andava a piedi e di auto sicuramente ce ne erano molte di meno. Correvo insieme ad altri, tutti con lo stesso fine, mulinando scoordinatamente le gambette e tenendo con le mani le bretelle della cartella che sobbalzava sulla schiena per non perdermi neppure un secondo del programma. Facevo la curva del mio vicolo a 90 gradi e sprintavo nella discesa di sassi di casa mia, mi agganciavo con la mano destra all'angolo del muro per frenare l'impeto e sobbalzando piu' volte su un piede solo, col corpo facevo un semicerchio a mo di compasso e mi ritrovavo sugli scalini di casa. Neanche salutavo. Cambiavo canale e via. C'era ''Oggi le comiche''. Chi lo ricorda? Sigh. Fu un periodo di cambio generazionale anche tra gli insegnanti. La figura della ''Signorinamandelli'' ancora imperava, ma una nuova corrente di insegnanti piu' elastici stava prendendo piede. Quando non c'era il tuo insegnante ti smistavano per le classi. Nell'occasione saggiai di persona, la reputazione della ''Signorinamandelli''. Quaderni che volavano contro i muri, ma mica si era ad Hogwarts con Harry Potter. In ogni caso non avevano vita propia. Ceffoni sul coppino e punizioni, erano ancora in auge nel repertorio della austera e seriosa maestra. Ohhh, si entrava negli anni 70. Era stata insegnante di mia sorella di dieci anni piu' grande di me e 15 anni dopo ancora imperava. Carisma da Regina Vittoria, intercedere austero e distaccato, in ogni occasione. Sempre impettita e a testa alta. Ebbi modo di conoscerla fuori dell'ambito scolastico, l'Antonietta e scoprii che era di tuttaltra pasta...Sia lei che la piu' ironica e salace sorella Giovanna. Seguace del metodo repressivo fu anche la maestra Noe'. In quinta, fu mia insegnante. La precedette la fama tramandata da chi la aveva avuta gli anni precedenti. Il suo must, la testa contro la lavagna. Io personalmente con lei non ho mai avuto problemi. Rigida, pretenziosa, poco incline allo scherzo, un po' dominatrix..Io, paraculo, mi adeguavo. Era campionessa di ''sbatti la testa contro la lavagna''. Ricordo un giorno che una malcapitata vittima impreparata, ( tra i miei contatti..) fu afferato per la nuca e suono cosi' tanto la lavagna che cancello' con la fronte la scritta del gesso...Tze'. Io sono per i metodi rigidi ma non per la prevaricazione conseguente al ruolo rivestito. Con gli esami di quinta, superati brillantantemente ma che giustamente affronti con timore, in proporzione a quella che e' la tua maturita' del momento, completai le elementari...Ero pronto lancia in resta a confrontarmi con le medie.
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