lunedì 23 aprile 2018

''SU AL CAMPO'' - Calcio Amarcord 1975/2020 -



        RICORDI, EPISODI E PERSONAGGI, DI POMERIGGI AD INSEGUIRE UN PALLONE.
                                             (Ampliato, riveduto e corretto-30.07.2020)
PROLOGO:
Cunardo. Fine anni 60, inizio anni 70...
E' un paesello ancora rustico, ma compatto e attaccato alle tradizioni, quello che fa da sfondo al racconto che vado a narrare. Un piccolo borgo di Provincia senza alcun impianto ricreativo, nè opportunita' di associazione, se non un ''Parco Giochi'' e un cinema dell'Oratorio che proiettava seconde e terze visioni, con scadenza Domenicale. Per le femminucce, in alternativa, per passare il tempo, c'erano le suore dell'Asilo...Fino ad allora, a Cunardo, codesti, erano gli unici luoghi di ritrovo che avevano i fanciulli. Era ancora una generazione che si arrangiava in modo autoctono per svagarsi, senza addurre colpe o responsabilità, anche perche' nessuno aveva possibilita' di confronti con realta' diverse. O forse semplicemente, nessuno aveva mai saputo dell'esistenza di altre possibilita'...Le Tv e Internet  non avevano preso ancora possesso della nostra vita..Si prediligevano ancora i contatti fisici..Non virtuali. E cosa di piu' fisico ci puo' essere che del gioco del pallone per un ragazzino di 12 anni?
L'arrivo di un campetto di calcio ''Su''..in alto, in cima al paese..dietro la Giesa Granda, diventa il luogo in cui sfogarsi, in cui esibirsi, in cui confrontarsi, piangere, gioire e crescere..Il calcio e' solo il tramite. il Campo solo la scusante...
''Su al Campo'' e' uno spaccato di vita Cunardese, vista attraverso gli occhi di un ragazzino degli anni 60, che finite le medie, calciando un pallone e diventando amico del campetto di gioco, vince le sue paure affrontando le turbe adolescenziali coinvolto da una grande passione. Narra in modo cammuffato, la sua crescita interiore, la consapevolezza della paura, che i luoghi in cui albergava il quotidiano della sua infanzia, stavano cambiando. Il campetto è il mezzo allegorico per accrescere un'autostima di difesa, che attraverso il pallone, gli permetta di varcare l'ingresso nel mondo degli adulti e soprattutto di essere alla pari degli altri. Il racconto abbraccia il periodo che va dal 1975, anno della ristrutturazione del Campetto, fino ai giorni nostri...Ed e' raccontato da protagonista prima e quindi da osservatore...
Una considerazione del Luglio 2020, aggiunta sei anni dopo la stesura del racconto, fa da epilogo.
Questa narrazione e' stata da me dedicata a Luigi ''Gino'' Marchioretto, per il grande esempio di vita che ha cercato di trasmettermi, per l'impegno profuso negli anni, a coinvolgere centinaia e centinaia di bambini, di adolescenti e di adulti delle varie generazioni, sopperendo in prima persona, alle mancanze associative palesate da un paese che non ha saputo, per anni e anni, coinvolgere i giovani. Un paese, dove lo Sci alpino e' l'unica disciplina considerata. Glielo dedico per il grande rispetto nei miei confronti, per la considerazione non solo calcistica che mi ha sempre riservato e soprattutto per il grande vuoto che mi ha lasciato. 
Altri protagonisti del racconto, in questi sei anni ci hanno lasciato...''Il Giò''..fiorista, ''Il Gnuso'', ''Il Ghengi...''..''Il Dino Vigezzi.''...''Il Monda...''
Un abbraccio caloroso..per i loro insegnamenti e per la stima incondizionata che mi hanno sempre riservato. Grazie.
Graziano Robustelli.

                                                                 ''SU AL CAMPO''  

PRIMA PUNTATA.
Per noi, piccoli Cunardesi, nati tra gli anni 60 e 70, affamati di pallone e senza uno spazio a Noi dedicato dal Comune, per poter sfogare i nostri sogni ed emulare i nostri eroi del calcio, ''Lui'' non ha mai avuto un nome. Non e' il campo della chiesa, il campetto, o il campo dell'oratorio. Per noi. Non ha nomi dedicati a personalita' o a rimembranze di date importanti o un nome epico e celebrativo come Empire Stadium o Santiago Bernabeu o Allianz Arena o chissa' che altro. Lui per noi era solo ed unicamente "Su al campo". Con la "Su" obbligatoriamente davanti. Altrimenti non sarebbe la stessa cosa. Non e' per distinguerlo dal campo sportivo Comunale situato nella parte bassa del paese, in Via Rossini, ormai gia' tumulato in eta' infantile, dopo anni e anni di attesa. Anche perche' dopo un calvario burocratico arrivo' solamente nel 1995, quando ormai la maggior parte di coloro che vissero l'epopea di ''Su al campo'', avevano gia' rinunciato a sognare e a calcare i polverosi campi di provincia. "Su", soprattutto perche' tutte le strade per raggiungerlo si inerpicano in salita fino a convergere dietro la chiesa della parrocchia, ''la Giesa Granda''.. Quindi gia' arrivarci era una conquista. A piedi o in bici, l'importante era arrivare tra i primi 20-22 altrimenti passavi il pomeriggio seduto in fila sul muretto con i ritardatari, ad aspettare che qualcuno dovesse andare a fare i compiti o si facesse male. Sempre sperando che non fosse il padrone del pallone, altrimenti cominciavano le adulazioni e le suppliche per non farcelo portare via. Prima di Lui non c'era altro che il mitico "campetto".  Il campetto ''Talamona''. Rubato ad uno spazio di radura limitato su due lati d'angolo da alberi, Talmente piccino che oggi 4 persone che giocano a carte si darebbero fastidio tra di loro. Ogni pomeriggio al "campetto"convergevano una 40ina di ragazzini in eta' preadolescenziale..(Quelli di 14-15 visti da noi erano gia' adulti..) e si dava vita ad interminabili partite senza righe e senza fine. Al mitico "campetto" riuscimmo a organizzare anche un torneo a 10 squadre, tutte di ragazzini di Cunardo. Fu il primo torneo che vinsi. E la prima classifica cannonieri, con medaglia, da mettere in bacheca. ''Qualcuno'' rubo' da un cantiere edile dei grossi pali di legno e costruimmo le porte. Erano quadrate. Perche' i pali erano tutti lunghi uguali, non si riusci' a ficcarli nel terreno molto a fondo, infatti ''qualcuno'' per parare, ci fini' contro con la testa e tutta la porta gli crollo' addosso. Ancora oggi mi sembra di rivivere nitidamente quei pomeriggi a rincorrrere il pallone, senza una divisa, ognuno con la propria uniforme personale.C'erano bici da cross per terra, ai bordi del campetto e bambini che in attesa di giocare assaltavano gli alberi da frutto circostanti, con le magliette a fare da borsa per arraffarne piu' che si poteva. Sempre con le orecchie tese per fuggire al primo grido del proprietario, che irrompendo a sorpresa e minacciando creava l'effetto della faina in un pollaio. Con conseguente terrore e fuggi fuggi delle galline in calzoncini.  Poi. Un giorno. Per Cunardo si sparse una voce. Sopra la chiesa rifanno il campo. Comeeee? E a noi non dicono nulla? Giammai. Subito ci si premuro' per vedere dove sarebbe stato costruito. In pratica sulle ceneri del vecchio campo della chiesa..Ormai era ridotto ad una sola porta, quella sotto il bosco..perche' quella che dava alla scalinata dell'oratorio, era franata letteralmente insieme a un pezzo di terreno. Il fondo era di tutta roccia, solo sassi e pietre giganti. Mica erba e terra morbida. Fecero brillare gli esplosivi per rubare un po' di spazio al terreno roccioso circostante e guadagnare metri, poi un giorno, in uno dei nostri controlli di come procedevano i lavori, ebbimo la sorpresa, che il terreno era coperto di grandi montagne di terra nera. Aspettare che costruissero il campo era impensabile. Quelle montagne diventarono ideali promontori per nasconderci e giocare a cow-boy e indiani, con cerbottane e tirasassi. Intanto si fremeva, con sempre piu' ansia, per vedere da un giorno all'altro sorgere finalmente un posto tutto nuovo, tutto nostro, dove poter sfogare i nostri sogni di piccoli calciatori. Un altro giorno e un altro e un altro ancora, sempre a controllare, poi, finalmente, con stupore, un pomeriggio, le montagne non c'erano piu'. Tutto spianato, reso calpestabile e pronto per inseguire un qualsiasi oggetto sferico e rotolante e sfogare i nostri pomeriggi post scolastici. E udite udite, erano comparse anche delle vere porte da calcio. Senza reti, in ferro addirittura, quando in quegli anni il legno per le porte andava ancora per la maggiore, ma soprattutto arancioni. Fighe. Noi avevamo le porte di calcio arancioni. Mica bianche come gli altri, arancioni. Da quell'istante, i nostri pomeriggi non furono piu' gli stessi.
SECONDA PUNTATA
Capimmo presto che le porte erano arancioni per l'antiruggine, ma la novita' rimaneva. Le reti erano solo per le grandi occasioni, ma non ce ne poteva frega' de meno. La campanella della scuola non divento' solo la fine delle lezioni, ma per molti, anche l'inizio di interminabili partite, imitando i propri beniamini del pallone. Mi mettevo gia' al mattino quando uscivo per andare a scuola, i pantaloncini bianchi dell'Atala Sport (Gli unici che avevo) sotto i calzoni, cosi' mi portavo avanti. Ogni fine delle lezioni, saettavano per le strade di Cunardo, una moltitudine di cartelle, che rimbalzanti sulla schiena, facevano a gara per correre a pranzo e poi essere tra i primi ad invadere il nuovo oggetto del desiderio. Dietro una porta ci stava il limite del bosco, con le rocce simil gradoni, a fare da tribuna naturale. Un lato lungo, ospitava il muretto dove passavano lunghi momenti i ritardatari e le solite rocce sempre a scrutarci e a ricordarci che sono state benevole con noi. Sopra di esso, fuori del recinto, ampi prati siti in discesa, delimitati da una lunga cinta merlata di un castello e un unico e solo albero di noce, che produceva ombra circoscritta. L'altro lato lungo era delimitato da un'alta rete metallica, oltre la quale si ergevano la chiesa e il campanile a ricordarci quanto fossimo in alto rispetto al paese. Oltre di essi, ancora, una suggestiva vista  panoramica sul San Martino e sulla Valcuvia che si perdevano all'orizzonte. Gia', il San Martino, che si stagliava massiccio e silenzioso sullo sfondo, a vegliarci e a ricordarci che sindalla nascita eravamo proprieta' queste valli.. Suggestivo tutto cio'. Soprattutto oggi che questo panorama meraviglioso, lo guardo con occhio diverso, piu' maturo e orgoglioso e felice di essere nato in queste zone.  Le regole erano semplici. Gli scarsi in porta..Le squadre le facevano i piu' forti per non essere troppo sbilanciati. Chi arrivava in ritardo, ma con un pallone sotto braccio, era visto con occhio benevolo e anche se era scarso improvvisamente diveniva bravo..Ben presto, giorno dopo giorno, si concretizzo' una selezione naturale. "Su al campo" ci permetteva di giocare fino a 12 contro 12, ma col tempo, crescendo, ci si rese conto che gia' 7 contro 7 era il massimo. Lo e' addirittura adesso...Oltre diveniva impeditivo. Dovete sapere che all'inizio, il campo non aveva le attuali dimensioni. Un buon terzo, vicino al cancello d'entrata era stato dedicato alla pallavolo e al basket, con un bellissimo e nuovo campo in asfalto, bifunzionale. Raramente veniva occupato per vere e propri match..Saltuariamente, c'era chi faceva qualche sfida ad un canestro solo o qualche rimbalzo..Per cui le dimensioni che ospitavano il calcio erano assai ridotte, ma per noi che avevamo sempre giocato al campetto Talamona sembrava immenso. Presto per Cunardo nacquero numerose squadrette dai nomi altisonanti. Eravamo alla fine dei Mondiali del 74. Quindi..Ajax, Manchester United, Real Cunardo, Dinamo 2000, Bayern Monaco. Questi ultimi del Bayern, avevano la maglia bianca con banda Rossoblu trasversale, ma in realta' era la seconda maglia del Bologna. Il nome fu talmente attraente per Me, che quando lo ritrovai nel mio primo Almanacco del Calcio Panini fu amore eterno. Si giocava pressocche' tutto il periodo scolastico, dalla una alle sette di sera, poi si continuava per le strade, per i balconi, per i prati, per i cortili, per i marciapiedi, ovunque insomma e con qualsiasi cosa rotolasse. Non necessariamente con un pallone. Bastava una lattina, un sasso, un toc da legn. I sabati, anche chi lavorava, ''quelli grandi'', salivano "Su al campo" e spesso sentivamo i loro racconti epici sui giocatori Cunardesi..Di quando il Sagitt, palleggiava da una spalla all'altra girando per il campo, o quando il Gio' e il Titti vennero presi dal Borgomanero e ogni domenica giocavano a 11 davanti a un pubblico vero. E noi a fantasticare. D'estate, "Su al campo" ci ricordava che tutto sommato, era roccia sotto il sottile strato di terra e il sole battente, la polvere che si alzava e le patate sotto i piedi, ci facevano desistere in fretta di giocare fino a sera. Almeno fino a dopo cena. D'estate spesso al pomeriggio si andava a Ghirla al lago, a sbirciare le Olandesi. Finora l'unico Olandese che Noi si conosceva era Cruijff.  Estate. A Cunardo arrivavano i paciaaria. I Milanesi insomma. Cunardo si riempiva di villeggianti. E noi avevamo rispetto a  Loro, cittadini Metro e Politani la convinzione di essere piu' svegli e piu' selvaggi. Mica eravamo come Loro, tutto l'anno chiusi nei loro appartamenti con i giocattoli che noi avevamo visto solo pubblicizzati su Topolino. Chissa' perche' pero', a sentirli banfare, tutti giocavano nel Milan o nell'Inter e poi tra di noi si dimostravano giocatori da balcone di condominio. Ricordo il "Zanghi" che arrivo' bullandosi di essere nei giovanissimi del Milan. Di aver disputato tornei in Olanda e in Cecoslovacchia. Tutti lo corteggiavano per farlo giocare nella loro squadetta ''Su al Campo'' e poi si rivelo' un brocco da paura. Ma tante' che veniva da Milano. I due fratelli Pellini invece, per noi erano un mito. Gianluca e Massimo giocavano nel La Dominante una squadra filiale del Monza. Mica pizza e fichi.  Gianluca Pibe Pellini, sara' il mio capitano per 10 anni in seguito, oltre che carissimo amico sin dall'infanzia. Elemento di grande livello tecnico in qualsiasi  ruolo giocasse e leader silenzioso alla Scirea. Con una passione trascinante e immutata nel tempo. (Ora, mentre scrivo, suo figlio e' capitano degli allievi nazionali della Juventus. ) Nacquero' cosi' i primi tornei e il nostro coetaneo, Bistecca (Detto con la zeppola, alla Zuzzurro) fece una squadra, acaparrandosi il meglio dei ragazzini di Cunardo. Lui era il presidente, Lui era il capitano, Lui era il magazziniere, ma Lui, purtroppo, non era sicuramente il piu indispensabile per la squadra... Comprammo le magliette. Delle semplici T-shirts azzurre, con i numeri rossi in simil pelle plastificata, ancora da cucire. I calzoncini erano bianchi e i calzettoni, quelli della Juve (bleah). Io avevo voluto il 10. La squadra del Bistecca comprendeva cosi' tanti elementi, che quindi non avevamo avversari da affrontare. Siccome a Cunardo le scuole medie erano frequentate anche da chi abitava a Marzio, Ghirla, Ganna e Bedero, presto ci si ingegno' di organizzare scontri "Internazionali" con trasferte andata e ritorno, per raggiungere il campo di gioco, di solito a piedi, Come in tutte le squadre che si rispettino pero', una frangia dissidente e contraria alla politica Veneziana del ''Faso tuto mì'', imposta sia in campo che fuori dal "Bistecca", cominciava a covare sotto la cenere,trame di secessione. Non ci puo' essere un campo che si rispetti, senza un derby. Cosi', con Andrea ''Il Pac'', Pippo, Sabo, Paolo''Celtic''Sartorio, Luca il Rosso, Stè Testolini e il Luciano, di comune accordo, si decise di boicottare la squadra del Bistecca e di fondare una squadretta ribelle e rivale, per stabilire la gerarchia dominante ''Su al Campo..''  Nacque l' AZ67, copiando il nome di una squadra di secondo piano Olandese che alla fine degli anni 70 si opponeva gagliardamente al dominio storico di Ajax e Feyenoord. "Su al campo" divenne il nostro terreno di casa. Da quel giorno tra me e il Bistecca, nacque una sfida perenne che prosegue ai giorni nostri e che lo vede in tutti gli ambiti sconfitto. Ogni settimana si giocava un derby con la squadra del ''Bistecca''. Immancabilmente ne usciva sconfitto. Cambiava sempre formazione.Includeva giocatori sempre nuovi e diversi, ma il risultato era sempre frustrante. Quando non giocavamo con l'AZ, durante le partitelle pomeridiane, gli altri bambini, cercavano di far si' che io e ''il Pac'' non giocassimo insieme. Spesso ci facevano fare le squadre, per far si che' non ci potessimo scegliere. Se eravamo in coppia, vincevamo le partite da soli. Facevamo azioni, scambiandoci ripetutamente il pallone senza che nessuno potesse fermarci. Avevamo sviluppato un' intesa che anche in seguito, in tornei piu' o meno ufficiali si rivelera' micidiale. Lui creava e io concludevo. In quegli anni, eravamo il terrore dei portieri di Cunardo. Gia'.... Cunardo, negli anni fu una scuola di portieri non indifferenti. Lasciamo stare il Ghengi..Il non plus ultra della storia Cunardese a difesa dei pali..., ma Il Mucio...il Franchino. Anche loro altre categorie. Ma, il Marce, Luigino Ua'Ua', il GiammaGiamma, il Gianni portierevolante, il Checo, Fle', il povero Mariolino fratello di Bistecca, tutti emuli di Zoff e Albertosi. E devo dire, tutti a modo loro, spinti da grande passione, degni di nota e di considerazione. "Su al campo" ormai..con i suoi variegati protagonisti, e un costrante aumento di appassionati, stava gettando le basi per un'epopea da ricordare.
TERZA PUNTATA
Ben presto, il Don intui' che questa passione quotidiana poteva rivelarsi un'ottima merce di ricatto. Si presentava quasi tutti i pomeriggi nel pieno della partita e con la scusa che, quello la domenica non era andato a messa e quell'altro mica era stato a catechismo, ci faceva sloggiare dicendo che le cose bisogna meritarsele. Chiuse con il lucchetto il cancello di "Su al campo". Ma ormai il meccanismo era in moto. Toglierci ora il giocattolo? No! Proprio no. Ogni giorno si scavalcava il cancelletto vicino al bosco e come orde di barbari che invadono le pianure, ci riimpossessavamo regolarmente dei nostri sogni.  Finchè...stanche entrambe le parti, di diatribe e spesso di vere e proprie risse verbali, quando al sabato, quelli poco cattolici, dopo una settimana di lavoro, incrociavano le sottane del Don, che cercava per l'ennesima volta di cacciarci, si arrivo' ad un accordo. Ogni giorno alle 14 ci saremmo recati a casa sua a domandare le chiavi del campo a sua sorella..ossia la Perpetua. E se qualcuno non era andato a messa o a catechismo, sarebbe stato allontanato. (Complimentucci...) Intanto nel 1974 a Cunardo si fondava L'FC Cunardo. Presidente il Cuche. Il Giuseppe Adreani insomma. Il papa' del Massimo ''Maldera'' e del Mario ''Reo'' Adreani. Allenatore il Dino Vigezzi, guerriero Cunardese di altri tempi, famoso per il  tanto spirito agonistico. Nacque la prima squadra a 11, che senza campo comunale dovette per anni chiedere ospitalita' su campi limitrofi per disputare i vari campionati fino al 1995. A scuola quando qualcuno voleva bullarsi diceva che Lui giocava nell' ''FC.'' Tanto giocando a Ferrera nessuno di noi sfigati poteva verificare se fosse vero. Noi, che giocavamo solo "Su al campo" ci sentivamo di secondo piano, quando qualcuno diceva che giocava nell' ''FC.'' Poi oltretutto a Ferrera. Gia', Ferrera. Il campo sportivo ''F.lli Calcaterra''. Quel campo aveva una fama di epico, di pionieristico, di calcio da battaglia. In tanti racconti sentivamo parlare di tornei che si fecero a Ferrera e di episodi entusiasmanti avvenuti durante le partite, tanto che i protagonisti erano entrati nel nostro immaginario senza averli mai visti. E poi, aveva i lampioni, i fari della luce...Si poteva giocare anche in notturna. Gli spogliatoi del Calcaterra erano arredati in legno e dentro c'era un persistente odore di olio canforato, di scarpini da calcio consumati da mille battaglie. Tutto sembrava fermo a 20 anni prima. Agli anni 50. Su una parete era appesa una foto in tonalita' seppia, della Virtus Ferrera del 1952. Ormai sbiadita e ingiallita, con le firme ormai indecifrabili dei protagonisti. La Virtus non esisteva piu' da anni. Era ormai una leggenda metropolitana.. Ne riconobbi 3 di Cunardo e da quel giorno, quando li incontravo per il paese, mi sentivo intimidito, perche', cavolo, quelli avevano giocato veramente. In provincia e nelle Tre Valli, fino a qualche decennio fa', girava un detto tra i calciatori dilettanti e amatoriali, che parasafrasava il famoso detto sullo stadio di Wembley di Londra. . ''Chi non ha giocato una volta a Wembley (Per il nostro contesto, Ferrera..) non puo' dire di aver giocato a calcio.'' Comunque..A "Su al campo", tutto era pronto per il primo torneo. E addirittura l'inaugurazione ufficiale ancora non era stata fatta... Ma noi bruciavamo le tappe ogni pomeriggio.. C'era fermento. 10 squadrette di bambini, tutti ansiosi di giocare delle partite a punti e nell'attesa tutti intenti a lucidare i propri ferri da battaglia. Senza arbitri. Senza righe. Il torneo fu organizzato dal Davide, da Raffa Arraffa e dal solito Bistecca e inizio' con il primo autunno. Chi per l'occasione si presento' con le scarpe Adidas nuove fiammanti da 5000 lire con le strisce verdi o gialle fosforescenti, a tacchetti svitaPPili (secondo l'idioma di Ste' Testolini) fingeva aplombe e soffocava alla Fantozzi, il dolore che il terreno malefico, pietroso e duro di "Su al campo" causava a chi giocava con scarpe per terreni morbidi. Ma faceva figo...I piu' furbi giocavano con le scarpe da tennis, piu' comode e piu' sensibili, per palloni che ancora non erano sicuramente aerodinamici come oggi. Ci furono squadre che riuscirono a comprarsi anche la divisa, come la Dinamo 2000. Accresceva in considerazione e giocava gia' con 2 gol di vantaggio psicologico. La Dinamo 2000 aveva la maglia gialla e nera come il Borussia Dortmund, non erano i piu' forti ma erano i piu' grandi di eta', quasi tutti 1962.. Inoltre erano in tanti. Avevano Ua'Ua' in porta, il ''Chibbio'' Brance'(Silvio in siculo maccheronico) Raffa Arraffa, Baldomiro, il Danilo Gizi che Lui a 13 anni gia' metteva "u'reggicugghiuni", Massimo Orazio cane dello spazio, Il Vince, Il Tony DiVentura che tirava bordate da paura e il Gianni portierevolante, che quando Ua'Ua' giocava fuori, si metteva in porta con la maglia della Juve... Bistecca alimento' un clima teso in crescendo, gia' dall'inizio, in previsione del nostro consueto derby e giorno dopo giorno l'attesa aumentava. Per l'occasione sarebbe stato il primo ufficiale. Si diceva: Il torneo cominciò all'inizio dell'autunno e in poco tempo la Dinamo 2000, gia' pronosticata vincente dai Bookmakers, fece il vuoto dietro di se. Infatti, prima a punteggio pieno a 4 partite dalla fine, era gia' matematicamente vincitrice all'arrivo dell'inverno. Il giorno del nostro derby, il Bistecca si presento' con una divisa completamente bianca per farci capire che loro avevano piu' di una maglietta, che loro erano una squadra ricca. In effetti entrambi avevamo la maglia ufficiale azzurra ma noi avevamo solo quella. Dopo 10 minuti eravamo 5-0 per noi. Stizzito comincio' a sbraitare.." 5 ce ne sc'tanno dando, 5"...Il Pac (Andrea) e io eravamo ovunque intanto che Sabo Vitale, new entry e lo Ste', rompevano ogni azione di Bistecca e Co. Il Bistecca era esclusivamente sinistro. Il destro poteva lasciarlo negli spogliatoi. Non lo usava. Quando era ormai rassegnato, ecco che sciorinava il suo pezzo migliore, quello per cui venne ricordato al museo di "Su al campo".  Egli, preso dall'enfasi adrenalinica, cacciava fuori la lingua su un lato e cominciava a dribblare a vuoto. Restava sempre nello stesso metro quadro, ma lui pensava di aver scartato chissa' quanti avversari. Mitico. Fini 11 a 5 per noi e come sempre sentimmo le sue lamentele e scusanti per giorni a seguire. La colpa e' di questo. La colpa e' di quello. Ah ah ah ah ah ah... Il Bistecca, neppure oggi e' cambiato. E' sempre colpa di qualcuno.. Il torneo si protrasse fino all'arrivo della neve, ma la Dinamo aveva gia' vinto. Prima di sospendere per cause metereologiche, facemmo in tempo ad incontrarli. Tutte le altre squadre, dalla Dinamo, avevano preso sonore bastonate, risultati a due cifre. Impressionanti per chiunque, non per noi dell'AZ. Fini' 11-10 per loro. Ma dal 10 a 4 rimontammo fino al 10 a 9 e loro si cagarono sotto. La finale del terzo e quarto posto, si gioco' ugualmente, anche se il torneo non venne mai terminato. La Dinamo riscosse i premi, 2000 lire e una coppa riciclata di un torneo di bocce e ciao ciao saluto' tutti. ''Buon Natale, ci si rivedra' in primavera.''. Su un campo coperto di neve, con i pali coperti per 20 cm, Noi dell' AZ67 e il Ferrera ci sfidammo per un 8:7 finale. Al termine della contesa, la neve si era mischiata col fango della terra smossa e tutto alla fine era spianato, ed aveva assunto una colorazione marrone. Un carabiniere fallato, di terracotta, prelevato dagli scarti della ceramica Coronetti, divenne il nostro primo trofeo. Intanto a Cunardo si stava organizzando il torneo di inaugurazione di "Su al campo". Ma era per grandi. Un torneo torneo. Di quelli che noi si poteva solo assistere. E cio' non ci sconfinferava proprio.
QUARTA PUNTATA
Il torneo di inaugurazione ci servi' per farci capire che la passione e i sogni non erano sufficienti per proporci ad una ribalta gia' adulta. Stavamo sulle rocce dietro la porta e guardavamo i grandi che giocavano, con un' intensita', un agonismo e una velocita' che sicuramente non era ancora nelle nostre corde. Personaggi, narrati da anziani appassionati ex calciatori, nei Bar, stavano esibendosi "Su al campo" davanti ai nostri occhi. Il Geppa, Il Monda, il Giubi, il Cipo. Ancora da mangiarne Noi di polenta. Eppure di li' a pochi anni incrocero' la strada di tutti loro. O come avversario o come compagno di squadra. Ogni anno, con la fine delle scuole, "Su al campo" rinnovava un suo riciclo biologico. Ogni anno chi usciva dalla terza media doveva scegliere, se continuare con gli studi o se andare a lavorare. Di solito chi intraprendeva questa seconda scelta, aveva come prima esperienza di lavoro un posto alla ceramica Coronetti, situata dove ora si ergono i padiglioni di riabilitazione sanitaria, conosciute in tutta la regione, de ''Le Terrazze''. Succedeva quindi che anno per anno, scomparissero regolarmente, facce e personaggi, che fino a poco prima erano abitudinari di "Su al campo". Chi aveva deciso di lavorare, per cause di forza maggiore, fino al sabato e la domenica non poteva frequentarlo e chi aveva deciso di studiare veramente, non poteva, perche' dopo la mattinata a scuola a Luino o Varese doveva fare i compiti. Fortunatamente non era il mio caso. Nel senso che io non volevo studiare veramente e meno male oltretutto che in quegli anni, a scuola, si bocciava con regolarita'. Per cui una nutrita quantita di ripetenti fu sempre presente, per le interminabili partite doposcolastiche. L'anno che finii la terza media pero', i miei genitori ebbero una malsana idea. Decisero che d'estate, per imparare un mestiere, mi avrebbero mandato con il Jolly (Il mio ex cognato) a fargli da aiutante. La cosa fu naturalmente causa di panico. Ma cio' che il destino beffardo mi aveva preparato, ancora non lo sapevo. L'officina del Jolly, era costruita proprio nel castello che si staglia vigile sopra a "Su al campo". Io sentivo le voci, le imprecazioni e i Porco, di tutti i miei amici che non afflitti da si infausto destino, regolarmente rincorrevano il pallone dal primo pomeriggio al tramonto. Spesso salivo sulla torre merlata e guardavo le azioni con la bava alla bocca. Mi sentivo come la principessa nella torre del castello e nessun capperi di principe che veniva a salvarmi. Mi sarei accontentato anche del drago stesso. Quando il Jolly andava a Varese, o si allontanava dall'officina, ecco che il nostro prigioniero evadeva. Mi calavo dalle mura merlate di cinta e con un ultimo salto piombavo nel mezzo di estesi rovi di more. Poi dopo qualche secondo di imprecazioni...Con in sottofondo una colonna sonora dirompente..tipo ''Back in Black'' degli AC/DC... Eccomi...Io.. Sbucare dall'erba alta e fiondarmi a capofitto, verso quelle voci urlanti intente a inseguire il pallone. Trovavo sempre posto. Anche a pomeriggio inoltrato..Ormai avevo scoperto il trucco di chiedere di entrare con chi stava perdendo. Chi vinceva, sicuro dei propri mezzi non obiettava e chi stava perdendo, era ben lieto di avermi tra le sue fila, ormai ero gia' visto con una certa considerazione tra noi ragazzini. Il problema si proponeva quando preso dall'enfasi, perdevo la cognizione del tempo e dovevo risalire nel castello. Così, ripercorrendo i miei passi nell'erba alta e cercando tra gli arbusti spinosi di more, un punto idoneo, mi arrampicavo sulle mura e tra i merli e quindi mi inventavo qualche scusa per la mia assenza in officina. Presto, visto gli orari del Jolly e la scarsa riconoscenza pecuniaria, instaurai uno sciopero ad oltranza che portò i miei genitori a desistere nel prosequio del progetto. Di li' a poco, tanto, avrei cominciato le superiori a Varese. A Cunardo intanto, vista ormai la disponibilita' del terreno, ora non restava che creare una vera squadra. A 7 naturalmente. Nacquero cosi' I ''Tencitt''. (Da Tenc..in dialetto Cunardese, ossia sporco di carbone, nomignolo zonale per distinguere gli abitanti di Cunardo. Ad esempio quelli di Cugliate sono i ''Giudei''...a Ganna i ''Strepasciucc''..a Marchirolo i ''Tisic'' La squadra fu iscritta al CSI sezione provinciale di Varese. Maglie Blu scurisssssimissimo e polsini e collo giallo o viceversa Gialllisssimisssimo e con polsini e collo blu. Scritta grande sul petto Tencitt Cunardo. E l'allenatore? L'incognita durò poco.. All'orizzonte stava per delinearsi, la figura di quello che nei secoli dei secoli si riterra' il mio scopritore, il mio mentore, il mio vate..(Ossignuuurrr..) Era alto poco piu' di uno e 60, avra' avuto 35 anni piu' o meno. La camminata era simile a quella di un primate, sempre sigaretta a penzoloni in bocca, parlata eternamente a denti chiusi in mezzo dialetto e ancora meno mezzo di italiano, una febbre insana per il pallone e un amore incondizionato per Pietro Anastasi, il ''Pele' Bianco'' a suo dire. A lui venne affidata la gestione tecnica dei Tencitt. Il "Gnuso". Il Giordan Nicola.  Non capiva una beata cippa di calcio, ma aveva una passione sfrenata, trascinante e coinvolgente. Eppoi... Io e il Pac diventammo da subito i suoi pupilli. Il Gnuso era Juventino sfegatato, ma cambiava squadra ogni qual volta Anastasi cambiava societa'. E aveva un punto debole. La passione per le rovesciate.  Tutto cio' che si alzava in aria, lo attraeva a tal punto, che doveva assolutamente esibirsi in una sforbiciata volante, per colpirla, non curante, di un'immancabile conclusione sciagurata, con conseguente caduta fantozziana e un consueto impatto rovinoso a terra. Ricordo che una domenica pomeriggio che pioveva, arrivo' "Su al campo" da un pranzo al ristorante. Vestito da festa, con pantaloni classici neri e candida camicia bianca. Dopo pochi minuti di convenevoli, in cui dovette sopprimere con sforzo il suo istinto per il pallone, non seppe resistere ad unirsi a noi e ad un certo punto, su uno dei soliti cross calibrati, come solo il Pac sapeva fare, si catapulta in sforbiciata volante in mezzo a una pozzanghera, dalla quale ne uscira' zuppo e privo dell'orologio, mai piu' ritrovato. Lavorava presso il mobilificio dell'Angelo Ponti a Cunardo e spesso, quando l'Angelo si assentava, fuggiva per il sentiero che dietro la chiesetta porta in cima alla Santa Teresina. In pratica davanti casa sua. Di li' in pochi secondi, per via San Francesco si materializzava "Su al Campo" per unirsi a noi e giocare vestito da lavoro. Quando l'Angelo, il suo principale lo scopri', lo minaccio' di licenziamento e lo fece addirittura accompagnare al lavoro dalla moglie per spiegargli la situazione. Chi stazionava fuori del Circolo del Carluccio, l'attuale Carosello, racconto' che fuori dal mobilificio, la moglie lo teneva per l'orecchio e lo cazziava dopo aver parlato col titolare. La cosa piu' preoccupante era che avrebbe dovuto essere il nostro futuro allenatore. Se i risultati di quel primo torneo rispecchiarono "il lenatore" (Ste' Testolini, insegna) allora tutto e' spiegato. A parte soddisfazioni personali di gol e prestazioni, le vittorie furono pochine e risicate. Non basto' la ormai consolidata intesa tra me e il Pac per sostenere le pecche della squadra. Troppi erano tra di noi, a non aver mai giocato in maniera agonistica, anche se tra noi il CSI era visto come il torneo per gli esclusi dai campionati a 11 della FIGC. Quell'anno, fu da ricordare il record sicuramente mondiale, di "Venerdi' " Giampi Mastroberardino, chiamato cosi' proprio perche' sembrava uscito da un'isola deserta, tanto era all'oscuro di tutto. Di qualsiasi cosa che lo circondava quotidianamente. Tocco due palloni...DUE....in assoluto..tra tutte le partite che gioco' (poche) e fece due goals. La cosa ridicola e' che dopo i gol fu come se si estraneasse, come se entrasse in trance. Aveva lo sguardo ebete e un dito in bocca. Mentre intorno a lui la partita continuava il suo corso. Probabilmente era incredulo lui stesso di cio' che aveva fatto. Il primo torneo finimmo penultimi. Ma non fu sufficiente per smontare la spavalda vivacita' del "Gnuso". Con qualche accorgimento e soprattutto qualche nuovo elemento, stavamo preparando la squadra che vincera' a punteggio pieno il campionato Primavera dell'anno successivo e altri vari tornei estivi. Ma questa e' un'altra storia.
QUINTA PUNTATA
Per il torneo che avrebbe avuto il via in primavera si penso' a dei rinforzi. Su consiglio mio e del Pac, il  "Gnuso" accetto' di modificare la rosa e di cercare qualcuno, se non piu' ''esperto'' almeno piu' tosto.  Arrivarono per cambiare la faccia della squadra, lo "Stè", il "Breghino", il "Coca" e il "Marce". "Venerdì" fu accantonato, ma non per motivi di mercato. Per convincere Marcello a giocare con noi, dovetti assicurargli che avrebbe giocato fuori e non in porta. Nella scuola portieri di "Su al campo" il Marce era sicuramente il piu' coraggioso. Il suo idolo era Albertosi e della vecchia scuola portieri si avvicinava molto ai Castellini e allo stesso Ricky. Forte tra i pali. Spericolato nelle uscite basse su asfalto, terra, ghiaia, si impadroniva sempre della palla attorniato da avversari sparsi e travolti come birilli. Usciva a valanga travolgendo tutto cio' che era sul suo cammino. Difettava un po' nelle uscite alte ed in presa, ma aveva carisma ed era un gran trascinatore. Purtroppo era caduto nel tunnel della lampada abbronzante e il pensiero di "sgarbellarsi" con qualche parata e minare l'immacolata abbronzatura, rendeva noi sfiduciosi del suo costante rendimento e lui a volte titubante nelle reazioni. Aveva un fisico sul magro, tutto nervi, i piedi come ferri da stiro, ma aveva corsa, resistenza e "vis pugnandi", il che faceva di lui un guerriero a tutto tondo. Inoltre nei NAGC del Marchirolo di Baffo, in passato, aveva gia' giocato fuori, sulla fascia destra, col numero 7. Mettiamola cosi', in un ipotetico Happy Days ambientato a Cunardo, se io fossi stato Ricky Cunningham e il Pippo il Ralph Malph, allora il Marce sarebbe stato sicuramente Fonzie. Decidemmo percio' di dare fiducia al "Coca" tra i pali. Era solo un diminuitivo del suo cognome. Nessun attinenza con uso o spaccio della sostanza illegale di cui portava il nome. Il "Coca " se era in giornata, lasciava a bocca aperta per le parate, era una saracinesca ed aveva anche un certo stile plastico nel volare. Ma se si deprimeva alla prima cavolata, era la fine. Era come dire agli avversari, ''Prego prego accomodatevi.''. La cavolata tipo del "Coca" era tentare di alzare sopra la barra, con un volo inutile e un colpo di dorso con tre dita, i palloni a filo di traversa, Immancabilmente, sbagliava la forza della mano, e anziche' alzarla al di sopra della porta la scaraventava dentro da solo. Ricordo che una volta durante un gara di CSI, fui tentato di prenderlo a calci. La squadra prometteva un certo equilibrio, una solidita' piu' compatta e i rapporti all'interno erano abbastanza saldi e affiatati, per cui l'avventura ebbe presto un inizio di cammino promettente e entusiasmante. Tornavento, Aurora Vedano, San Macario, Zoppetti, Grantola e a seguire le altre in calendario furono spazzate via. Segnavo una media di 5 gol a partita sui terreni piu' infami e logisticamente improbabili. Ci si ritrovo' a punteggio pieno ad una giornata dalla fine a pari punti con il CSI Ganna. Tutta gente conosciuta poiche' avevano frequentato le scuole medie a Cunardo. Il torneo di 12 squadre prevedeva solo l'andata, secondo sorteggio. Fino a quel punto noi avevamo giocato 6 partite fuori e 5 in casa, il Ganna viceversa aveva usufruito del fattore campo 6 volte. La sfida decisiva sarebbe stata giocata "Su al campo" di domenica mattina. Ma il Don, mica lo sapeva. Ricordo che per tutta la settimana guardai il cielo e speravo non piovesse. "Su al campo" visto il suo fondo in roccia, non assorbiva molto bene le pioggie e c'era il rischio che la partita fosse rinviata o giocata tra pozzanghere giganti. Questa era una caratteristica del campetto fresco di ristrutturazione. Quando pioveva si formavano tre gigantesche pozzanghere sul campo. Sempre quelle e ci mettevano piu' giorni, prima di scomparire. Noi ci eravamo abituati e anche se ci si finiva dentro non ci preoccupavamo piu' di tanto. Spesso pero' le si aggirava anche durante le azioni di gioco. La domenica mattina della ''Finale'' c'era il sole. Alle 8.30 eravamo ''Sul campo'' a fare le righe e a mettere le reti. La partita cominciava alle 10.30 in concomitanza con la messa. Ma nessuno lo sapeva e quindi il pubblico latitava. In seguito mi dissero che durante la funzione, si sentiva dal rosone della chiesa, il vociare che giungeva da "Su al campo" con annessi fischi arbitrali. Verso le 11.00 a poco a poco sempre piu' gente, incuriosita, saliva i gradini per assistere alla partita, pubblicizzata spartanamente in settimana, con volantini artigianali. Il Ganna, con il Rory in porta, il Nici, il Botta, il Campi, Beppe Isceri, il Condo, il Negri, il Pani e il Faustino ci ricordava le tante partite non ufficiali in cui ci eravamo incontrati in passato. Le camminate fino a Ganna per sfidarli in qualche prato, reso stadio dalla nostra fantasia. Alla fine del primo tempo il Ganna e' in vantaggio. Isceri segna e a noi sembra di sprofondare. Il Giuseppe segna su una respinta del "Coca". Era un bel centravanti Giuseppe. Fisicato, ricci capelli biondi. L'anno successivo faremo coppia insieme negli allievi dell'FC Cunardo. Lui col 9 e io con l'11. Ci chiameranno ''I gemelli del gol'', sarcasticamente. Per i tantissimi e sciagurati gol facili che riuscivamo a sbagliare ogni domenica. A meta' del secondo tempo, il Rory non trattiene un pallone e io con prontezza pareggio il conto. Pochi minuti dopo un pallone che attraversa l'area e il Checo non riesce a deviare, diventa una conclusione decisiva e segno anche il gol della vittoria. 2-1. Primo torneo ufficiale vinto e coppetta di capocannoniere. La prima. Il "Gnuso" e' incontenibile, sigaretta a penzoloni, zampetta per il campo come un invasato. I mugugni e le lamentele del Don per aver giocato contemporaneamente con la Santa Messa, non bastarono a non farci sentire dei campioncini. 2 settimane dopo, Noi e il Ganna, aprimmo un torneo di adulti con una ripetizione della finale. Anche stavolta fini' 2-1 per noi. stavolta segno' il Nici per il Ganna. Io pareggiai e lo Stè Testolini, con un "sirulo" dei suoi, ci diede la vittoria. L'anno successivo la mia attivita' calcistica si dirottera' al calcio a 11 per 25 anni. Sarebbero tantissimi gli episodi, i personaggi, le vittorie e le sconfitte, di cui potrei raccontare di questi anni a venire, sia come giocatore che come allenatore. Ma questo racconto e' nato per raccontare ed esternare lo strano rapporto che mi lega a "Su al campo". Non basto' un'attivita' agonistica, piu' lontana e impegnativa, per staccarmi da Lui. E anzi il clou della storia ancora non e' stata raccontata. Proseguiamo. Una settimana dopo il torneo, il Renato, della dirigenza dei Tencitt, mi dice "Mi ha contattato il Luino. Mi hanno detto che l'anno prossimo ti vogliono per gli allievi regionali." E li' casca il mondo. In quegli anni, ambire un Varese Calcio era taboo, pensare di andare a Milan o Inter, da fuori di cervello. Mica come oggi che ogni padre frustrato porta i figli a Interello o a Milanello per le leve primi calci e via a salire. E poi va in giro a sbroffare, "Ho portato mio figlio a Milanello a fare la leva " Si, ma ce lo hai portato tu, pisquano, mica lo hanno cercato loro e infatti non lo hanno preso. Impiccarli tutti i genitori dei calciatori in erba. Brutta razza. In quegli anni, se avevi la fortuna che qualche osservatore ti vedesse, potevi sperare. Altrimenti gia' una societa' di Prima Categoria era un vanto da esibire. Non erano certo le Prime Categorie attuali. Andava spesso a fortuna. Il calcio era ancora in mano agli osservatori e spesso gli osservatori erano su altri terreni a cercare talenti e non sul tuo. Nella mia ''carriera'', ho giocato con gente che non avrebbe sfigurato tra i professionisti..Purtroppo per loro non si sono mai trovati sul terreno giusto nella domenica giusta. Il Luinoooo....!!?? Ricordo quando andavamo con la mia famiglia in fila indiana, a Luino a trovare zii e cugine. Erano gli anni settanta. Il Rino non aveva mai avuto la macchina percio' andavamo con la corriera. Al ritorno vedevo sempre un grosso striscione rosso-blu appeso ad una ringhiera nei pressi della stazione che diceva..OGGI PARTITA. Io non capivo...Capiro' in seguito. A Luino giocava l'Alberto Mandelli. 17 anni. In Promozione. Maglia numero 8 rossoblu e a detta di tutti il migliore di Cunardo di tutti i tempi. Era un giocatore alla Tardelli, il Mandy. Tecnico, corridore, veloce e intelligente. Sara' mio compagno di squadra dopo che venne via da Luino per parecchi anni. Luino aveva un campo sportivo che faceva sognare. Fondato nel 1910, aveva una tribuna in legno coperta, sul modello Inglese anni 50, che dava le spalle al lago Maggiore. Le porte erano ancora con i pali di legno quadrati. Gli spogliatoi e l'annesso bar, erano anacronstici, quasi come se il tempo si fosse fermato. Colmi di foto di formazioni passate e di una schedina della Sisal, di un Lazio-Luino di Coppa Italia. La cosa piu' suggestiva era che due lati del campo erano delimitati dal lago Maggiore stesso, tante' che un omino in barca, sostava per tutta la partita alle spalle della tribuna per recuperare i palloni che finivano in acqua. Qualche giorno dopo, incontrai ''Il Gino''. ''Il Gino'' diventera' negli anni seguenti un esempio e un punto di riferimento importante nella mia vita, calcistica e non. Mi dice: ''L'anno prossimo alleno gli allievi, ti va di venire all'FC?''. Io onestamente, gli dissi che mi aveva cercato il Luino. Che pero' gli avrei dato una risposta appena possibile. Passano i giorni. Non arrivarono mai, nuove da Luino. La stagione stava per avere inizio con le preparazioni delle squadre. Una sera incontrai ''Il Gino'' in paese e con imbarazzo gli dissi. ''Se pensa che posso ancora venire al FC, per me va bene''. Andai al FC Cunardo e per molti anni rigiocai a 7 solo in tornei estivi, ma mai piu' in maniera ufficiale a "Su al campo", fino agli anni 2000. Solo dopo qualche anno seppi come andarono le cose realmente, nell'affare Luino. Qualcuno mi disse che fecero credere al FBC Luino 1910, che io avevo gia' firmato per ''l'FC'' e che se volevano il mio cartellino, al posto delle solite mute di maglie, palloni e materiale tecnico come si usava un tempo, avrebbero dovuto trattare in moneta. Il Luino si tiro' indietro. Non seppi mai chi aveva ordito questa infamita', ma con gli anni appurai piu' volte che anche ai livelli piu' bassi del calcio dilettantistico c'era del marcio. Dall'anno successivo, il 1977, nonostante il primo campionato allievi FIGC a 11, l'importanza di "Su al campo" per me non cambiò, anzi ci saranno in seguito episodi che lo renderanno ancora piu' intimo e personale.
SESTA PUNTATA
Firmare per l' FC, non cambio' le mie abitudini. Ormai facevo le scuole superiori, ma ogni pomeriggio  ero "Su al campo". Facevo allenamento una volta a settimana a Ferrera. Il mercoledi' sera. Infatti non potevo mai vedere le Coppe Europee che in quegli anni venivano trasmesse una volta ogni quindici giorni e solo una partita per turno. Ma avendo noi, ogni giorno, il pallone tra i piedi non ci sarebbe proprio servito allenarci. Diciamo che era una maniera di fare gruppo e socializzare con i compagni di squadra. All' ''FC'' c'era Ua' Ua' in porta, Orazio Canedellospazio era il capitano, Baldomiro eterno panchinaro, Checo all'ala destra. Ma altri, che a "Su al campo" si erano fatti le ossa, ora giocavano nel campionato FIGC. A poco a poco mi accorsi di avere una certa considerazione nell'ambito del Cunardese e del zonale, come calciatore in erba. Intanto "Gnuso" aveva lasciato l'area tecnica dei Tencitt. La squadra continuo' anno per anno ad essere iscritta, cambiando a volte il "lenatore". L'Ivano ''Scozia'' fu il primo che succedette al Gnuso. In seguito altri, si cimentarono nella gestione dei Tencitt, ma il cambio generazionale e di materiale umano non sempre ne consentirono risultati esaltanti. Il Pac, (Andrea) gioco' altri tornei CSI dopo che io me ne andai. Sicuramente il Pac, avrebbe meritato piu' considerazione nel calcio giovanile Cunardese e una diversa qualita' di palcoscenici. Lui si accontento' cosi', ma ora sono sicuro che se potesse tornare indietro azzarderebbe quel passo che non ha mai osato. Il Pac era il tipico giocatore che faceva comodo ai "lenatori" incapaci. Il giocatore che quando devi sostituire qualcuno, scegli, perche' non ti mettera' giu' casini. Anche se era il migliore a disposizione e poteva fare la differenza.  L'idolo del Pac era il Lele Oriali e come lui, e' nato il 25 novembre. Nessuna assonanza di ruolo li accomunava pero'. Il Pac aveva una visione periferica e del gioco molto lucida e cosa che lo distingueva da tutti, giocava la palla a terra. Aveva capito che i palloni alti o a mezza altezza sono una piu' facile preda per gli avversari. Completo tecnicamente, sapeva calciare coordinatamente anche al volo o in acrobazia. Saltava l'uomo con un facilita' impressionante con cambi di direzione del corpo repentini per liberarti comodamente a concludere, con palloni precisi e generalmente terminava la partita con molti assist decisivi. Nonostante fosse un brevilineo (e questa era la sua forza) colpiva di testa egregiamente, sapendo scegliere il tempo giusto. Lo stacco era sempre in anticipo rispetto gli avversari. A volte difettava di altruismo, sicuramente avrebbe potuto segnare molti piu' gol, ma col tempo cominciai a credere che l'assist lo gratificasse di piu'. Potevamo giocare ad occhi chiusi io e lui. Sapevamo in anticipo cio' che l'altro si aspettava dopo un passaggio. Difficile che si arrendesse a un risultato negativo, macinava continue azioni in velocita' ma spesso in copertutra era il primo a tornare per difendere. Mi spiace che non abbia mai deciso di affrontare l'esperienza a 11. Penso che visti gli spazi piu' ampi avrebbe fatto egregiamente la sua porca figura. Lo posso paragonare col senno del poi ad un Frank Ribery, piu' farfalleggiante a tuttocampo. Grande intesa io con il Pac...!!! Memore di esperienze precedenti, con soffocanti genitori dei miei compagni di squadra, non appena mi accorsi di avere una certa considerazione in paese a livello calcistico, dissi al "Bepi" che non volevo che venisse ad assistere alle mie partite. Temevo come avevo visto fare da altri genitori, che si bullasse o che mi decantasse davanti ai suoi amici per poi sentirmi ogni volta sotto esame qualora giocassi. O viceversa che, come molti genitori a mia memoria, mi potesse denigrare e gettare nel ridicolo durante le partite. Il Bepi accetto', seppure restio. Ma pur non avendo un auto, riusciva sempre a trovare un passagio per venire a vedermi di nascosto. Poi, mai un fiato, ne un commento post partita. Mai una critica personale, ma solo scambi di opinioni serene e competenti. Mi abituai alla sua presenza e per anni lo vidi sempre presente alle mie partite. A poco a poco intanto, andava a scemare tra i ragazzini, quell'entusiasmo e quella fame di pallone che contraddistinse la generazione pionieristica che vide la nascita di "Su al campo". Ci si ritrovava, sì, ancora per le nostre partite come una volta, ma le persone erano sempre meno e gli appuntamenti dovevano essere preannunciati, altrimenti si rischiava di non essere a sufficienza. Ricordo che prima di ogni preparazione precampionato di agosto, i mattini, mi recavo "Su al campo" col mio pallone bianco sotto braccio e giravo da solo guidandolo destro e sinistro per innumerevoli giri di campo. Mi allenavo da solo in vista della preparazione imminente. ''Il Gino'' era un sergente di ferro durante la preparazione e non volevo vedere le ''stelline'' davanti agli occhi. Cosi', Io da solo, "Su al campo", mi portavo un po' avanti col lavoro. Anche quando, col tempo le generazioni cominciarono a prediligere altri passatempi, Noi..Io, Pippo e il Pac, lo zoccolo duro di "Su al campo", non tradimmo mai la nostra passione. Non si contano i pomeriggio che ad un certo punto, nel pieno del cazzeggio o al Bar Tre Valli deserto, uno di noi non pronunciasse la parola magica: "Andiamo "Su al campo" a fare due tiri...?" Il tempo di recuperare il Nunzio, fratello di Pippo per metterlo in porta, il tempo di andare a cambiarci, anche di recuperare un Super Tele nel caso, in mancanza di altro. Ed eccoci, in tre. Io, Pippo e il Pac a costruire per ore, azioni su azioni. Prima, con pazienza, bisognava assistere al rito di vestizione di Nunzio. Cazzarola, mica veniva gia' cambiato. Il Nunzio e' il piu' Interista di Cunardo. Il suo idolo, Walter Zenga. In occasione di una vittoria in coppa UEFA, mise un tavolino con la bandiera dell'Inter a mo' di tovaglia sul balcone. e sopra vi appoggio' un portaombrelli color bronzo che ricordava nelle sembianze la coppa Uefa. Geniale. Il rito di vestizione consisteva in: Calzini, parastinchi, calzettoni, pantaloni della tuta, ginocchiere, pantaloni corti imbottiti da portiere, maglie e magliette varie, maglia da portiere dell'Inter, guanti !!! Dopodiche', non si tuffava !!! Perche' temeva di farsi male.!!! Anzi, ogni volta che toccava terra con i guanti, immacolati, sacramentava e controllava che non si fossero graffiati. Nunzio era come l'uomo Vetruviano di Leonardo. Parava i tiri che rientravano nell' apertura delle sue braccia aperte a raggio. Se c'era da tuffarsi, la reazione del Nunzio era piuttosto dilazionata nel tempo. In pratica toccava terra quando la palla gia' lo aveva superato da tre secondi. Prima si lasciava cadere sui polpacci e quindi accompagnava l'appoggio delle cosce fino ai fianchi, dopodiche' la spalla toccava terra e finalmente protraeva le braccia in cerca della palla che immancabilmente era gia' alle sue spalle da un po'. Ma a noi andava bene cosi'. (Col tempo, il Nunzio, armato di carriola e attrezzature varie per la manutenzione, di sua iniziativa, diventera' custode ''abusivo'' non remunerato del campo. Ogni giorno saliva a strappare erbacce, pulire le rocce, raccogliere rami. Comincio' a sentirlo come una cosa sua e ci si dedicava con passione e costanza. Grazie, Nu.) Ci si sbizzarriva quindi, in azioni su azioni, cambiandoci di posizioni. Pippo prediligeva gli appoggi per tirare da lontano, io e il Pac ci incrociavamo per calciare al volo, in acrobazia o di testa, Ore e ore, giorni e giorni, ma ci si divertiva da matti, anche da soli. Ricordo una volta che in uno di questi pomeriggi "Su al campo", comincio' a piovere. Erano circa gia' le 18.00 e prima di decidere di scendere, comincio' a grandinare. Ci si guardo' in faccia, io e il Pac. ''Tanto siamo gia' bagnati''..gli dissi. Il Pac acconsenti'. Pippo si adeguo'. Andammo avanti fino alle 19.00. una volta coinvolgemmo anche il Marce. Si decise di tirare in porta e ad ogni gol si sarebbe retrocessi di un metro, a poco a poco mi ritrovai nei pressi del centrocampo e ancora riuscivo ad impegnare il Marce che con voli spettacolari era obbligato a togliermi la soddisfazione di segnargli. Intanto al secondo anno di allievi, vincevo la classifica cannonieri con 32 goals. Di li' a poco Cunardo sara' coinvolta' in una novita'. E "Su al campo" sara' il centro di questa imprevista sorpresa. Era il 1979. Qualcuno, su imitazione di altri paesi che gia' ne avevano fatto un appuntamento abituale, ebbe l'idea di organizzare un Palio dei Rioni in quel di Cunardo. Idea geniale che ebbe in seguito i suoi pro e i suoi contro. Il primo anno in realta' si tratto' di un torneo esclusivamente di Calcio. Un torneo a cui potevano partecipare solo i nativi, i residenti da piu' di 10 anni e i villeggianti di lunga data. Ma tanto' basto' che la presa che fece sull'annoiata popolazione Cunardese, fece si' che negli anni a seguire, sempre piu', si attendesse questo appuntamento. Anno per anno vennero aggiunte sempre piu' discipline. Dopo il calcio, la pallavolo, il tiro a volo (Nello smobilitato complesso del Tiro al piattello, in cima ai boschi del paese..sigh..) Pesca sportiva, Sci di fondo, Sei giorni ciclistica e giochi minori. Ma il primo anno dicevamo fu solo Calcio. Il paese fu diviso in otto Rioni. Non della stessa estensione geografica e tanto meno di materiale umano a disposizione. Nel rione Pozzo ad esempio (Che vinse il torneo), situato nel centro pulsante del paese, nonostante fosse il piu' piccolo di dimensioni, erano concentrati la maggior parte di partecipanti con un passato o un presente calcistico da tesserati FIGC. Tutta gente che conoscevo bene. Il Giò, il Titti, Il Mucio e i suoi fratelli, che avevano giocato in serie C nel Giulianova. Suo cugino Lucianino, dalla voce cavernosa, ma bello e biondo come un Semi Dio scandinavo, (da cui avevo copiato come elevarmi e staccare di testa con precisione e potenza..) e poi Ua' Ua', Gianni portierevolante, Bistecca (Che pero' non trovo' spazio.) Pippo giocava per il rione Filanda con il Mandy e suo fratello Cioci-Cioppy-Cioppetto..a seconda del grado di confidenza che avevi. Marce con il Sass Murun, con Gnuso, il Geometra, iI Chester, il Gelba. Per il Raglio giocavano i due figli del Cuche presidente dell'FC, Mareo e Maldera, con loro il povero Pierin Pieron detto Virdis che non centrava la porta manco se lo frustavi e Chicco 'Ngawa Cappellini, arbitro di pallavolo ma atleta polivalente e capace di adattarsi a molteplici discipline. Io e il Pac giocavamo per i Runchitt. Il rione piu' prossimo alla zona boschiva di Cunardo e dove sono situate le scuole. Eravamo gli unici di una certa freschezza anagrafica con il Picca, mio compagno di squadra negli allievi. Rispetto agli altri rioni non eravamo molto competitivi. Difettavamo in eta'e soprattutto non avevamo un portiere valido. Avremmo avuto il Franchino, che per anni aveva giocato a Besozzo in Promozione, ma insistette per giocare fuori. Ci divertimmo uguale io e il Pac. Ci fu una vera e propria sarabanda di personaggi inconsueti che infiammarono le serate, quell'anno. Il Marcell sacrista, Il Gigio farmacista detto Gigetto, Il Tinazza che forse per una deformazione professionale pestava come un fabbro, il Pierino Saraceno, che provoco' il Gemolo (Nostro portiere..haime' ) offrendogli un fiasco di vino durante una partita e che come reazione dopo un sorso schianto' la bottiglia contro un palo della porta. Addirittura il Don scese sulla terra e accetto' di giocare qualche scampolo. E poi il Gula Kunta Kinte, Angelino Stranierodicoppa, e vai con i personaggi piu' folkloristici e impensabili. L'inconveniente fu, che una fauna cosi' eterogenea e non sempre esperta di capacita' pedatoria, comporto' parecchi infortuni, alcuni anche seri, durante lo svolgimento del torneo. Si decise quindi di organizzare in maniera piu' oculata le edizioni future, facendo intervenire anche arbitri federali e di dare ai Capi dei Rioni, una certa facolta' di selezionare piu' acutamente i propri concorrenti per non ledere in maniera pericolosa all'integrita' fisica dei partecipanti. Ma la cosa che piu' avrebbe comportato a "Su al campo" delle novita', sarebbe stato che per l'edizione successiva, sarebbe stato predisposto l'impianto di illuminazione e Urka Urka..adesso si sarebbe potuto giocare anche in notturna.
SETTIMA PUNTATA
Ora, l'impianto delle luci "Su al campo", ci dava la possibilita' di poterci giocare anche negli orari serali. Almeno cosi' pensavamo Noi all'inizio. Costruito e benevolmente donato da alcuni operai ed elettricisti di Cunardo, in funzione delle edizioni future del Palio, si capi' subito che il Don non avrebbe concesso la possibilita' di usufruirne liberamente. Fu facile intuire che senza una partecipazione alle spese per la luce, non ci sarebbe stato permesso di scorazzare col pallone, immaginandoci impegnati in partite in notturna di Coppe Europee. Ben presto, la comodita' di un terreno illuminato, permise anche, di svolgere allenamenti serali, sia ai Tencitt, che all'FC, che ora non avrebbe piu' dovuto, soprattuto nelle sere d'inverno, svolgerli sul campo sportivo di Ferrera o nella palestra delle scuole. All'inizio, anche chi non era tesserato per queste due societa', partecipava, sperando di potersi unire in un'eventuale partitella di fine allenamento, anche per pochi minuti.  Per cui gli allenamenti spesso erano infarciti di persone estranee alle due societa', che salivano solo per poter disputare qualche scampolo di partita. Contemporaneamente il Don, per arrotondare, aveva scoperto che anticipando la venuta dei campi di calcetto, facendo pagare l'utilizzo delle luci, avrebbe anche potuto trarne vantaggio. La quota era di 5000 lire a sera. Eravano all'inizio degli anni 80. A Cunardo, il Palio, divenne un appuntamento annuale di richiamo assoluto, seppur con una parabola di vita breve, che gradualmente si manifesto'  negli anni seguenti. Nelle settimane precedenti, contemporanee e subito seguenti il Palio, le persone del paese, che durante l'anno erano abitudine frequentarsi regolarmente, per quel periodo a volte, secondo il Rione di appartenenza, non si rivolgevano parola. Spesso risse verbali e non, tra Capi di Rione o partecipanti dei giochi, fecero si che di li' a qualche anno la manifestazione venisse soppressa. L'ultima edizione fu nel 1982. Nel frattempo, il campo di basket/pallavolo fu estirpato dal suolo e al terreno per il gioco del pallone, fu dedicato tutta l'area calpestabile, quindi, fino al cancello d'entrata. In pratica quelle che da circa 40 anni, sono le attuali dimensioni. Basato sulle narranze dei nonni e dei genitori, il Palio, solo in questi ultimi anni e' stato riesumato, ma tassativamente senza Torneo di calcio. Inoltre, la popolazone di Cunardo, col tempo, ha perso di genuinita', di identificazione al Rione di appartenenza.  Molti partecipanti non sono piu' originari del paese o legati alle proprie radici di quartiere. Molti, cambiano domicilio con fequenza e sentirsi radicati e identificati ad un Rione, oltre il periodo della disputa del Palio, non e' piu possibile. A "Su al campo" intanto, tra l'FC e il CSI e le partite tra ragazzi, che ormai solo saltuariamente andavano a passare le giornate, cominciava a perdersi quell'entusiasmo che ci aveva fatti prigionieri all'inizio, tanto da renderci dipendenti e tossici di una palla che rotola. Pian piano l'entusiasmo stava scemando, le responsabilita' che comportava la maturita', le priorita' inderogabili dell'eta', avevano avuto lentamente nel tempo, il loro inevitabile corso...Nell'83 Io partii per Naia. Nel frattempo, scontata la squalifica di 2 anni impartitami dalla FIGC, mi allenai soltanto e non potei disputare partite ufficiali, per cui "Su al campo" fu un'ottima maniera per potermi sfogare e tenermi attivo, anche se non era come sentirsi protagonisti delle partite domenicali di Campionato. Nell'84, l'FC mi cedette alla Casport di Porto Valtravaglia e li', gli allenamenti diventarono tre a settimana. Avevo fatto la patente e quindi mi sobbarcavo 35km tutte le volte, senza contare quando si giocava la domenica in casa a Maccagno e le eventuali trasferte, che dalla Seconda Categoria e in seguito con la Prima, diventarono molto piu' distanti. Nonostante cio', nei momenti di tempo libero mi accodavo anche io a Pippo, il Pac e un ormai sparuto gruppo di irriducibili, per disputare partitelle sempre combattute e avvincenti nel nome dei momenti passati. Ma fu nell'estate del 1986 che "Su al campo" raggiunse la sua definitiva consacrazione e il suo apice di fulgore, come Tempio del calcio per i Cunardesi Doc. L'estate dell'86 sara' ricordata per noi di "Su al campo" con affetto, commozione e tanta nostalgia. In quegli anni in tutte le Provincie, con la fine dei campionati, fiorivano numerosi tornei estivi. Quell'anno anche Cunardo decise di organizzare il suo torneo e con l'impegno del ''Il Gino'' e del FC Cunardo, "Su al campo" visse le sue indimenticabili Notti Magiche. Di tornei estivi io ne avevo disputati gia'parecchi fino ad allora, ma il sapore di giocare in casa e davanti anche ai miei genitori sarebbe stata una cosa molto emozionante. Non c'erano intenzioni di vincerlo. Il premio era appena di 500.000 lire alla squadra prima classificata, quando in tornei piu' famosi come La Rasa, Bosco, Monvalle o Poppino, per citare i piu' ambiti, si superavano da qualche anno abbondantemente i 2.000.000 di Lire. Per non parlare del Comasco dove a Villaguardia misero in palio una Wolkswagen Polo. Non avevo neppure dubbi su chi chiamare per fare una squadra. L'intento era di divertirsi e se si fosse potuto, di competere fino alla fine. Si iscrissero 20 squadre di tutto il circondario delle Valli. Alcune di Cunardo e altre delle zone della Provincia. Gli Snorkies, i Puffi, La Lube di Besozzo, La Tresiana, i Marchirolo Boys, Edo Gomme, questi sono alcuni dei nomi. Non tutti avevano possibilita' di uno sponsor e ci si pagava l'iscrizione. 30.000 lire. Quelle sere, per Cunardo, nel cuore del paese, regnava il silenzio piu' assoluto. Tutti erano "Su al campo" vestito a festa. Arrivavano da ogni circondario per gareggiare e per assistere alle partite. Le donne dei Runchitt avevano organizzato gli stands e le bancarelle di patatine fritte, pizzette, birra con il profumo delle cibarie arrivava fino al terreno di gioco. All'interno del perimetro dell'impianto, fu proibito di entrare e la gente prendeva posto lungo la recinzione che sotto il Castello delimitava un lato del campo, oppure si sedeva direttamente sui prati che essendo in discesa creavano una visione rialzata e davano parvenza di una vera tribuna naturale. Dal terreno di gioco, sembrava di avere una vera e propria folla ad assistere. Io iscrissi solo 7 giocatori. Non me la sentivo di dover fare dei cambi. A rischio di infortuni o squalifiche, volli dare a tutti la certezza di giocare tranquilli, senza il pensiero della sostituzione. Cosi' con il Pac, il Pippo, il Marce, il Lo, il Sabo e ''Reo'' Mareo...l'AZ67 dopo 12 anni stava tornando a casa sua. Della squadra originale c'eravamo ancora Io, il Pac, Pippo e il Sabo, ma i nuovi inseriti ci garantivano lo stesso spirito guerriero che la nostra tradizione di squadra fatta in casa, total Cunardese richiedeva. Anche il ''Bistecca'' iscrisse la sua squadra e questa volta le sue sfide verbali, ante torneo, furono rivolte a Angelino Stranierodicoppa. Angelino..Siculo, della provincia Catanese, arrivato dalla Germania con un 128 sport giallo vaniglia, venne a fare parte come riserva dell'FC Cunardo e fu soprannominato cosi', per la sua provenienza dall'estero. Perche' in quegli anni, gli stranieri in Serie A si contavano sulla punta delle dita e di solito giocavano nelle Coppe, dove l'UEFA non imponeva un limite di numero. Il destino beffardo, volle che durante la fase di sorteggio, Lui e il ''Bistecca'' capitarono proprio nello stesso Girone eliminatorio. Da lì, giorno dopo giorno, l'avvicinarsi della loro sfida, non pote' non coinvolgere anche noi dell'AZ, che non c'entravamo niente. Nel giorno del giudizio..il Bistecca rimedio' il consueto batostone, che ando' a accrescere la sua fama di perdente e sfigato. Il girone in cui noi venimmo sorteggiati, mi fece subito capire che non avremmo avuto vita semplice. Il Bosco Valtravaglia, con il "Bufalo" collega di lavoro di Marce. Il Ristorante Risorgimento..per tutti ''l'Amalia''. fortino e ritrovo dell' FC Cunardo per i ''terzo tempo'' dopo gara. Innumerevoli le domeniche sere, dopo partita, trascorsi seduti in lunghe tavolate, davanti a piatti di pasta piccante alla messicana, che l'Antonio Bacilieri ci riservava al ritorno delle partite di Campionato, mentre nell'attesa guardavamo tutti insieme 90esimo minuto. Quelli del Risorgimento, li conoscevo tutti. Erano stati per anni miei compagni di squadra nell'FC ed erano la parte piu' anziana ed esperta della formazione Cunardese. Alcuni veri e propri Totem.  Nel girone ci capitarono inoltre, le ''Furie Bianche'' di Cadegliano e l' Edo Gomme, anche esso di Cunardo, che iscrisse forse una 15ina di giocatori addirittura. Anche tra loro, buona parte, aveva giocato con me nell' FC, in passato. Nell'AZ, solo Io, Sabo, Mareo e il Lo, attualmente eravamo impegnati in attivita agonistica regolare e tesserati FIGC. Il Pac, saltava ancora a casaccio, tra qualche torneo CSI e alcuni tornei estivi, Il Pippo era sempre stato parte del nostro gruppo storico sin da bambini, ma non aveva mai giocato neppure in tornei estivi e meno che meno in tornei ufficiali.. Il Marce ormai passava piu' tempo nei centri di abbronzatura ed era un po' che non toglieva le ragnatele dai guanti, ma la passione, lo spirito esibizionista e una gran dose di protagonismo, non la avevano mai abbandonato. Tutto questa disparita' di esperienze, non ci impensieriva minimamente ne ci faceva sentire inferiori. Noi si era l'AZ. Mareo, figlio del Giuseppe ''Cuche'' Adreani, presidente dell'FC, ci fece ottenere una divisa. Era bianca, con numeri bordeaux sulla schiena e spallotte gialle e bordeaux. Giallo e bordeaux..I primi colori ufficiali dell'FC Cunardo. Avemmo l'onore di aprire il torneo giocando la prima partita della prima serata. Fu l'unica che giocammo con la luce naturale. In seguito avremmo sempre giocato alle 22.00. Della partita con il Bosco, ricordo solamente la tanta polvere estiva, che si alzava dal terreno. Il terreno non era in erba. Non attecchiva essendo il fondo roccioso, ma non era neppure stato bagnato. Ricordo solo mischie caotiche in area, in nuvole di sabbia e con colori sbiaditi e confusi, con la gola arsa e impastata dalla polvere. Non fu sicuramente una bella gara a vedersi. Fu una partita di ambientamento, per Noi, se vogliamo. Fu di approccio a quello che ci sarebbe aspettato ogni sera. Fu molto combattuta e tirata. quello sì. In svantaggio, all'inizio, pareggiai in una delle tante indecifrabili mischie. Poi un autorete a favore ci porto' avanti. In seguito, subimmo il loro pareggio e quindi la rete decisiva di Mareo per il 3-2 finale ci diede la vittoria. Il primo passo era fatto. Tutto per il  morale. ''Reo'' Mareo...Mariolino, era il piu' giovane della squadra. Cugino del Lo. Mareo era veramente forte, nonostante il fisico gracile. Giocava a testa sempre alta, con precisione e aveva una puntualita' impressionante negli anticipi. Si intendeva con il Pac perche' giocavano entrambi rasoterra: Aveva un tiro potente e preciso. Non colpiva di testa se poteva, perche' portava le lenti a contatto. Aveva una grossa personalita' e non si intimidiva davanti alle responsabilita'. Cresciuto fin dagli esordienti, sui campi di calcio della Valle, era uno di quelli con piu' esperienza e ogni intervento era di una pulizia e una correttezza estrema, non sembrava mai in difficolta' o sotto pressione. Un cardine fondamentale della nostra squadra. Dopo le prime partite, ci eravamo fatti un'idea di quelle che erano le forze delle squadre e non solo di quelle del nostro girone. Quando non gocavamo osservavamo tutte le altre partite per sondare eventuali avversari. Il livello era discreto, anche se il poco allettante premio finale, non aveva attirato le ''bestie'' da tornei estivi. Giocatori di categorie superiori, che d'estate vivevano con i premi dei Tornei vinti o in ogni caso con gli ingaggi degli Sponsor che li assoldavano. La partita successiva ci toccava il ''Ristorante Risorgimento''..l' ''Amalia'' insomma.... Come noi, aveva vinto la prima partita. Era una squadra anziana calcisticamente parlando, Tutti esperti animali da torneo. Li temevamo perche' erano quelli che conoscevamo per fama, storia e considerazione nell'ambito di Cunardo. Noi avevamo il consenso e il tifo di tutto il pubblico quando giocavamo. Eravamo tutti figli di Cunardo, ci avevano visti crescere e i nostri genitori erano conosciuti da tutti. Sentivamo l'appoggio di chi guardava, durante le noste partite, ma contro il ''Risorgimento'' sapevo che ci saremmo dovuti spartire i favori. Ricordo che vidi mamma Clara con il suo golfino sulle spalle, che saliva la vietta che portava ai prati sopra il campo e dietro il Bepi, con i suoi sandali con i calzini, che sembrava un turista tedesco e con le sue mani eternamente allacciate dietro la schiena, quando passeggiava. E poi, tante facce che ci esprimevano simpatia e che prima dell'entrata in campo, sotto le reti degli spettatori, ci incitavano con battute, con enfasi, ancora prima della partita. Il Gio'e il ''Dom'' Barassi, Il Ghengi ''Chester'' e il Sciuscia, il Gabu e il ''Lele'' Camboni, tutta gente che conoscevamo bene. Il Lo e il Sabo, giocavano con loro durante l'anno, per cui era un po' un Derby nel Derby. Il Chester o Ghengi, credo che sia stato il piu' forte portiere della storia calcistica amatoriale di Cunardo. Testa matta, vita sregolata, quasi mai allenamenti, puro talento. Volava tra i pali con una velocita' ed un colpo d'occhio che non ho mai riscontrato in portieri costruiti da ore di allenamenti. Spericolato, rissoso, caratterizzato dalle sue uscite alte sul pallone col ginocchio alzato, piu' per offesa che per difesa. Voleva essere padrone dell'area a 360 gradi. Atletico, agile nel fisico al limite del felino e una testa di capelli ricci sempre scompigliati. Sigaretta in bocca fino al fischio di inizio e a volte anche dopo... Donnaiolo, ma mai volgare..Sempre con quel fare sornione e l'occhiolino strizzato per salutarti.. Quando era in forma era una gioia per gli occhi. Piu' lo sottoponevi ad un bombardamento e piu' si esaltava. L'esibizionismo dopotutto era il suo pane. Ci conoscevamo sin da sempre. Sandro, suo fratello e' mio coscritto, compagno di giochi, 10 anni di scuola condivisi...Abitavamo pressocche' attaccati...Eppure nonostante cio', durante gli allenamenti Ghengi non stava a guardare...Con irruenza pur di arrivare sul pallone, nelle sue uscite volanti con ginocchio alto, faceva si da incutermi paura....''Whiski!!!''...Va che io non mi fermo mica...E accennava ad un sorriso beffardo, seguito dal solito occhiolino...Si definirebbe con garbo, un guascone...Un estroverso...Un bullo, a volte...Ricordo una partita di campionato a Malnate....contro la Lombarda, che di Lombardo non aveva proprio nulla...Anzi. Una squadra fondata da un anno...Maglia rosa e nero come il Palermo. Subimmo un bombardamento in 10 contro 11, dopo l'espusione del povero Daniele Panebianco, ''SOE'' per gli amici, perche' si allenava sempre con una maglietta grigia con una grossa scritta SOE, di cui nessuno sapeva di cosa fosse l'acronimo..Insomma, Ghengi, Chester, Sergino.. salvò letteralmente la porta in una decina di occasioni....Fini' 0:0...Al termine, un ragazzino di Malnate che faceva da raccattapelle, gli ando' a chiedere l'autografo...Pazzesco quello che fece Sergino quel giorno. Ma ecco...Pronti via. Il ''Chester'' si rivela subito in una delle sue serate alcoliche. Un paio di suoi svarioni in uscita alta, ci fa capire che se non ne approfittiamo stasera non ci saranno altre occasioni.. Ed ecco il momento giusto. Chester esce a vuoto su calcio d'angolo e sul rimbalzo al limite dell'area giro in rete al volo. Siamo in vantaggio. Esplodo questa volta, corro sotto la recinzione del ''muretto dei ritardatari'' dove erano situate le riserve delle squadre in campo. Osservo il pubblico e cerco mia mamma. Vedo la Clara, che da di gomito al Bepi e batte freneticamente le mani. Il Bepi, impassibile, quasi imbarazzato, accenna un emozionato compiacimento. Non ci fermiamo. Maciniamo azioni su azioni, sbaglio anche un altro paio di gol facili. Chester e' proprio fuori partita. Il secondo tempo, spinti dalla nostra freschezza, continuiamo alla ricerca del raddoppio. La partita e' sempre in bilico pero'. Loro sono esperti, sono delle volpi. E infatti, a 10 minuti dalla fine..ecco il pareggio di Sciuscia. Ci smontammo. Pippo comincio' a perdere la tranquillita' e a creare falle nella difesa. Loro erano smaliziati, ancora freschi, ci avevano lasciato sfogare la nostra verve giovanile e avevano conservato le forze. Giocavano senza correre, tutta esperienza e malizia. A cinque minuti dal termine, il ''Dom'' Barassi, con un tiro da fuori, secco e preciso batte il Marce. Finisce 2-1 per loro. Usciamo demoralizzati, ci avevamo creduto. Ma il lato positivo era che nessuno, penso, avrebbe potuto fare di meglio. Come al solito, chiudiamo il post partita al Bar Tre Valli, davanti a un paio di birre. Ripercorrevamo le fasi della partita, ridendo e scherzando, cercavamo gli errori e le motivazioni della sconfitta senza deprimerci e riuscivamo ugualmente a scherzarci e a riderci su. Ora ci aspettava l'Edo gomme. Una partita che sarebbe entrata nella leggenda di "Su al campo".
OTTAVA PUNTATA
Se all'Estadio Azteca di Citta' del Messico venne apposta una lapide in onore di quella che sara' definita la Partita del Secolo (Italia -Germania 4-3), dopo la partita con l'Edo Gomme, una uguale targa marmorea, andrebbe apposta a "Su al campo", in ricordo di cio' che successe quella sera. Tra di noi, il Pippo era l'unico che non aveva mai giocato a livello agonistico, l'unico che non era mai stato tesserato in nessuna societa' piu' o meno di livello. Ma il Pippo non poteva mancare nell'AZ67. Capelli rosso carota, pelle bianchissima sempre in lotta con eritemi, occhi azzurri, cognome Lombardo ma Siculo verace di origine. Il Pippo, si guadagno' da sempre la simpatia e la stima di tutti noi ragazzi di Cunardo per il suo modo bizzarro, ingenuo, ridicolo, spesso fuori dal mondo nel proporsi e cio' non era assolutamente voluto. Un po' come il Pippo, storico amico di Topolino dai.. Forse dopo i miei genitori, Pippo e' la persona con cui ho trascorso piu' tempo, e con cui ho condiviso le situazioni e gli episodi, piu' o meno esilaranti in vita mia. Fino al 2016 abbiamo lavorato anche insieme per ben 12 anni. I mercoledi', quando si passavano le serate fuori dal Bar Tre Valli, chiuso per turno settimanale, l'intrattenimento assoluto, era  raccontare le vicissitudini maldestre e comiche in cui Pippo veniva sempre a trovarsi e spesso la platea si piegava dal ridere, incredula che una persona potesse continuamente impelagarsi in vicende cosi' grottesche, comiche quanto altrettanto assurde. Ma il Pippo era il Pippo. Non potevamo ricreare l'AZ senza Pippo. Calcisticamente non era identificabile. Lui stava sulla fascia destra in difesa e amava proporsi in azioni di appoggio, portando avanti il pallone. Amava.!? Dio, diciamo, che gli sarebbe piaciuto. In marcatura era nullo. Era facile saltarlo, anticiparlo, sia da fermi che in velocita'. Tecnicamente non si capiva mai come calciasse, era un misto di piatto, punta, collo, che mai siamo riusciti a decifrare ne a migliorare. Era riuscito a colpire anche la torre campanaria un paio di volte, ma mai a suonare una campana con i suoi rinvii alla viva il parroco cosi' estemporanei e imprecisi. 2 palleggi di fila, dubito che sia mai riuscito a metterli insieme, o se ci e' riuscito, io non ero presente. Di testa era pressoche' nullo. Se contrastato, chiudeva gli occhi, si ritraeva nelle spalle a mo' di tartaruga e aspettava il cozzo con la palla. Se invece non era pressato, colpiva il pallone da sotto, con la parte alta della testa, in inzuccate che sembravano avesse una molla attaccata sotto il culo. Un episodio che passo' alla storia, fu quello che durante una partita tra noi... sulla linea di porta avversaria, cerco' di colpire di testa, un pallone spiovente che scendeva pianissimo. Lui accompagno' la discesa della palla con lo sguardo e contemporaneamente la seguiva con il corpo. Man mano che la palla scendeva lui si abbassava e protraeva la testa verso la palla, fino a trovarsi appoggiato sulle ginocchia e quindi con il busto e infine quando la palla ormai era vicina a terra, gratto' la faccia al suolo.. La palla cadde nei pressi della linea, gli rimbalzo' 5 cm davanti alla testa e lo scavalco'. Aveva una scoordinazione di base, che sia nella corsa, che negli interventi, lo metteva sempre in stato di difficolta'. Di lui a Cunardo si aveva oltre che di personaggio sprovveduto, bislacco e maldestro, quella in ambito pallonaro, di spaccagambe e di goleador nella propria porta. Devo dire che pero' i corners li batteva bene. Ossia. Calciava sempre come un golfista quando deve colpire la pallina. Vedevi sempre quella zolla di terreno che si alzava, tanto scavava sotto, in pratica zappava. Io pero' mi trovavo bene sui suoi angoli perche' erano della velocita' giusta per scegliere il tempo di stacco. Gli dissi solo una cosa..."Pe' ! Tu mettila sempre sul dischetto del rigore, non guardare me, se so' che la metti sul dischetto, poi ci penso io ad andare a prenderla." Devo ammettere che spesso sui suoi angoli ho segnato o mi sono trovato nel tempo giusto per colpire e lui ancora oggi di questo si bulla e se ne fa un vanto. "Eeeeh? Quanti gol hai fatto sui miei cross...eeeeh ?" Mitico il Pi. Era anche un'attrattiva per il pubblico sapere che avrebbe giocato il Pippo. Era l'antieroe dell'idolo calcistico, osannato per le sue doti superiori alla media. Tutti invece contrariamente, aspettavano l'intervento sbagliato o l'intervento fuori tempo in cui avrebbe gambizzato l'avversaio di turno o quegli svarioni difensivi o il tanto agognato quanto scontato autogol. Quella sera durante il riscaldamento vedevo quelli dell'Edo Gomme che non finivano mai. Per numero erano il doppio di Noi. Erano quasi piu' in panchina che in campo, avevano possibilita' di cambi e di scelta...e mica campati per aria.. L'eta' era piu' o meno la nostra. La maggior parte aveva giocato anche in FIGC qualche campionato, abbastanza recentemente. Presi singolarmente forse erano piu' forti di noi. Orazio Cane dello Spazio, il Fulvio apache, l'Angelo Bonora, Il Gigi Scrigna tra gli altri, e soprattutto il Mucio. Il Mucio era un trascinatore, ma rissoso, polemico, falloso ma anche con due piedini fatati e un gran colpo di testa. Era stato squalificato a vita in tutte le discipline in cui aveva deciso di esibirsi. Calcio, Pallavolo. In realta' era nato come portiere e aveva raggiunto nella Solbiatese la Serie D..Aveva due anni piu' di me. Ai tempi del campetto del Talamona, gioco' in porta per me, l'ultima partita del torneo, due giorni dopo essere stato operato di appendicite. E l'appendicite in quegli anni non erano due buchini sulla pancia..Era una ferita ben definita. Fuori si divertiva di piu' pero,' ed era bravo, tanto bravo ma rognoso e scassaballe. Cosi', con lui in campo, c'era un'ulteriore motivo di preoccuparci. Comunque non potevamo permetterci un altro passo falso. I fari accesi, ci facevano sentire come in una partita di serata di Coppa Europea. Sui prati e oltre le recinzioni, vedevo una miriade di persone che seguivano e incitavano con fragore. Tra tutti, la Clara e il Bepi risaltavano composti, come se fosse una partita che non li coinvolgeva. Nel primo tempo la partita e' abbastanza tranquilla. Ricordo che sfiorammo il vantaggio in un paio di occasioni con il Pac e Mareo e che il Marce non fu quasi mai impegnato pericolosamente. Il secondo tempo giochiamo attaccando verso la porta delle rocce. Loro effettuano cambi a gogo..Gente fresca. Noi non abbiamo panchina, per cui cominciavo a temere che i loro avvicendamenti avrebbero fatto la differenza. A meta' del secondo tempo, la svolta. Io mi posiziono tra la linea di fondo e il vertice dell'area per raccogliere un fallo laterale di Mareo che pero' preferisce servire il Pac, che arrivando da dietro, vedeva la disposizione degli avversari di fronte e quindi in modo piu' chiaro. Palla al Pac. Intanto il Pippo lascia la posizione in difesa e si spinge in avanti. Un secondo e sento. "Pac..Toccamela che provo...". Il Pac di destro appoggia rasoterra lateralmente.Vedo il Pippo che in due falcate scoordinate e' sulla palla e fa partire un tiro da lontano, poco superato il centrocampo. La palla, non secca, ne troppo veloce si infila sotto la traversa lasciando stupefatto il portiere. E' un'esplosione!! Fuori, sui prati, sento un boato e voci che si sovrappongono..HA SEGNATO PIPPO...HA SEGNATO PIPPO... Lui, neppure sul momento, se ne era accorto. Io posizionato sulla linea laterale dell'area, vedo il pallone scorrere sotto la traversa e seguire il percorso della rete, ma e' talmente irreale che subito non realizzo..Poi.. Vedo il Marce che lascia la porta e a falcate si fionda a centrocampo per raggiungere Pippo. Io il Pac, Mareo, adesso connettiamo..E' gol!. Tutti lo sommergiamo e per qualche minuto la folla non la smette di sottolineare l'impresa. I minuti seguenti saranno un assedio alla nostra porta fino alla fine. Pippo ormai ebete per l'impresa, si estranea fino al termine. Durante un attimo di pausa di gioco, Pippo mi si avvicina e mi dice tutto eccitato..."Oh, speriamo che non pareggino il mio gol." Le parate di Marcello e le avventate e precipitose conclusioni degli avversari, ci tennero con la concentrazione a mille, fino alla fine. Fischio finale. L'avevamo portata a casa. 1:0 e Pippo per sempre nella storia. Unico gol ufficiale di Pippo nella sua carriera. La porta delle rocce, sotto il bosco, diverrà per sempre ''La porta di Pippo''. L'impresa sara' raccontata all'infinito. Al bar nel dopo partita. Nei giorni successivi al torneo. Negli anni a seguire e ancora oggi. Nell'ultima partita ci aspettano le Furie Bianche di Cadegliano, squadra giovane, spavalda. Sinceramente non li avevo mai visti per i vari campi. Ormai non potevamo piu' permetterci un'altra sconfitta avendone gia' persa una, per cui dovevamo solo vincere. Quando arrivo' quella sera, io avevo giocato il pomeriggio la semifinale persa ai rigori e la finale del terzo e quarto posto (vinta) al torneo di Ponte Tresa. Arrivai ''Su al Campo''per la terza partita nello stesso giorno. Per noi era consuetudine. Piu' ce ne era meglio era. Mica come oggi, che chiedi a uno Juniores di giocare in prima squadra al pomeriggio e ti risponde che ha gia' giocato al mattino ed e' stanco...Tzè. Segaioli...Il pubblico ormai dopo l'impresa di Pippo e' tutto per noi e inoltre gli avversari sono "foresti" neanche di Cunardo. Le nostre luci da serata di Coppa e via. Si mette male pero'. Non e' serata. Sento alcune botte del pomeriggio che cominciano a farsi sentire. In pochi minuti siamo sotto di 2 gol. 2-0 ma c'e' ancora abbastanza tempo per riorganizzarci. Proprio non va. Subiamo per tutto il primo tempo e Marce salva ancora la porta. Alla pausa, sul muretto, guardo i miei e gli dico "Raga, nessuna squadra "foresta" ha mai sconfitto l'AZ in casa sua, qui "Su al campo"!! Secondo tempo. Giochiamo verso "La porta di Pippo". Entrai in campo e mi misi davanti alla difesa con il Lo, per coprire anche eventuali svarioni di Pippo e lasciai che Sabo, il Pac e Mareo facessero il resto. Il pubblico ci esalto' subito. Altra musica, sembravamo l'Olanda del 74. Su un corner di Pippo segno ma l'arbitro annulla. Sul rinvio del portiere corto, riprendo palla e segno l'1-2. Da li' e' un crescendo. Il Pac e Mareo ubriacano tutti con le loro finte e azioni veloci e creiamo occasioni su occasioni. Pac colpisce una traversa calciando al volo un cross del Lo dalla destra. Poi a meta' tempo Mareo fa il 2-2. Mancano pochi minuti..Il Lo sale sulla destra, scambia in uno-due con Mareo e va verso il fondo. Serve il Pac, fermo sul vertice dell'area, che di spalle, col tacco, invita l'inserimento di Sabo. Fucilata da fuori area sotto la traversa e siamo a tre !!! E' l'apoteosi dentro e fuori. Abbiamo concluso il girone con 3 vittorie 1 sconfitta. Possiamo pensare di passare al secondo turno. Sabo era un taciturno, un fisico scolpito con anni di cantiere edile, scurissimo di pelle da sembrare un maghrebbino. Era dello stesso paese di Pippo in Sicilia. Aveva sette polmoni, lo trovavi dappertutto, ricordava Tardelli come tipo di gioco. A volte aveva problemi ad un ginocchio ma non tirava mai indietro la gamba. Forte in elevazione e potente nel tiro, fisicamente indistruttibile, fui contento che sia stato lui a risolvere contro le Furie Bianche, per gratitudine a tutti i palloni che rubava durante la partita e le azioni a cui dava il via..Quell'anno era stato il pezzo pregiato del FC Cunardo in campionato. Quindi, finimmo tutti al Tre Valli, come sempre. A rilassarci, ridere, vivere azione su azione la serata appena conclusa. Anche a questo punto si poteva gia' essere soddisfatti. Il torneo procedeva allegramente e tutto cio' che sarebbe arrivato era di piu' di quanto avevamo preventivato all'inizio..
NONA PUNTATA
Ai quarti di finale diventa a eliminazione diretta. O dentro o fuori...Il sorteggio ci riserva I Puffi. Il nome tradisce e nasconde delle insidie non indifferenti. Non e' una squadretta di ragazzini tutti blu alti due mele o poco piu', iscrtitta cosi' per fare folklore e pubblicizzare il disco di Cristina D'Avena. Erano l'Alberto''Mandy''Mandelli, suo fratello Cioci-Cioppi-Cioppetto a seconda della confidenza..Per me sara' sempre Cioci..Il ''Nini''Bossi, Il Mimmo Giroldi, nazionale di Basket negli anni settanta...ecci' ecci' Mica da aspettarsi Birba e Gargamella. Per l'occasione il Cioci, under 20 regionale del Luino si porta anche il suo compagno di merende Luca Alesi, portiere titolare del Luino, alle sue prime esperienze anche in Promozione. Hanno vinto il loro girone a punteggio pieno e a mani basse e il pubblico e' diviso questa volta. Fari accesi e via..Subiamo non lo nego, ma stiamo mantenedo una certo equilibrio anche se Marce e' il piu' impegnato. Poi...Patatrac.. Ecco che succede quello che temevo e speravo non sarebbe successo. Il Lo ha una crisi di "Sindrome di Rosario Lo Bello". L'arbitro fischia un fallo inesistente. Fidatevi..! Era inesistente. E il Lo:.."Fanculo"..e L'arbitro.."E io la sbatto fuori" e il Lo.. "E io ti spacco la faccia..." ..Parto per trattenerlo, ma il danno e' fatto. Prendo il Lo di peso lo sollevo da terra e lo porto fino al cancello di entrata dove ''Il Gino'' mi viene incontro e se ne prende cura. Siamo in sei. In sei, in un torneo a 7 e sconfitta sicura. Eravamo ancora 0:0 ed era lunga..Il Lo e' un ottimo difensore, con un destro sensibile, con cui sopperisce anche alla mancanza del sinistro. Non si limitava a fermare l'avversario, rubata palla impostava e cercava sempre uno sviluppo ragionato dell'azione. Bravo di testa, un fisico atletico, abbronzato e una faccia da bello e maledetto che faceva sognare le ragazze. Purtroppo a conoscenza di tutti, conduceva una vita da "bohemien", diciamo cosi'..se vogliamo essere leggeri..non condivisa da tutti. La sua incapacita' di non reagire alle provocazioni e la sua allergia agli arbitri lo aveva reso una mina vagante nel ingranaggio dell'AZ e purtroppo quella sera esplose. Dalla punizione il Mandy trova l'1-0. Ora recuperare sarebbe davvero un miracolo. Purtroppo non c' e' verso. Il Mimmo, su sviluppo di due angoli, porta i puffi sul 3-0. Avra' cosi' da lamentarsi Pippo dicendo che il Mimmo per colpire di testa lo buttera' col culo due metri piu' in là. Finisce il primo tempo. Ora dobbiamo salvare solo la faccia. Il secondo tempo riusciamo a mantenere il risultato. Se non altro non sarebbe stata goleada. Inoltre per consolazione i tre gol nacquero tutti da calcio da fermo. Per quello che puo' contare. Ma "Su al campo", prima della nostra eliminazione, ormai imminente, fece si che ci venisse riservato un ultimo applauso. Dopo una parata, il Marce mette la palla a terra. Si toglie i guanti, li lancia a Pippo e gli dice.."Toh.."..E poi, si invola a falcate verso la porta avversaria...Uno, Due, Tre, avversari saltati...Io sono al limite dell'area, mi chiede lo scambio. Aspetto che 2 Puffi mi vengano a chiudere, ma sbaglio il tempo e la palla di ritorno per Marce e' troppo lunga e va verso il fondo. Il Marce preso in contropiede, effettua una retromarcia da freno a mano, per tornare a tutta velocita' a difendere la porta. Un boato e un applauso, l'ultimo in assoluto per l'AZ, accompagna il tentativo estremo del Marce di salvare la partita. Ancora oggi quando parliamo di questa partita, il Marce cerca l'appoggio di Pippo e dandogli di gomito gli dice. "Sto barbone che non mi ha voluto ridare la palla." E ridiamo tutti e tre. Ok. Siamo fuori, ma soddisfatti e divertiti. Al Bar Tre Valli, solita birrata e analisi allegra della partita. Assisteremo fino all'ultimo, alla conclusione del torneo come spettatori. Unica soddisfazione..lo vincera' il Ristorante Risorgimento del Giò, del Ghengi e del Dom. Una squadra di Cunardo almeno..Sara' un 4-2 in finale contro la Tresiana. Se non altro abbiamo perso contro i Campioni del torneo. Il torneo dell'86 sara' il clou e probabilmente l'inizio della parabola discendente di "Su al campo". L'anno successivo si volle organizzare la seconda edizione, ma l'opposizione del Don con la solita richiesta di un ritorno di utile, scoraggiò ''Il Gino'' che non volle scendere a patti e con Esso, tutti coloro che avrebbero voluto riproporlo. Negli anni successivi "Su al Campo" continuo' ad essere utilizzato per gli allenamenti infrasettimanali del'FC Cunardo e delle sparute squadre di CSI che non sempre, annualmente, venivano iscritte. Il Pac continuo' a partecipare a tornei di CSI e spesso veniva sostituito da "lenatori" che col calcio non avevano proprio a che fare. Senza contare la pochezza del livello dei compagni con cui si trovava a condividere le partite. Per qualche anno il ''Topone'' iscrisse la squadra e benche' il Pac fosse sicuramente il pezzo migliore non si faceva remora di sostituirlo sapendo che non avrebbe creato problemi. Noi, si continuava saltuariamente a salire "Su al campo" nelle serate di primavera, ma spesso il campo cominciava a vivere periodi sempre piu' desolati.
Lo si utilizzava generalmente in prossimita' dei tornei estivi, quando allora, chi aveva iscritto una squadra, improvvisava partite di rodaggio. Si stava facendo largo la generazione della Playstation, di coloro che il calcio cominciavano a viverlo virtualmente davanti agli schermi, di Tele 2 e Stream.
"Su al campo" divenne sempre di più simile ad una grossa nave spiaggiata lasciata arrugginire alle intemperie. Raramente qualcuno ancora trovava la verve di andare a rincorrere un pallone. Il materiale umano era andato a rarefarsi e le nuove generazioni avevano trovato passatempi meno impegnativi e meno competitivi con cui distrarsi. Pero' Nunzio imperturbabile, con la sua carriola colma di attrezzi, continuava nell'imperterrita missione di renderlo sempre presentabile. Se non altro per gratitudine. Quando nel 1995, fu inaugurato il campo comunale di Cunardo in Via Rossini, con l'annesso piccolo terreno di allenamento, in molti, preferirono adeguarsi al piccolo nuovo campetto, piuttosto che doversi di nuovo scontrare con le fisime del Don Prete e dover supplicare l'ennesima concessione per potervi accedere. Si arrivo' al punto, che solo saltuariamente, "Su al campo", torno' a vivere. A volte, ritrovi di extracomunitari di transito domiciliare nel Cunardese, riuscivano a dare vita a qualche partita di sabato pomeriggio. Nel 2000 decisi di smettere con l'attivita' giocata. Sentivo che fisicamente la competizione con generazioni piu' giovani non mi permetteva di esprimermi piu' con la stessa lucidita' di un tempo. Accettai la proposta di allenare e ebbi l'amara conferma che mi sarebbe stato possibile insegnare calcio, ma non trasmettere la passione. La passione e' quella cosa che ti fa percorrere 5 km a piedi al mattino della domenica per andare a vedere un tuo amico portiere che prende 6 gol e ripercorrerne altrettanti per tornare per pranzo, perche alla una dovevi essere "Su al campo". E' quella che ti fa allenare sotto la pioggia, nella neve, nel fango, sulla ghiaia, per i boschi. Che ti fa alzare alle 7 del mattino per andare a giocare alle 9.30 a 35 km di distanza perche' alle 11 poi giocava un Under 20. Ho avuto modo di conoscere i genitori dei calciatori in erba e ne sono rimasto nauseato. Gente frustrata che vorrebbe che il figlio facesse quello che loro non sono stati in grado, ma che si sentono in diritto di dirti cosa devi fare perche' sono loro che ci mettono le macchine per le trasferte. Questo succedeva l'anno che ebbi l'esperienza con gli esordienti. Con la Juniores devi combattere con i rientri mattinieri dalle discoteche. Con il calcio vissuto virtualmente e la mancanza di voglia di sacrificarsi, di lottare in campo per un unico scopo di squadra. Con gente che sapeva gia' che avrebbe smesso di li' a qualche anno. A quel punto tu ti chiedi. Ma chi me lo fa fare a sbattermi per uno che sa gia' che l'anno prossimo non giochera' piu'? Con la fusione del FC Cunardo con Marchirolo e Cugliate che diede vita all'Union Tre Valli, decisi di chiudere col calcio a 11. Come consigliere votai a favore della fusione, per salvaguardare il materiale umano che altrimenti in pochi anni sarebbe andato a scomparire. Gli impianti a disposizione divennero addirittura piu' del necessario e "Su al campo" non sara' piu' utilizzato per gli allenamenti. Nel 2001, incontro l'Edo... Graziano... Mi dice. ''Quest'anno facciamo la squadra di CSI e volevamo te come allenatore, ti va ?'' Presi qualche giorno e poi dissi di si. Al primo discorso dissi loro solamente. ''Scordatevi quello che vedete in televisione. Il calcio amatoriale e' corsa, sacrificio, rincorrere palloni sbagliati e lottare su rimbalzi in campi disastrati. Giocare su campi infami e spesso con arbitri improponibili.''  Mi tesserai anche io per avere lo stimolo di allenarmi con loro e di poter di nuovo calpestare "Su al campo". La squadra non era competitiva. Piu' della meta' non aveva mai giocato al calcio. Non potevi pensare che con 2 "lenamenti" alla settimana e una partita, potessi tirare fuori qualcosa di buono. Ma io avevo avuto un maestro Doc. ''Il Gino'' mi aveva insegnato che non si trasmettono le cose con la teoria ma con l'esempio e ''Il Gino'' in questo e' sempre stato un maestro di vita. L'andata terminammo al penultimo posto. Ma al ritorno vincemmo 9 partite su 11. fummo sconfitti solo dalle prime due del torneo. Terminammo quarti. Ottimo risultato secondo me. Vivevo le partite dalla panchina, nel campo che mi aveva visto sbocciare e fiorire. Esattamente 30 anni dopo. Giocai tre partite in tutto, segnai 6 gol. 3 nel 3-1 del derby col CSI Cugliate. Non potevo mancare. Di la giocavano, il Pane, il Tato e altri che erano stati miei compagni di squadra nei miei anni di allievi. Il Tato dopo mezzora venne da me e mi disse...."Oooooh Robu, hai finito di correre..?." L'ultimo gol pero' che segnai "Su al campo" fu in occasione di una festa dell'oratorio pochi giorni prima della fine del torneo CSI. I miei ragazzi per l'occasione avevano organizzato una partita Scapoli/Ammogliati. Curioso ma non ne avevo mai giocate prima. I ragazzi mi dissero che non sarebbero stati in 7 per cui potevo giocare con loro. Mi ritrovai a giocare contro 40enni bolsi e appesantiti, con le mogli bercianti e denigranti a bordo campo, ma era divertente. Avevo gia' segnato 2 gol fino a quel momento. Su un rinvio del mio portiere mi trovo spalle alla porta sul vertice sinistro dell'area, vista dal portiere avversario, sento il Claudio che mi dice..."Te con me non segni.." (Tze', sto Gobbo malefico, che l'avea mai gnanca giuga' al balun.)..Mi prende con un braccio per la vita, per non farmi scappare, mi appoggio con la schiena al suo petto e piego le gambe per non fargli sostenere il mio peso e quando mi molla, mi volto sul mio fianco sinistro, lascio il pallone rimbalzare e sul secondo rimbalzo a due metri dalla linea di fondo calcio al volo...Parte un missile terra aria che si infila all'incrocio del palo opposto. Sento un boato di consenso. Una voce su tutte che urla... PORCOOOOOOZZZZZZIOOOOOOO..CHE GOOOOOOLLL.......CHI LO HA FATTO ?.....CHI LO HA FATTO...?...Poi la stessa voce quasi delusa. Aaaaaaahhh. Ma e' il Bomber...Io sorrido dentro di me. Interpreto quella enfasi quasi quasi delusa, come un piacevole complimento. Fosse stato un altro. Ma se lo ha fatto il Bomber e' consuetudine. Mica una cosa straordinaria. Sara' l'ultimo gol che segnero' "Su al campo". L'ultima partita invece una settimana dopo. Durera' 10 minuti. Contro il Casalzuigno gia' vincitore del torneo CSI, rimedio una gomitata che mi rompera' il setto nasale. Giu' un fiume di sangue a vergare per sempre il terreno come una firma eterna. Pippo e il Pac presenti, mi porteranno al Pronto Soccorso a Varese ancora in divisa da gioco. Non tocchero' mai piu' un pallone. In senso letterale. Mai piu' calpestero' il terreno "Su al campo" fino al 2015 per qualche tiro, con Pac e Pippo naturalmente.... Fu pura coincidenza, la latitanza non ebbe nessun'attinenza con l'incidente. Solamente nessuna altra occasione, ma soprattutto nessun altro stimolo per farlo. In ogni caso dopo quel giorno, non si puo' certo dire che io, per "Su al Campo," non abbia dato il sangue...
DECIMA E ULTIMA PUNTATA.
A poco a poco, negli anni successivi ando' sempre piu' a scemare il mio interesse per il calcio giocato e non. Non era piu' il mio calcio..Non si riconosceva piu'..Soprattutto a livello amatoriale. Quello gratuito. Quello per cui tutti potevano praticarlo, gratis e ovunque. Senza vincolarsi ad una societa' o pagando un affitto per un campetto..Ecco arrivare le scarpette di tutti i colori, i calzettoni tirati su a mezza coscia a mo' di autoreggenti, anziche' calati alle caviglie, ecco esultanze idiote copiate dalla TV, tatuaggi sbroffati a cazzo sulle varie parti del corpo in bella mostra e risse gratuite con avversari e straffottenti atteggiamenti nei confronti degli arbitri, sin dalle categorie piu' mini...Naaa..Il mio, Il Nostro, era Calcio, non Circo. Col tempo, situazioni, scelte di vita, propositi e rapporti interpersonali, mi portarono ad allontanarmi da quello che per una vita era stato il mio passatempo primario. Il rarefarsi di rapporti con persone che per proprie scelte di vita e di maturita', avevano condiviso con me la mia gioventu' fecero il resto. Mi allontanai anche fisicamente da Cunardo. Dio, mica andai in Australia. Andai a Cugliate. Al confine insomma. Tutto sommato la mia presenza a Cunardo rimase quotidiana, ma fu sufficiente per farmi perdere le generazioni entranti e i contatti con la vita del paese. Ogni tanto chiedevo a Pippo. Ma "Su al campo" gioca qualcuno? Lui mi diceva che ormai le squadre di CSI giocavano al campo grande. Che, a "Su al campo" ormai non ci andava piu' nessuno. Che avevano costruito un sacco di case, che avevano fatto i parcheggi dove prima c'erano i prati e che addirittura avevano fatto appartamenti nella torre del castello. Nel 2011 a ciel sereno, dopo una breve quanto tragica malattia..''Il Gino'' ci lascia. Fu un lutto che sconvolse tutto il paese. L'invulnerabile, l'uomo che mi fece capire che la vita va insegnata con l'esempio e non con le chiacchiere. ''Il Leone'', come lo chiamavano i compagni di squadra dei suoi tempi. Se ne ando'. Mi sentii tradito. Allora mi aveva ingannato. Mi aveva fatto credere che fosse immortale. ''Il Gino'' era quello che tu ammiri perche' sai che non potrai mai essere come Lui. Troppa fatica. Troppo sacrificio. Allora ti accontenti di osservarlo e di saperti tra i suoi affetti. Piansi a piu' riprese per 2 giorni. Non ebbi la forza di essere presente al suo addio. Il giorno dopo il funerale, gli portai un mazzo di fiori con una lettera. Scrissi quello che in 30 anni non ero mai riuscito a dirgli. Questa volta, ''per la prima volta'', dandogli del Tu. E' stato un esempio di vita per me. Un secondo padre. Il Pac mi raccontò, che al commiato non sarebbero bastate tre chiese per accogliere tutti coloro cha presenziarono alla cerimonia. Venne allestito l'addio, al campo sportivo comunale di Via Rossini e la bara abbigliata con la maglia dell'Inter, la sua squadra del cuore. Il Sindaco fece un discorso commemorativo come pochi avrebbero meritato. Erano presenti centinaia di bambini, che negli anni il Gino aveva cresciuto nella scuola calcio e tutti i miei compagni, che negli anni ebbero la fortuna di incontrarlo, rispettarlo ed amarlo. E tanti, tanti, tanti, tanti altri ancora. Addio Mister. Col tempo, dopo anni e anni passati sui campi di calcio della zona, ero arrivato al punto che tornando a casa, quando passavo vicino al campo di Cugliate durante un allenamento, mi chiedessi chi me lo avesse fatto fare per 25 anni. ''Ma questi qua sono pazzi.'' Si sta cosi' bene a casa. Nel 2013, dopo anni di questioni legali, tutto e' pronto per il mio ritorno a Cunardo. Nella casa dove sono nato. Il paese che amo e che mi ha dato le origini. Non e' piu' ormai la Cunardo della mia infanzia, della mia gioventu', ma e' Cunardo. Una domenica mattina, uno dei tanti viaggi di trasloco tra Cugliate e Cunardo, giunto all'altezza della salita del Sass Murun, unica strada percorribile in auto per salire "Su al Campo", d'istinto, scarto e devio a destra. Intanto penso. ''Vado a vedere come e' messo.'' Tutto al primo impatto e' uguale ad anni prima, piu' o meno. Arrivo al piccolo parcheggio di fronte al cancello. lo guardo dall'abitacolo e prendo un respiro profondo...Scendo. Subito l'occhio solerte, coglie le villette a schiera che hanno soppiantato i prati dove ci si sedeva per assistere alle partite. Sotto, posizionati al bordo della recinzione alta, degli ampi e lunghi parcheggi. E la torre. Mio Dio..Noooo...La torre del castello ristrutturata, con panni stesi, finestre, odore di abitato. Nooo...Squallido. La torre da cui guardavo i miei coetanei giocare nel periodo di ''apprendistato'' dal Jolly. Mi avvicino al cancello grande. E' stranamente spalancato, come se mi stesse aspettando e ora mi invitasse a varcarlo. La luce, col sole del mattino, era quella tipica di una qualsiasi domenica assonnata. Simile a quella della finale col Ganna. Non mi ero mai accorto di quanto fosse bello il panorama da li'. Troppo impegnato a seguire una sfera, non mi ero mai accorto che dominavamo Cunardo e nel mentre il San Martino vegliava su di noi. Un silenzio udibile, accompagno' i miei passi mentre varcavo il cancello. Dentro, tutto sommato, era rimasto tutto uguale. A passi lenti cominciai a percorrere il terreno di gioco, a scrutare le rocce, le zolle erbose, una per una, intanto con le dita percorrevo il muretto dei ritardatari. Camminai fino alla meta' campo. Mi fermai e guardai prima una, poi l'altra porta. Era evidente che il Nunzio continuava nella sua missione da Vestale, che teneva acceso il fuoco di "Su al campo". Poi, cominciai a essere distratto da un brusio...Un parlottare leggero. Non capivo se fosse nella mia testa o fosse reale..Percepivo soffuse, piu' voci che si sovrapponevano. Forse solo nella mia mente..."Ma....Ma e' Lui.?..E' tornato ?....Ma si...E' proprio Lui...Ma e' Gra ?...E' Graziano.... E' tornato Grazianooo...Gra !...Ciao Graaa....Ciaoooo. Ciaoo Graaa, sei tornatooooo..."Graaa...sei tornato Graaa..." ..Vidi le fronde degli alberi del bosco dietro la porta di Pippo, ondeggiare dolcemente e sentii le rocce mandarmi messaggi mentali di bentornato. Una nube a colori comincio' ad avvolgermi e mi proietto' immagini di attimi trascorsi e indimenticabili del passato. Vidi mentre spiazzavo Ua'Ua' su rigore, nella partita contro il Pozzo, nel primo Palio, dopo che mi disse "Tanto te lo prendo.." e il rigore che fallii contro il Punt Niv sempre nel primo Palio, quando centrai nei "gioielli'' mio cognato, il Jolly, che si era messo di fianco alla porta. Meno male che Giangi era gia' nato. Vidi, quando dopo un fallo di reazione contro l'Aurora Vedano, l'arbitro Scordo di Grantola, che incontravo ogni mattina sul pulmann, mi disse " Non ti caccio fuori perche' ti conosco"..E poi..Poi vidi le rovescite del Gnuso. E le centinaia di gol che segnai negli anni, in quelle porte. E vidi quando centrai con un tiro in piena faccia, il papa' di un avversario, seduto dietro la porta di Pippo, che ci aveva insultati sin dall'inizio della partita. Vidi anche quando "Su al Campo" diventava per me la Fortezza della Solitudine di Superman, (Cercate su Wikipedia). Quando la sere d'inverno, dopo cena, anziche' scendere al Bar Tre Valli, salivo "Su al campo" da solo e varcando il suo cancello, penetravo nel buio piu' assoluto. Percorrevo il terreno di gioco come solo chi conosce ogni zolla, ogni buca e ogni sasso poteva fare e mi sedevo dietro la porta di Pippo, sulle rocce. Accendevo una sigaretta..e osservavo, oltre la sagoma scura della chiesa, le luci dei lampioni nella parte bassa del paese. E sempre piu' in lontananza i lumini disordinati della Valcuvia. Mi chiudevo nei miei pensieri, nei miei dubbi e nelle mie insicurezze...Stavo li', con me stesso e tutto il mondo fuori. Continuai a percorrere il terreno e mi misi nel punto in cui mi trovavo nel momento del gol di Pippo e rividi il Pac che gli appoggiava la palla e il pubblico in visibilio. Vidi le volte che salivo per allenarmi da solo con il mio pallone DerbyStar tutto bianco. Ma sopratutto rividi le facce di tutti coloro che avevano calpestato quel terreno. Ognuno lasciando un ricordo di sè piu' o meno marcato. Il campo mi stava riservando un bentornato. Lasciai il campo con un senso di malinconia, non ancora troppo consapevole che quei momenti appartenevano ai ricordi e ad un  passato lontano lontano. Poi, tre anni fa il Pippo mi dice..."Lo sai che quest anno il Flavione ha iscritto la squadra di CSI ?.. Giocano "Su al campo". C'e' anche il Samu, Il figlio di Pac. Lessi sul bollettino di Cunardo che in un intervista il Flavione diceva.."Io sono partito da li' e mi piacerebbe creare i presupposti affinche' anche la nuova generazione possa divertirsi come mi divertii io." Bello...Tanto di cappello, Fle'. Quell'anno, i pomeriggi dei sabati tornai a seguire le partite "Su al campo" ogni volta che il figlio del Pac giocava in casa. Raggiungevamo le ''nostre'' rocce dietro la porta di Pippo e facevamo i confronti con quello che eravamo noi. Spesso ci immaginavamo al loro posto in quella tal situazione o in quell'altra. Cazzarola. Mi sono meravigliato, quando ho scoperto che il Pac appartiene alla categoria dei genitori da impiccare. Secondo me ora rosica e forse vorrebbe che il Samu avesse quelle opportunita' che lui si e' sempre negato, non per doti di basso livello ma per scelte personali di altro genere. Da allora, ogni volta che vado ad assistere ad una partita "Su al campo", la serenità ritorna ad avvolgermi, come se la mia anima spensierata fosse sempre albergata li'. E poi...Ogni volta...Alla fine di ciascuna partita...Mentre attraverso felpatamente il campo per tornare a casa....Quando raggiungo il cancello...Sento quel brusio soffuso, leggero e impercettibile. Quelle voci confuse e sovrapposte che dicono..."Ciaooo Graaaa..Ciaooo...Alla prossimaaa."...Io mi giro. Scruto il terreno, le rocce, le fronde del bosco.... Faccio un occhiolino..Poi..Mentre mi giro per avviarmi verso casa..Abbasso la testa. Socchiudo gli occhi, trattengo il magone....Ma dentro di me sorrido.

FINE.                                                                                                                                                                                                           Tutti i personaggi, i nomi, i nomignoli, le situazioni descritte in questo racconto sono reali. Nulla e' stato inventato o modificato per coinvolgere l'attenzione di chi legge. Come tutto cio' che e' lontano nella memoria, puo' essere stato mal rivisitato. Ma l'intento di riportarlo fedelmente e' assolutamente sincero. Alcuni di questi personaggi ci hanno lasciato e se tanti altri non ho avuto modo di includerli tra i miei ricordi e' per pura dimenticanza, o perche' non sono stati protagonisti in maniera diretta degli episodi narrati. Ma senza di loro..di chiunque abbia calpestato "Su al campo" almeno per una volta...questo racconto non avrebbe avuto motivo di esistere.

                                                              Grazie a tutti.


                                                           Dedicato a

                                     Luigi "Il Gino" Marchioretto* 1939 - 2011 *

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SEI ANNI DOPO --- 26/07/2020

MORTE DI UN PICCOLO CAMPETTO DI PAESE...
Sei anni fa..Una serie di appunti personali, che narravano il mio strano, ambiguo e malsano rapporto con un piccolo campetto di calcio oratoriale, diventarono un racconto non premeditato, che poi sul Web spopolo'. ''Su al Campo''. Fu il primo ''racconto'' che scrissi''...Non fu distribuito nel Web Cunardese..Bisognera' aspettare il 2018 e uno slancio di autostima dopata, per rivelarlo agli abitanti del paese in cui si svolgono i fatti....Nessuno conosceva Cunardo su Internet, tra coloro con cui lo condivisi, ma molti della mia generazione e anche piu' giovani, che lo lessero, si immedesimarono nel mio racconto e tanti furono i plausi e i complimenti, a tal punto che ci fu chi approfitto' di viaggi di lavoro in zona, o addirittura chi venne dal Veneto, apposta per vedere e per fotografare ''Su al Campo''... il piccolo terreno dell'oratorio dietro la Giesa Granda di cui raccontai l'epopea trentennale...Nonostante gli errori di battitura mai corretti, nonostante una sintassi maccheronica e improvvisata e a volte volutamente ridicola, il racconto suscito' emozioni e immedesimazioni nostalgiche, in molti angolini d'Italia..Dalla Sicilia al Lazio, dal Veneto alla Liguria e fino alla Germania. Semplicemente perche' un piccolo campetto spelacchiato fino a ventanni fa, ovunque fosse...lo abbiamo calcato tutti.. Il racconto emoziono' tutti coloro, che vissero le stesse esperienze preadolescenziali pedatorie, di ogni doposcuola, con la stessa gioia di ritrovarsi in battaglie su campetti improvvisati, senza orario, senza divise firmate...anzi senza divise, senza regole e senza arbitri, spesso senza porte e senza righe, ne spogliatoi, ne docce, ne bibite energizzanti..addirittura a volte senza palloni veri..
Scrissi di questo campetto bistrattato..Mai considerato veramente.... Spesso sottile mezzo di ricatto o di baratto..Spesso abbandonato per anni, dopo una iniziale ''Golden age'' tutta lustrini e paillettes...Abbandonato da diverse mamme, per poi risorgere come la Fenice, ogni volta, dando parvenza rinnovata di farlocca immortalita'. Mai considerato veramente...Ho detto. Come effettivamente, non e' mai stato considerato il calcio a Cunardo. Il calcio a Cunardo e' sopravvissuto finche' la passione di pochi, dilatata nel tempo e' riuscita a sopperire a mancanze strutturali di base..a impianti, a carenze di partecipazione e di sponsor..Circa 30 anni insomma..Cunardo e' Sci e basta. Cugliate e Marchirolo nostri dirimpettai hanno sempre avuto un attaccamento piu' morboso al gioco del pallone. Non si spiegherebbe altrimenti come ci siamo fatti defraudare della miglior scuola calcio della provincia. Grazie, Gino Marchioretto. Cunardo non ha una tradizione nel calcio. Quelli che a Cunardo si ricordano ancora negli anni, come ''quelli bravi'', non sono di sicuro tra le nuove generazioni e devono la loro fama, piu' che a delle qualita' superiori, al lungo tempo che hanno giocato con passione e alle varie squadre in cui si sono esibiti....Nessuno giocava meno di 20 anni. Il calcio a Cunardo ha vissuto di un ciclo di eroi nato ufficialmente nel 1974, che quando si e' esaurito ha alzato bandiera bianca. Ma sempre in totale autogestione si e' trascinato fino al nuovo Millennio.
Ma perche' questo piccolo campetto fu cosi' importante per me?
Io credo che nella vita, non sia importante che cosa...ma almeno una cosa, ''DEVI CREDERE'' di essere bravo a farla..Qualcosa che agli occhi degli altri possa creare stima, se non ammirazione. Il calcio mi ha salvato. Mi ha dato quella cosa per cui molti mi consideravano con ammirazione..sebbene a livelli normalissimi..Mi ha salvato dal bullismo, da una scarsa autostima di me stesso, da compagnie malsane...E il mio regno era quel piccolo campetto la'...''Su al Campo''...Un piccolo quadrato recintato, con due porte da calcio, dove ancora oggi quando attraverso il cancello, mi sento protetto, invulnerabile, mi sento in uno scrigno prezioso, anche se ormai il pallone non lo faccio piu' rotolare...L'ultima volta fu il 2016.. Quel racconto finiva in maniera ambigua ma dolce, un lieto fine che lasciava aperte aspettative di un rilancio per il campetto, di un futuro piu' continuo, piu' regolare..che non quello che lo contraddistinse in 40 anni di storia. .Non fu cosi'. Ecco..In questi giorni ho riattraversato quel cancello..e oggi ci sono tornato, nel campetto, per fotografarlo..Da solo..Anche per cercare un momento di raccoglimento, circondato da un paesaggio che mi desse serenita' e pace..Cosa meglio di quel terreno che mi ha visto crescere anno dopo anno, delle sue due porte, sempre loro, sempre quelle che nel 1975 vennero incastonate nel terreno...Cosa meglio del Cupolone della Chiesa e il suo maestoso Campanile..Cosa meglio della protezione vigile del San Martino che come guardiano paziente non si e' mai mosso di li' nei secoli dei secoli e ci sbirciava tra un gol e l'altro?...
Oggi per me e' stato come attraversare il cancello del cimitero...Un colpo al cuore...Letteralmente....Ma non per la morte di qualcosa..Forse piu' per una nascita..La nascita di una triste consapevolezza..Definitiva e Irreversibile.. La consapevolezza che vivo nel passato...Che l'attuale e' diverso e cio' che mi ricordo, appartiene ormai solo ad una visione delle cose, che si sforza di galleggiare ma non riesce a stare al passo coi tempi moderni, ormai consolidati, anche in un paesino come Cunardo.. Ho capito che il campetto e' parte del passato, non solo mio ma del paese ormai. Ho capito che ormai non tornera' piu' a rivivere. Nessuno ci gioca, ne ci giochera' mai piu'...Nessuno lo calpestera' di nuovo...o se succedera', sara' l'ennesima riesumazione di una stagione..Ormai i ragazzini si iscrivono alle scuole calcio..Pagano per iscriversi, per le assicurazioni, per il materiale tecnico, per avere un posto in squadra. Giocano due giorni a settimana, poi al sabato o la domenica e quindi il pallone non lo toccano piu'...Molti girano con le magliette di CR7 per fare un piacere al papa'..Ma non hanno mai calciato, ne calceranno mai un pallone...Le immagini del campetto parlano da sole e vi risparmio descrizioni interiori di cio' che mi ha causato, vederlo ridotto cosi'....Il cielo e' azzurro...ma il terreno del campo e' arancione per l'erba altissima bruciata dal sole...Ero in infradito e non mi importava della gambe scoperte alla merce' di insetti che mi assalivano da ogni dove..L'amarezza di un paesaggio cosi' triste cosi' trascurato mi ha fatto venire un nodo in gola, quasi le lacrime. Scherzando, durante il periodo di Lockdown piu' stretto, alla domanda da 100 milioni di dollari, ''quale sara' la cosa che farai quando si potra' di nuovo uscire di casa?'', pensavo....''Chiamero' Pippo, il Pac, e tutta la banda e andro' Su al Campo a fare una partita.''..Prima dovro' avvertire il 118..ma meglio morire giocando, che di Corona...Scherzavo..ripeto, scherzavo...Pero' nulla mi dava piu' senso di liberazione e soprattutto di liberta'. Qualcuno scrisse..''Non ce' nulla di piu' triste di un pallone bucato..''. Beh..Anche un campetto lasciato a se stesso mette tristezza...Camminavo e mentre fotografavo..mi e' venuto in mente l'inaugurazione..nel 1975...Il torneo di Inaugurazione. Mio Dio!!!!!...45 anni fa!!!!...Alcuni che perderanno tempo a leggere questo post non erano ancora nati e altri nemmeno 30 anni fa..
Nel 1975. Ci pensate? 45 anni prima era il 1930..Non c'era ancora stata la Seconda guerra Mondiale ed era appena iniziato il fascismo...Eppure a me 45 anni fa, sembra proprio ieri...45 anni di questo campetto. Vissuto con trasporto giorno per giorno, sempre presente qualora si volesse passare qualche ora a rincorrere qualcosa che rotolasse..E anche quando sapevo che ormai ero troppo ''vecchio'' per pensare di giocare, sapevo che Lui era sempre la'...nel tal caso...E quante ne ha viste..Quanti bambini, quanti calciatori da dopolavoro, quante squadre di CSI si sono avvicendate, quanti ricatti, quante bestemmie, quanti infortuni, quanti palloni persi, quanti bucati, quanti lucchetti rotti e quanti calzoni ''sgarati'' scavalcando il cancello...Guardavo l'erba alta tristemente, ma orgoglioso della mia generazione, pensavo che ''solo'' 40 anni fa, anche con l'erba cosi'...Io e la mia orda barbara, saremmo saliti lo stesso, col pallone sotto il braccio e in una partita senza fine, alla sera avremmo raso al suolo tutto...Pensavo con tenerezza, per quanti anni Nunzio ha dedicato tempo a fargli manutenzione, con la sua carriola di attrezzi....Solo per amore di quel terreno e del calcio..Se ne occupava anche se nessuna squadra di CSI si era iscritta quell'anno. Per Lui e' sempre stata una missione. Per Lui quel campo e' sempre stato casa sua. Pensavo a tutti i Palii dei Rioni che a cavallo degli anni 70/80 si erano disputati in quel perimetro. Ai tornei serali. Agli allenamenti invernali con l'FC Cunardo sulla neve a fari accesi. Alle serate primaverili estive che dopo cena ci si ritrovava fino a buio a giocare...e si aveva gia' passato i 35...Alle partite a una porta sola sotto la pioggia battente...Alle volte che tornavo a casa per i Mott a piedi nudi, con le patate sotto i piedi..perche' il terreno duro non ti guardava in faccia...Ho sempre pensato che i luoghi d'aggregazione di un paese che hanno fatto storia, che hanno fatto ridere, piangere emozionarsi e sognare diverse generazioni, meritino considerazione e salvaguardia..come dei monumenti veri e propri. Vale per il Campetto della chiesa e per il Parco delle Rimembranze..Sono un sognatore..Mi giro pensieroso e agitato come se stessi andandomene da Chernobyl...L'altra volta alla fine del racconto, sentivo voci confuse dal passato che ripetevano il mio nome salutandomi......Questa volta, solo silenzio.

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