giovedì 26 aprile 2018
RICORDO DEL ''GINO'' MARCHIORETTO.
Non e' stato un dentista amabile ed originale, ne un ciclista che ti rimetteva in sella ai tuoi sogni di ragazzino vivace e spensierato. Ma credo che abbisogni dargli atto, di aver sopperito a mancanze di aggregazione per un trentennio e piu', in ambiti in cui, erano forse altri organi del paese, che avrebbero dovuto proporsi e darsi da fare per la crescita e la trasmissione di valori a generazioni emergenti. Un solo Gino con la G maiuscola e' conosciuto a Cunardo. E forse e' ora di rendergli merito. Il mio primo approccio con lui fu nel 1976. Mi fermo' con la sua 500 blu scura scura e mi disse. Quest'anno alleno gli allievi. Vuoi venire a giocare? Io ero in parola con il Luino. Gli dissi la verita'. "Le do una risposta a breve." Tutto l'ambaradan sfumo' per motivi che non sto' a raccontare. Lo fermai alla successiva occasione e gli dissi con soggezione e gli occhi bassi. "Se crede vengo a giocare con lei." Lo conobbi e lo apprezzai, per quasi 40 anni. Fu come un secondo padre per me, eppure non gli diedi mai del Tu. Non si contano le sberle sul coppino, anche dopo un gol, le diatribe verbali che ebbi con lui. Sempre con la dovuta riverenza e rispetto. La sua forza era l'esempio, non le chiacchiere. Eri felice di essere nelle sue grazie, di essere suo amico. Ti accontentavi di quello, perche' essere come lui era troppo sacrificio. Troppo impegnativo. Quando si andava in trasferta cercavo sempre di essere in macchina con Lui. Sinceramente non so se abbia mai passato 5 minuti della sua vita a fare zapping sul divano. Lo vedevo sempre attivo, impegnato in molteplici attività. Il Coro, Il Gruppo Folk, Il Calcio e poi la Scuola Calcio. Ancora piu' impegnativa. Lo ho visto tagliare l'erba, la legna, girare in bici, occuparsi di tutti gli ambiti in maniera concreta e convinta. E stando ai confronti avuti in seguito con la Fosca e le sue figlie, e al vuoto che ha lasciato tra loro, non ha mai lesinato spazio neppure per la famiglia. Abbiamo fatto allenamenti sotto la grandine, la neve, la pioggia, il sole cocente e lui era sempre il primo a tirare il gruppo. Mica appoggiato ad un palo a vederti girare in tondo e bullarsi di fare il trainer. Lo ho sempre chiamato Mister anche fuori dall'ambito calcistico e anche quando ho cominciato ad allenare, lo ho fatto in prima persona. Dando l'esempio. Facendo io quello che richiedevo dai ragazzi. E stato il mio primo allenatore, e a piu' riprese lo ho riavuto, e anche alla fine, quando nel 2002 decisi che il mio fisico non era piu' in grado di competere con le nuove generazioni, fu lui il mio ultimo allenatore. Da Avversario lo incontrai in vari Palii dei Rioni. Mi ricordo un Palio nel 1982. C'era ancora il torneo di calcio. Un Torri-Runchitt. I nuovi neofiti del Palio saranno a domandarsi: Cheeeee?...Torri-Runchitt...?!?! Ero nel pieno della mia freschezza giovanile e venivo da un campionato di prima con la Casport. Mi marco' Lui. Il Leone lo chiamavano quelli della sua generazione pedatoria. Mi arrivarono due calcioni secchi, ben assestati e il solito sberlotto sul coppino. Mi girai con sguardo interrogativo e lo guardai in faccia. Con un ghigno beffardo mi disse. "Vai vai..che non hai piu' 14 anni." Ricordo una volta che durante la preparazione estiva, dove si macinavano km per strade e boschi, partimmo dal campo di Ferrera, attraversammo la vegetazione fino arrivare alle Fornaci e ci inerpicammo oltre la strada per i boschi di fronte a casa sua. Ad un certo punto mi sedetti su di una pietra di un corso d'acqua secco. Convinto di mollare e arrendermi. Durante il percorso molti lo avevano gia' fatto. Lui tirava il gruppo zampettando come uno stambecco e dietro il Marco Martinoli, il "Biund". Feci due calcoli. No Gra..Non puoi mollare..Ha 24 anni piu' di te'. Che figura del cazzo. E via, riprendi. Questa e' l'importanza dell'esempio. Passano anni e anni di stima, di rispetto reciproco e di situazioni condivise. In seguito seppi della sua candidatura in Comune. Rimasi basito quando qualcuno, neppure di Cunardo, ma con una nutrita e ben distribuita parentela, prese piu' voti di lui. A volte non bastano esempi e stima. Negli anni, e' sempre stato un mio punto di riferimento. Come carisma, passione, correttezza, continuita', esempio e coerenza coi valori. L'ultima volta che lo vidi fu al Tigros. Ero all'oscuro della sua situazione. Alla cassa, solito scappellotto, mi giro..''Salve Mister..Com'e'?..In forma..?'' "Si..come una forma di Stracchino".. mi dice lui...". Mesi dopo, la notizia. Il Gino ci lascia. Mi sentii tradito, mi ha fatto credere che fosse immortale, invulnerabile se non altro. Cazzo, non puoi tradire cosi' uno che crede in te. Piansi per tre giorni. Non presenziai al suo commiato. Il Pac mi disse che le esequie avvenero al campo sportivo, che la maglia dell'Inter deposta in bella vista gli fece da ultimo vestito. Che decine e decine e decine di bambini che lo avevano avuto alla scuola calcio e tutti coloro he avevano avuto modo di condividere con lui negli anni precedenti, la sua genuinita' e la sua presenza erano li' per l'ultimo saluto. "Non sarebbero bastate tre chiese Gra." Mi disse il Pac. Il giorno dopo gli scrissi una lettera che infilai in un mazzo di fiori e la deposi sulla sua tomba. Per la prima volta gli diedi del tu e gli scrissi tutto cio' che non ebbi mai avuto modo di dirgli di persona. E' tra le persone di cui sento piu' la mancanza. Un punto di riferimento per il paese e per i Cunardesi, mancato troppo presto, senza darci il tempo di prepararci. Felice ed orgoglioso di averti incontrato e di aver potuto condividere esperienze con te Gino Marchioretto. Grazie. Mi manchi tanto. Gra.
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