giovedì 26 aprile 2018

I BAGNI NELLA RUNGIA.


Ho visto il mare per la prima volta a 13 anni. Dall'autostrada. Accompagnavo il mio ex cognato in una visita parenti al paesello, con la promessa che di li' ad una settimana si sarebbe fatto una capatina, presso una sua sorella che ci abitava dirimpetto. Che ci abitasse dirimpetto era vero, ma troppo occupato a giocare a carte e a morra coi compagnucci ante esodo al Nord, il mare lo rividi sempre dall'autostrada pure nel viaggio di ritorno. Fino a quel momento le masse d'acqua piu' imponenti che avevo visto erano il Lago Maggiore, nelle domeniche che ci si recava a Luino e una volta scesi al capolinea, situato proprio davanti al lago, ci recavamo a piedi in fila indiana, presso mia zia Rina che abita a Creva. Quindi il lago di Ghirla, intravisto in qualche capatina a Varese sempre in pulmann ma mai coperto e infine la vasca da bagno i sabati pomeriggio, in occasione del bagno settimanale, perche' il giorno dopo dovevi mettere i panni della domenica. Si usava cosi'. A volte ci ripenso e immagino sei giorni di partite a calcio da 6 ore, ''Su al campo'', senza mai fare una doccia, in attesa del rituale del sabato. Facevamo un po' schifo eh? Dai diciamolo...Ogni anno mia mamma mi diceva che se ero promosso mi avrebbe mandato in colonia per l'estate, poi immancabilmente la cosa sfumava o per un motivo o per l'altro. Avevo forse 10 anni, sentivo raccontare il Bepi di quando a Cunardo si faceva il bagno d'estate nella rungia. Ora. Nel dialetto di qua, per rungia o rongia, si intende qualsiasi corso d'acqua corrente, non importa le dimensioni, ma se ci potevi fare il bagno ed era situato a Cunardo, si puo' intendere solo il Margorabbia. Non avevamo ancora l'eta' per recarci con l'asciugamano in spalla e sandali fino a Ghirla. D'estate lungo la provinciale, una volta superato l'ultimo baluardo civilizzato del Canci e il suo distributore di benzina, era facile vedere nei pomeriggi assolati, coppie o gruppetti di persone che a piedi si avviavano o sparivano all'orizzonte dietro la curva del Capuccetto Rosso, per prendere la tintarella  e fare il bagno al lago di Ghirla. Tornavano prima del tramonto rossi, accaldati, ma col viso rilassato di chi se la era proprio goduta. A quell'eta' erano continue le raccomandazioni e il bau bau, del pericolo di incidente se tu fossi andato al lago di Ghirla. Effettivamente, annualmente, il Lago era tanto bello quanto insidioso e sul fondo, le sue belle lapidi  con regolarita' le ha scolpite. E allora, perche' non andare anche noi a fare il bagno alla rungia in attesa di quel salto d'eta' che ti permetteva qualcosa di piu' trasgressivo?  Andavamo a volte al maglio dietro il Maccale', in prossimita' della chiusa, dove scorreva il canale scortato dalle rive di cemento. La parte che poi continuava e transitava verso l'Avis ormai non aveva piu' una portata d'acqua che permettesse di nuotare. Al massimo la percorrevi a piedi fino al ginocchio. Ci andavamo per  riempire i barattoli di vetro, di girini o di lamprede. Per prendere i gamberi che erano una prelibatezza per chi sapeva farci il risotto. E di gamberi ce ne erano a bizzeffe. Si decise cosi' di andare anche noi, emuli dei nostri padri a fare il bagno nella rungia. Mi ricordo che recupaerai una maschera da sub. Erano gli anni 70 vi lascio immaginare. Si sa mai che dovevo mettere la testa sott'acqua. Io non sapevo nuotare, ma non mi piaceva l'idea di mostrarlo, ne di non godermi la nuova esperienza. Il giorno prima in bici mi ci recai da solo e  per saggiare l'altezza dell'acqua, usai un metro da muratore. Nel canale mi sarebbe arrivata al massimo quattro dita sopra il bombonino. Per cui....Il giorno dopo, una masnada di ragazzini che si reca entusiasta al maglio. Ma sorpresa. L'acqua sembra Fanta. Di un arancione pastello, tendente al mattone e per nulla trasparente. Aspettiamo un po,'sperando che a poco a poco si intraveda la possibilita' di bagnarci, ma nulla. Ci spiegheranno poi che regolarmente dalla cava di Cugliate veniva scaricata acqua sabbiosa per cui avevamo trovato il giorno sbagliato. Ci tornammo giorni dopo e ci si diverti' come matti. Si passava, lasciandoci galleggiare, sotto la chiusa, scivolando nell'acqua, ma per il resto era talmente bassa, che eravamo piu' dei palombari, che piegati camminavano sul fondo, che non dei veri e propri Mark Spitz. Divenne per un estate il nostro Lido esclusivo. Poi arrivo' l'eta' per Ghirla. E li' fu tutta un altra storia. Il Lago era totalmente gratuito e non c'erano zone piu' o meno vietate. Inoltre anche l'occhio comincio' ad avere la sua parte. Ricordo quando il Marce e altri facevano la traversata dal lago. Io e altri meno temerari li attendevamo dalla parte opposta. Al massimo mi azzardavo a sbattere le mie piume a due tre metri dalla riva, ma sempre con una certa prudenza. Per anni Ghirla e Maccagno furono le mete surrogate del mare, ma aver ripetuto l'esperienza dei nostri genitori ci rese ancora piu' degni di un posto nella storia del paese. Pochi anni dopo tornammo un pomeriggio, io e i miei compagni di merende, a fare un giro al maglio del Maccalle'. Era gennaio. Una bruma grigia e spessa nascondeva il circondario nell'arco dei 20 metri. Camminavamo lungo il canale, intabarrati per proteggerci dal gelo, passeggiando e ricordando. Passato il  ponte di pietra,  ad un certo punto salta su uno (Non faccio nomi..) "Cavoli, ti ricordi quando si veniva qui a fare il bagno?  Adesso con sto freddo non lo farei neppure se mi dessero un milione." ( Erano gli anni 80...c'erano le lire..) Salta su il Venerdi'...."Ooooooh. Io, lo farei anche per mille Lire.." Ci si guarda tra tutti  con fare bastardissimo." Pensa te...non ci crediamo." E il Venerdi'. "Scommettiamo?" "Ok...ma devi stare dentro almeno un minuto." Il Venerdì    tentenna. "E, ma pero' non ho le mutande di ricambio." "Beh..toglile...lo fai senza...'' Il Venerdi' accetta. Si sbiotta ed entra barbellando, completamente nudo nel canale della rungia. Le mani sulle pudenda. Le spalle che sembravano un martello pneumatico. ''Ok, dai cazzo contate." Noi si comincia a contare. Nel mentre in lontananza si scorge una coppietta di morosi, in cerca di intimita', (Non faccio nomi ma attualmente sono felicemente sposati da decenni.) che sembrerebbe in avvicinamento. Noi subito. "C'e' gente c'e' gente." Il Venerdi' e' nel panico. "I vestiti, datemi i vestiti." E noi..."Eh ma mica e' passato un minuto." e il Venerdi' "Non fate i bastardi, datemi i vestiti..." e noi "Rinunci alle mille lire? " e Lui..."Si cazzo....ridatemi i vestiti." Un sorriso ci contamina tutti e come tanti gatti col topo in bocca gli concediamo di uscire e gli ridiamo i vestiti. Capito adesso perche' la mia generazione ha gli anticorpi che abbaiano e portano la museruola? Mica ci ammalavamo per cazzate. Negli anni successivi al Maglio ci tornai piu' volte per lavare il 112. Mai buttato detersivi in acqua, malfidenti. Successivamente divenne meta di turismo, per l'apertura di un agriturismo con animali da fattoria che prese il nome dal Maglio stesso. Sono passati 40 anni. Attualmente nessuno ci fa piu' il bagno da decenni, ma e' frequentato quotidianamente per la riserva di pesca e un frequentato circolo, che accoglie una clientela di habituès in un punto tranquillo e suggestivo di Cunardo. Il canale in cui facevamo il bagno non c'e' piu'. Solo macerie di cemento. La chiusa  neppure. Tutto riempito di terra, rami e sterpi, da anni di abbandono, e modifiche al circondario. Resta il ponticello. Oltre il quale, Venerdi' si calo' in acqua un pomeriggio nebbioso di inverno di 40 anni anni fa. Anche Venerdi' c'e' ancora. Ora fa vita raminga e dorme la notte protetto da cartoni, alla stazione ferroviaria di Luino.  Gia'...
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