Non sono uno scrittore. Quindi non cercate il pelo nell'uovo. Il tecnicismo. La struttura noiosa e obbligata della narrazione. Gli errori di sintassi, o di ortografia, o di grammatica che potrete riscontrare nei racconti sono solo errori di battitura. Conosco i congiuntivi...li frequento..anche i condizionali, nel caso.. Ma amo ancora di più, essere comprensibile. Comprensibile a tutti. Diretto, schietto..pane e salame insomma. Amo che chi mi legge si senta a suo agio. Che veda un film nella sua testa...Scrivo, racconto, comunico come parlo normalmente. Sono solamente uno che avendo vissuto intensamente in modo emotivo, anche momenti semplici della sua vita, li ha fissati nella memoria e per cautelarsi ha cercato di fermare il tempo scrivendoli. Questo ''libro'' (che parolona...) e' composto da una Prefazione, (questa) seguita da un primo racconto di 57, che fa da apripista e introduce ai luoghi e a una collocazione temporale, spiegando il contesto in cui si svolgono i successivi 53 racconti, che contengono i miei ricordi. Seguono quattro omaggi. Sulla scomparsa di persone importantissime per la mia vita. Persone che se ne sono andate troppo presto e che avrebbero potuto insegnarmi ancora tanto. Purtroppo un blog non permette un ordine di pubblicazione logico, ma solo cronologico. Per cui finchè ho potuto ho plasmato una successione razionale dei ricordi. Ora tutto ciò che e' aggiunto e' in puro ordine di scrittura...Mi spiace, ma dovrete cercare nel sommario gli argomenti che vi interessano di più. In coda, per concludere è pubblicato un racconto in 10 puntate, ''Su al Campo'', che scrissi nel 2015 e che sul Web ha avuto una discreta accoglienza da coloro che lo hanno letto, pur non appartenendo al paese e non conoscendo Cunardo. (Pensate che ce' anche chi e' venuto apposta da regioni vicine per vedere il luoghi di cui narravo e il campetto sopra la chiesa... Wow...) Tratta dello strano rapporto tra me e il Campetto della chiesa e che con affetto ho dedicato al Gino Marchioretto. ''Su al campo'' non e' solo un racconto sul calcio, ma anche uno spaccato di una Cunardo di anni addietro, vista con gli occhi di un ragazzino innamorato di una palla. Io appartengo ad una generazione Cunardese transitiva, che fa da ponte tra gli ultimi anni di vita rustica e spontanea di una comunita' di paese e l'avvento di anni piu' moderni, dettati dal progresso, dalla globalizzazione, dai socials e la tecnologia esasperata a scapito di una più rustica socializzazione... Cio' di cui racconto sono i ricordi della mia eta' piu' pura, senza contaminazioni. La visione di un ragazzino che vede il proprio paese a poco a poco, nell'arco di un trentennio a cavallo degli anni 60 fino ai 2000, allontanarsi dalle tradizioni e entrare sempre più, in un contesto forzato e gestito da tempi senza anima. E' una narrazione spontanea, nata soprattutto per me, analizzando quello che ormai mi manca e quello che sono obbligato ad accettare e che col tempo prendera' il sopravvento in modo totale. Sono ricordi piu' che narrazioni. Scritte come se le raccontassi in compagnia, di fronte a più birre. Come tali, sono frutto della memoria e percio' sono soggetti ad una possibile rivisitazione aprossimativa o scorretta, ma assolutamente fatti in buona fede. Grazie dell'attenzione. Buona lettura.
giovedì 8 dicembre 2022
PREFAZIONE.
INTRODUZIONE AI LUOGHI DEI RACCONTI E COLLOCAZIONE NEL TEMPO.
Sono nato una mattina di Aprile del 1963 e contravvenendo alla regola che ad Aprile e' bello dormire, ho deciso di svegliarmi, respirando da subito l'aria del mio paese. Sono nato tra queste mura da cui sto scrivendo, sono uno dei tanti conigli estratti dal cilindro della mitica Tilde, la levatrice che sforno' negli anni, bambini Cunardesi come tante calde e golose brioches. Qualcuno scoppiò mortaretti alla mia nascita, qualcuno storse il naso, ma non si puo' essere una lieta novella per tutti. Qualcuno fu presa dall'entusiasmo che condivise con la mia nonna Veronica....''E' nato è nato....Ho sentito piangere.''..Qualcunaltra, si sentì da subito, messa ulteriormente in un angolo...''Eccoooo..Adesso mi toccherà prenderle anche per Lui.'' La Clara..La mia mamma....mi raccontò che il Bepi mica c'era quando che era lì per travagliare...Non era mica come oggi che i papà svengono in sala parto, quando che assistono al parto dell'erede...E si preparano all'evento settimane prima...Il Bepi era al lavoro. all'Aermacchi diVarese. Reparto Sprague. Qualcuno, nel mezzo della mattinata di lavoro lo avvertì...Gli disse...''Robustelli...Va che è nato il maschio.'' L'erede quindi. Quindi, cercato penso. Un colpo sparato 10 anni dopo la prima bordata andata a segno, non e' casuale...e' voluta. Quindi: Eccomi qua. Il Bepi:...(Così Io immagino:..).Alla notizia...Spense la saldatrice a filo. Chiuse la rotella dell'ossigeno. Si levò la maschera da saldatore. Tolse i guanti DPI..Andò nei bagni della ditta...Si lavò le mani...Timbrò il cartellino di uscita, con insolito anticipo...e si avviò alla fermata della SVIT...Magari con il ''Toni'' sotto braccio da portare a casa a lavare in anticipo....visto che sono nato di giovedì. Prende la corriera e a casa trova Me. Un altra bocca da sfamare. Ma voluta. Mi hanno dato nome Graziano, meglio di quello che mi sarebbe toccato, se qualche illuminato non si fosse opposto. Erano i tempi di Gimondi e qualcuno sbotto'..."Si bravo..cosi' se cade in un tombino? Chi lo tira fuori se grida e dice.. ''Son Felice nel tombino..." Diciamo che la scelta alternativa non mi ha mai sconfinferato, quindi Gra, e' il nome con cui poi mi ha sempre chiamato chi mi ha in confidenza, per cui Gra basta e va
mercoledì 7 dicembre 2022
RICORDI DI GIORNI DI SCUOLA. (Elementari)
Finita col pongo e le sdraiette verdi del riposino pomeridiano dell'asilo...Si va a scuola.
Ricordo bene il mio primo giorno di scuola. La vestizione con il grembiulino azzurro comprato dal Meroni e il fiocco al collo. Il fascino della divisa insomma. La Rosi lo aveva nero, una delle ultime. Era in terza media. Eravamo tutti uguali cosi'. Figli e figli di sciuri. C'era ancora una certa distinzione in quegli anni. Portero' per quattro anni quel grembiule. Scampanato, quasi come un gonnellino. Poi in quinta la blusetta, corta, aderente, senza fiocco. Piu' figo insomma, piu' selvaggio. Agghindato simil
RICORDI DI GIORNI DI SCUOLA. (Medie)
Spesso esco per tornare al lavoro in coincidenza con l'uscita dalle scuole degli scolari delle medie. Presumo siano le medie. Sono talmente piccini a volte, sotto quegli zaini voluminosi, che non mi riconosco alla loro eta'. Piu' sono secchioni e piu' sono piccoli e piu' sono piccoli e piu' lo zaino e' voluminoso. Varcare la soglia delle medie era significativo. Per molti erano gli ultimi tre anni per giocare, divertirsi e avere distrazioni fuorvianti dalle responsabilita' che ti avrebbero a poco a poco assorbito con il crescere. Non e' un vanto, ma era un processo di crescita impossibile da evitare. La



