Era la Cunardo delle botteghe..La Cunardo che quando uscivi a fare spesa socializzavi..Ti raccontavi...Un formicaio impazzito che ogni mattina disegnava in centro paese arabeschi colorati di voci, di colori...Non era la Cunardo dei centriacquisti, che dove vai, compri tutto e te ne vai...Si usciva per incontrare, per ''spettegolare'' per evadere...Per sentirsi parte di un contesto paesano piu' intimo e confidenziale..I mariti al lavoro..Le mogli a casa a badare al focolare e ai figli...Dio. Molto primitivo come concetto..Ma era cosi'. Nel Cantun Merda ci si gestiva e l'acquisto dei generi di prima necessita' si distribuiva equamente per non fare torti e per essere considerati clienti ovunque nel paese... La filosofia della Clara era...''Bisogna accontentare tutti...''. Io, come tanti, avevo galline, papere e conigli, che regolarmente, quando scarseggiavano, il Consorzio dell'Enrico Spozio, a scadenze regolari riforniva. E si ripartiva da zero...L'arrivo dei pulcini era una gioia immensa.., ma dopo due giorni erano gia' adolescenti e gia' scemava nell'indifferenza quella voglia di coccolarli.. Avevo un orto che mi dava ogni piu' varia e stagionale verdura. Avevo alberi da frutto, i piu' disparati (albicocco, fico fiorone, pruno, caco..). Ma avevo anche delle botteghe, assai limitrofe a casa..Diciamo a una sputazzata proprio da casa..C'era il fruttivendolo del ''Signor Mimmo e della Signora Bruna''...situato nella porta di garage sulla sinistra, al 17 di Via Vaccarossi, prima che l'incrocio con Via Marconi, desse il via libera dopo la curva, agli ultimi 100 metri per le scuole. Insomma avevo un mondo intorno a casa...L'alimentari piu' vicino era quello del Giancarlo...per tutti: ''Il Bonora''. Per me era il piu' prossimo. Il piu' comodo. Per il resto dei Cunardesi, l'ultimo. L'ultimo avamposto di ristoro prima delle mattinate scolastiche. Mia mamma comprava il pane dalla Mirella e il Battista. Di fronte alla pasticceria dell'Italico e la Ginetta. Si dai, davanti alla attuale ''La vecchia Cunardo''. Comprava il latte dalla Nina e dall'Andina prima..e perche' no.. a volte dall'Annalina Bossi, cara amica della Rosi.. Comprava la carne dal Giampiero Figini..In Piazza IV Novembre..ma a volte anche dalla Mafalda..a fianco all'attuale lavanderia..che dopotutto era di Bedero e quindi si conoscevano sin dall'infanzia..La chiusura del negozio del Giancarlo fu per me il segnale che qualcosa a Cunardo stava morendo....Con quello della Silvana e del Renato per anni situato nell'ex Consorzio, fu una delle ultime botteghe, degli ultimi esercizi, ad ammainare la bandiera nel centro storico. Insomma a spegnere il gas e la luce, nel cuore pulsante del paese...Sin da bambino il negozio del Giancarlo fu un punto di riferimento per me, ma non solo. Massimiliano e Betti sono cresciuti con me. Vicini di casa e compagni di giochi. I loro nonni...l'Angelo e la Gilda, li ricordo come fosse ieri. Ricordo soprattutto la Gilda, seduta su una sedia di paglia con la Rasca, la sua cagna lupa...accucciata ai suoi piedi, all'angolo di casa, a guardare le persone e le sparute macchine che passavano in Via Vaccarossi...Ricordo le serate passate in strada, davanti al negozio, con Massimiliano a giocare a pallone con un Super Tele rossonero, perche' era Milanista...Ore e ore a passarcela, tanto macchine non ne transitavano. Ricordo che la Betti mi procuro' l'unico ''pattone'' che il Bepi mi rifilo' in vita sua...Ma non fu colpa della Betti pora stella...Giocavo con un secchio. Lo facevo roteare e involontariamente presi Betti in viso..Cadde. Scoppio' a piangere...Avremmo avuto forse 9 anni Io e 6/7 Lei..Il Bepi lascio' il laboratorio dove stava aggiustando le bici...Mi prese per un braccio e con l'altra mano mi rifilo' un pattone sul culo che mi fece fare l'altalena...Mi sollevo' un metro da terra...Riprovai la stessa sensazione anni dopo sul calcinculo delle giostre...Fu l'unica volta che mio Padre alzo' una mano su di me..In tutta la mia vita..Peccato...Le mattine, del periodo scolastico, il negozio del Giancarlo era invaso dagli scolari. Le carte oleate, rosa, verdi e azzurre diminuivano rapidamente...a vista d'occhio. Servivano per incartare le mitiche focacce da gustarsi a scuola nel momento della ricreazione...Dopo il dolce di Cunardo per ''Ra nosta festa'' con pinoli e zafferano, credo che le focacce che da bimbi si acquistavano dal Giancarlo, siano le golosita' piu' consumate dai bimbi di tutte le generazioni Cunardesi fino agli anni 90. Focacce abbondantemente unte, con sale grosso ben in vista...Con crateri lunari che piu' ce ne erano piu' ti sentivi fortunello...Al momento della pausa scolastica chi non poteva permetterselo ingoiava la saliva a vedere i compagni gustarsi la merenda con si tale ingordigia mista a status sociale...I piu' sboroni avevano la pizza..che di pizza aveva solo i colori..anche quelli abbastanza approssimativi...Ma faceva molto figo...Come ogni bottega che si rispetta anche quella del Giancarlo aveva il suo bel libretto a quadretti intitolato ''Segna che pago domani''. Centinaia di volte nel bel mezzo di un programma televisivo, mentre la Clara stava spadellando, suonava la sirena...Beeeeeeeep....Beeeeeeeeeeep....Orca..E' finito il vino del to pa', vai dal Giancarlo a prendere ''un bottiglione''...fai segnare. Di che pago domani...Oppure...Beeeep Beeeep...Orca...E' finito il burro, il dado, l'olio, il pan grattato, il formaggio grattuggiato, il sale, il sale grosso, lo zucchero...fai segnare..Di che pago domani...Il libretto era vergato a penna, con righe ben marcate a confermare la riscossione dei conti pagati...Ed era cosi' in tutte le botteghe.. Ricordo ancora quando fuori del negozio del Giancarlo misero il distributore di ''cicche'' rotonde colorate...10 lire l'una. Stava fuori anche quando il negozio era chiuso e noi per scaramanzia provavamo a girare la manopola anche senza soldino...Si sa mai...Poi arrivo' quello delle palle di plastica da 50 lire con dentro il gioco...Quello si che era figo...Ma chi le aveva 50 lire?..I giochi facevano cagare..Ma era una macchinetta mangiasoldi primordiale..antidiluviana...I tentativi di arrivare ai giochini senza monetine si sprecavano...Ma non abbiamo mai cercato di rompere il vetro.. Si cercava piu' l'astuzia che non il vandalismo...Il Giancarlo non chiudeva mai. Neppure in agosto. A parte le feste comandate non ricordo una chiusura estiva. Era sempre puntuale all'apertura. Spesso anche una volta chiuso, apriva apposta il negozio se mia mamma aveva dimenticato qualche cosa. Per pochi minuti. Il tempo di farti avere le cose necessarie, senza neppure accendere le luci del negozio. Ricordo che con Giancarlo andai a Varese per la prima volta in vita mia. Nella mia famiglia non si aveva la macchina. Ricordo che Massimiliano mi invito' un pomeriggio ad andare con loro per delle commissioni...Ricordo la Valganna..Fu la prima volta che la transitai...Le gallerie mi rimasero impresse...A casa di Massimiliano vidi per la prima volta anche una partita a colori...Era il 1978...Germania Ovest - Polonia 0:0. Partita inaugurale dei Mondiali di Argentina. A casa mia la TV a colori arrivo' solo nel 1983. Il negozio del Giancarlo era un approvigionamento volante anche di patatine, ghiaccioli, gelati e cicche, nei pomeriggi che noi ragazzini si spaziava per i vari quartieri del paese. La fontanella che stava davanti al suo negozio, sulla discesa di Via Montegrappa era la piu' vissuta da noi ragazzi. Seconda per importanza solo a quella davanti al benzinaio, alla fine della discesa delle Rimembranze.. Ci si riforniva per riidratarci, per riempire le bottigliette di spirito e spruzzarci o semplicemente per bagnarci i polsi perche' eravamo sudati. Non cercatela quella fontanella perche' non c'e' piu'....Ricordo che per anni, la sera tornando dal lavoro...facevo tappa dal Giancarlo prima di svoltare per casa...Andavo direttamente allo scaffale della birra...Aveva solo la Splugen da 66cl. Alla cassa immancabilmente....'' La bireta?''...Con un sorriso. Chiuse negli anni che fui ''in esilio'' in quel di Cugliate. Mi fa specie vedere le due saracinesche che attualmente ne celano il passato di bottega. Chiudo gli occhi e rivedo la mia Via, il mio passato, tutte le volte che son passato per anni e anni davanti a quel negozio e alle sue vetrine, disordinate, senza una logica..A quante volte mi bastava un cenno con la testa, quando passavo davanti all'entrata, per salutare il Giancarlo seduto alla cassa, con il suo irrinunciabile camice bianco, intento a ingannare la noia con le sue parole crociate...A quante volte quando gia' faceva buio uscivo di casa per l'acquisto dell'ultimo istante....Ora, quando ripasso per il mio quartiere..Quando scruto i garage, le saracinesche, le ristrutturazioni attuali di luoghi che ho vissuto in passato, non riesco a non pensare che dietro ce' un mondo grande..Grande, grande e dimenticato... Quando scrissi questo ricordo...5 anni prima...Giancarlo era ancora tra Noi. Si era trasferito da poco, presso la figlia Elena. Lontano da Cunardo. Il 12 Novembre del 2025, Giancarlo ci ha lasciati...ma ci ha lasciato anche un ricordo Cunardese, eterno, che ha trovato riscontro in tutti coloro che lo hanno vissuto e che lo ricordano sui socials. Vissuto, anche solo per quei pochi secondi, necessari ad acaparrarsi quotidianamente le sue mitiche focacce. Ogni mattino, nel tragitto fatto a piedi da ogni dove del paese, che le varie generazioni di piccoli Cunardesi percorrevano e immancabilmente facendo tappa, davanti al suo negozio, andando a scuola. Grazie e ciao Giancarlo.
venerdì 27 agosto 2021
LA BOTTEGA DEL ''BONORA'' - L' ULTIMO AVAMPOSTO DEL PAESE PRIMA DELLA SCUOLA. - CIAO GIANCARLO.
Era la Cunardo delle botteghe..La Cunardo che quando uscivi a fare spesa socializzavi..Ti raccontavi...Un formicaio impazzito che ogni mattina disegnava in centro paese arabeschi colorati di voci, di colori...Non era la Cunardo dei centriacquisti, che dove vai, compri tutto e te ne vai...Si usciva per incontrare, per ''spettegolare'' per evadere...Per sentirsi parte di un contesto paesano piu' intimo e confidenziale..I mariti al lavoro..Le mogli a casa a badare al focolare e ai figli...Dio. Molto primitivo come concetto..Ma era cosi'. Nel Cantun Merda ci si gestiva e l'acquisto dei generi di prima necessita' si distribuiva equamente per non fare torti e per essere considerati clienti ovunque nel paese... La filosofia della Clara era...''Bisogna accontentare tutti...''. Io, come tanti, avevo galline, papere e conigli, che regolarmente, quando scarseggiavano, il Consorzio dell'Enrico Spozio, a scadenze regolari riforniva. E si ripartiva da zero...L'arrivo dei pulcini era una gioia immensa.., ma dopo due giorni erano gia' adolescenti e gia' scemava nell'indifferenza quella voglia di coccolarli.. Avevo un orto che mi dava ogni piu' varia e stagionale verdura. Avevo alberi da frutto, i piu' disparati (albicocco, fico fiorone, pruno, caco..). Ma avevo anche delle botteghe, assai limitrofe a casa..Diciamo a una sputazzata proprio da casa..C'era il fruttivendolo del ''Signor Mimmo e della Signora Bruna''...situato nella porta di garage sulla sinistra, al 17 di Via Vaccarossi, prima che l'incrocio con Via Marconi, desse il via libera dopo la curva, agli ultimi 100 metri per le scuole. Insomma avevo un mondo intorno a casa...L'alimentari piu' vicino era quello del Giancarlo...per tutti: ''Il Bonora''. Per me era il piu' prossimo. Il piu' comodo. Per il resto dei Cunardesi, l'ultimo. L'ultimo avamposto di ristoro prima delle mattinate scolastiche. Mia mamma comprava il pane dalla Mirella e il Battista. Di fronte alla pasticceria dell'Italico e la Ginetta. Si dai, davanti alla attuale ''La vecchia Cunardo''. Comprava il latte dalla Nina e dall'Andina prima..e perche' no.. a volte dall'Annalina Bossi, cara amica della Rosi.. Comprava la carne dal Giampiero Figini..In Piazza IV Novembre..ma a volte anche dalla Mafalda..a fianco all'attuale lavanderia..che dopotutto era di Bedero e quindi si conoscevano sin dall'infanzia..La chiusura del negozio del Giancarlo fu per me il segnale che qualcosa a Cunardo stava morendo....Con quello della Silvana e del Renato per anni situato nell'ex Consorzio, fu una delle ultime botteghe, degli ultimi esercizi, ad ammainare la bandiera nel centro storico. Insomma a spegnere il gas e la luce, nel cuore pulsante del paese...Sin da bambino il negozio del Giancarlo fu un punto di riferimento per me, ma non solo. Massimiliano e Betti sono cresciuti con me. Vicini di casa e compagni di giochi. I loro nonni...l'Angelo e la Gilda, li ricordo come fosse ieri. Ricordo soprattutto la Gilda, seduta su una sedia di paglia con la Rasca, la sua cagna lupa...accucciata ai suoi piedi, all'angolo di casa, a guardare le persone e le sparute macchine che passavano in Via Vaccarossi...Ricordo le serate passate in strada, davanti al negozio, con Massimiliano a giocare a pallone con un Super Tele rossonero, perche' era Milanista...Ore e ore a passarcela, tanto macchine non ne transitavano. Ricordo che la Betti mi procuro' l'unico ''pattone'' che il Bepi mi rifilo' in vita sua...Ma non fu colpa della Betti pora stella...Giocavo con un secchio. Lo facevo roteare e involontariamente presi Betti in viso..Cadde. Scoppio' a piangere...Avremmo avuto forse 9 anni Io e 6/7 Lei..Il Bepi lascio' il laboratorio dove stava aggiustando le bici...Mi prese per un braccio e con l'altra mano mi rifilo' un pattone sul culo che mi fece fare l'altalena...Mi sollevo' un metro da terra...Riprovai la stessa sensazione anni dopo sul calcinculo delle giostre...Fu l'unica volta che mio Padre alzo' una mano su di me..In tutta la mia vita..Peccato...Le mattine, del periodo scolastico, il negozio del Giancarlo era invaso dagli scolari. Le carte oleate, rosa, verdi e azzurre diminuivano rapidamente...a vista d'occhio. Servivano per incartare le mitiche focacce da gustarsi a scuola nel momento della ricreazione...Dopo il dolce di Cunardo per ''Ra nosta festa'' con pinoli e zafferano, credo che le focacce che da bimbi si acquistavano dal Giancarlo, siano le golosita' piu' consumate dai bimbi di tutte le generazioni Cunardesi fino agli anni 90. Focacce abbondantemente unte, con sale grosso ben in vista...Con crateri lunari che piu' ce ne erano piu' ti sentivi fortunello...Al momento della pausa scolastica chi non poteva permetterselo ingoiava la saliva a vedere i compagni gustarsi la merenda con si tale ingordigia mista a status sociale...I piu' sboroni avevano la pizza..che di pizza aveva solo i colori..anche quelli abbastanza approssimativi...Ma faceva molto figo...Come ogni bottega che si rispetta anche quella del Giancarlo aveva il suo bel libretto a quadretti intitolato ''Segna che pago domani''. Centinaia di volte nel bel mezzo di un programma televisivo, mentre la Clara stava spadellando, suonava la sirena...Beeeeeeeep....Beeeeeeeeeeep....Orca..E' finito il vino del to pa', vai dal Giancarlo a prendere ''un bottiglione''...fai segnare. Di che pago domani...Oppure...Beeeep Beeeep...Orca...E' finito il burro, il dado, l'olio, il pan grattato, il formaggio grattuggiato, il sale, il sale grosso, lo zucchero...fai segnare..Di che pago domani...Il libretto era vergato a penna, con righe ben marcate a confermare la riscossione dei conti pagati...Ed era cosi' in tutte le botteghe.. Ricordo ancora quando fuori del negozio del Giancarlo misero il distributore di ''cicche'' rotonde colorate...10 lire l'una. Stava fuori anche quando il negozio era chiuso e noi per scaramanzia provavamo a girare la manopola anche senza soldino...Si sa mai...Poi arrivo' quello delle palle di plastica da 50 lire con dentro il gioco...Quello si che era figo...Ma chi le aveva 50 lire?..I giochi facevano cagare..Ma era una macchinetta mangiasoldi primordiale..antidiluviana...I tentativi di arrivare ai giochini senza monetine si sprecavano...Ma non abbiamo mai cercato di rompere il vetro.. Si cercava piu' l'astuzia che non il vandalismo...Il Giancarlo non chiudeva mai. Neppure in agosto. A parte le feste comandate non ricordo una chiusura estiva. Era sempre puntuale all'apertura. Spesso anche una volta chiuso, apriva apposta il negozio se mia mamma aveva dimenticato qualche cosa. Per pochi minuti. Il tempo di farti avere le cose necessarie, senza neppure accendere le luci del negozio. Ricordo che con Giancarlo andai a Varese per la prima volta in vita mia. Nella mia famiglia non si aveva la macchina. Ricordo che Massimiliano mi invito' un pomeriggio ad andare con loro per delle commissioni...Ricordo la Valganna..Fu la prima volta che la transitai...Le gallerie mi rimasero impresse...A casa di Massimiliano vidi per la prima volta anche una partita a colori...Era il 1978...Germania Ovest - Polonia 0:0. Partita inaugurale dei Mondiali di Argentina. A casa mia la TV a colori arrivo' solo nel 1983. Il negozio del Giancarlo era un approvigionamento volante anche di patatine, ghiaccioli, gelati e cicche, nei pomeriggi che noi ragazzini si spaziava per i vari quartieri del paese. La fontanella che stava davanti al suo negozio, sulla discesa di Via Montegrappa era la piu' vissuta da noi ragazzi. Seconda per importanza solo a quella davanti al benzinaio, alla fine della discesa delle Rimembranze.. Ci si riforniva per riidratarci, per riempire le bottigliette di spirito e spruzzarci o semplicemente per bagnarci i polsi perche' eravamo sudati. Non cercatela quella fontanella perche' non c'e' piu'....Ricordo che per anni, la sera tornando dal lavoro...facevo tappa dal Giancarlo prima di svoltare per casa...Andavo direttamente allo scaffale della birra...Aveva solo la Splugen da 66cl. Alla cassa immancabilmente....'' La bireta?''...Con un sorriso. Chiuse negli anni che fui ''in esilio'' in quel di Cugliate. Mi fa specie vedere le due saracinesche che attualmente ne celano il passato di bottega. Chiudo gli occhi e rivedo la mia Via, il mio passato, tutte le volte che son passato per anni e anni davanti a quel negozio e alle sue vetrine, disordinate, senza una logica..A quante volte mi bastava un cenno con la testa, quando passavo davanti all'entrata, per salutare il Giancarlo seduto alla cassa, con il suo irrinunciabile camice bianco, intento a ingannare la noia con le sue parole crociate...A quante volte quando gia' faceva buio uscivo di casa per l'acquisto dell'ultimo istante....Ora, quando ripasso per il mio quartiere..Quando scruto i garage, le saracinesche, le ristrutturazioni attuali di luoghi che ho vissuto in passato, non riesco a non pensare che dietro ce' un mondo grande..Grande, grande e dimenticato... Quando scrissi questo ricordo...5 anni prima...Giancarlo era ancora tra Noi. Si era trasferito da poco, presso la figlia Elena. Lontano da Cunardo. Il 12 Novembre del 2025, Giancarlo ci ha lasciati...ma ci ha lasciato anche un ricordo Cunardese, eterno, che ha trovato riscontro in tutti coloro che lo hanno vissuto e che lo ricordano sui socials. Vissuto, anche solo per quei pochi secondi, necessari ad acaparrarsi quotidianamente le sue mitiche focacce. Ogni mattino, nel tragitto fatto a piedi da ogni dove del paese, che le varie generazioni di piccoli Cunardesi percorrevano e immancabilmente facendo tappa, davanti al suo negozio, andando a scuola. Grazie e ciao Giancarlo.
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