venerdì 27 agosto 2021

QUANDO C'ERA LA CERAMICA CORONETTI - '' La FIAT di Cunardo''

(Segue come completamento sull'argomento, per gentile concessione di Stefano e Marika Vigezzi.. STORIA DELLO STUDIO D'ARTE. Scritto da Dino Vigezzi nel 2011.)


Questo ricordo e' basato sulle mie esperienze di ragazzino che non ha mai lavorato per l'azienda Coronetti. La narrazione e' un insieme di immagini della mia mente che si rifa' a quasi 50 anni addietro. Cio' che racconto e' cio' che ha rappresentato per me la Coronetti da profano..Gli episodi, le precisazioni e le realta' interne alla ditta sono frutto di aiutini di coloro che la hanno vissuta in prima persona...e che ringrazio sentitamente...
Questa volta...Diversamente dagli altri racconti...Ogni commento aggiunto alla fine, proveniente da testimonianze dirette di chi alla ''Coronetti'' vi abbia lavorato, o abbia vissuto direttamente l'argomento, sara' incluso con la dovuta citazione per chi lo ha riportato, anche nel mio libro/blog ''Nato nel Cantun Merda'' affinche' la lettura del post abbia una maggior completezza e veridicita', poiche' l'argomento riguarda forse, l'azienda piu' importante della storia di Cunardo. Grazie.
Per coloro che non lo sanno..Una volta al posto delle Terrazze, c'era quella che poteva essere definita la FIAT di Cunardo...Non produceva auto, ma ceramiche e dava da campare a meta' paese. Era una congrega ben assortita di geniali creativi..che inventavano, intuivano e davano modo di sviluppare le loro abilita' artistiche, ad una manodopera partecipe e ben indottrinata. Era un' azienda che dava impiego ad almeno un quarto delle famiglie Cunardesi..Piu' o meno...prole annessa, a volte coinvolta in lavori a cottimo di piccola manovalanza direttamente a casa...Un'azienda con un riciclo di personale abbastanza regolare..Un'azienda che impiegava manodopera Cunardese e del circondario dei comuni limitrofi..Nel massimo dell'espansione raggiunse i 90/100 operai..forse anche piu' in alcuni momenti..Mica pizza e fichi per un settore come la ceramica. Il confine prossimo con la Svizzera fu uno dei motivi che indussero sciami di persone a lasciare il loro paese, spesso, logisticamente situato in Meridione, per stabilirsi a Cunardo, alla ricerca di una realizzazione, ma piu' che altro di una certezza su cui costruire un futuro. Non eravamo, Toooorino o il Piemooonte..ma nel nostro piccolo, accogliemmo centinaia di ''emigrati''...tutti successivamente ben integrati e ben considerati in paese, grazie allo spirito di sacrificio, di dedizione al lavoro e di adattamento alla realta' settentrionale della nostra piccola realta' Cunardese. Le provenienze piu' disparate comprendevano l'Abruzzo in primis, in particolare il Teramano...con Castelli famosa per le sue ceramiche, la Sicilia, la Campania, con il Casertano a prevalere...Giovani generazioni che dagli anni 60, si proposero in piu' settori pur di dare una svolta al loro status economico e famigliare... Erano gli anni del contrabbando di sigarette dalla Svizzera....C'e' chi ci arrotondava e chi ne fece un'entrata regolare...Ci fu invece chi si dedico' con anima e corpo allo sviluppo di un'arte che avrebbe rinomato Cunardo e lo avrebbe fatto entrare nella storia, trasmettendo il sapere e le tradizioni apprese nelle scuole dei paesi di provenienza.. La produzione artistica di ceramiche, ha sempre distinto Cunardo nei decenni, sin dall'alba dei tempi..Varie scuole regionali si sono incontrate qui, all'occhio del San Martino, invadendo il paese e hanno creato un avamposto, noto per l'originalita' e la rinomanza delle creazioni in tutto il mondo. Abruzzesi, Toscani, Calabresi, Veneti, Emiliani....Si trovarono a confrontarsi e a miscelare le loro conoscenze per un prodotto di eccezionale rinomanza. Con gli anni la ''Coronetti'' divenne un' azienda che ebbe un mercato talmente florido che si espanse anche oltre oceano...La ''Coronetti'' esporto' fantastiche intuizioni di grandi artisti della cottura delle crete, di pittura, di esperienze e di malizie tecniche, oltre che di fantastiche visioni artistiche inimitabili, prodotte da esperienze unite, nate dal confronto di diversi concetti artistici di provenienza. Fu rampa di lancio di artisti in cerca di realizzazione..ma spesso solo di concrete opportunita'..artisti geniali giunti dagli angoli piu' disparati d'Italia, che collaborarando insieme, diedero vita a prodotti esemplari, che restano anche oggi nella memoria di chi vi ha lavorato o che di riflesso, come me, ha vissuto la contemporaneita' di quel periodo. La Ceramica Coronetti era situata dove ora ci sono le polistrutture sanitarie delle ''Le Terrazze''. La prima provvisoria location pero', fu sita dietro il Bar Tre Valli, all'inizio degli anni 50. Rinomati artisti come Michele Fiorenza e Giovanni Cappellini gia' si sbizzarrivano, lasciando spazio alla fantasia, unita alle doti artistiche, in creazioni, che sempre piu' apprezzate, avrebbero posto le fondamenta per una produzione in ampia scala che diede all'azienda rinomanza Internazionale.

Il maestro Michele Fiorenza, geniale artista scultore, della ceramica Coronetti.
Nel contesto lavorativo Cunardese, per un trentennio..dagli anni 50 ai primi anni 80 fu il punto di riferimento lavorativo primario, di tutti coloro che stavano terminando le scuole...ma spesso un destino...In quegli anni, il lavoro non mancava. Se non avevi mezzi per continuare gli studi, a 15 /16 anni, gia' eri manodopera valida per entrare nel mondo del lavoro. Considerando che poi si bocciava alla grande..si usciva delle medie spesso a 16 anni...A 18 eri moroso..a 21 sposato..e a 23 magari gia' eri padre...Una generazione post sessantottina, scaraventata in un mondo del lavoro, gia' sottoscritto da limiti scolastici e di apprendimento, decisi o castrati dagli insegnanti, sin dalle elementari. Maturavi a forza in poco tempo, solo al pensiero che una volta finite le medie, eri a fare apprendistato in qualche attivita'. Le medie le finivi con le serali, perche' volente o nolente, anche la scuola media poteva servire. Oggi..Dai?.Ma chi mai assumerebbe uno a 16 anni?...Ma manco a 21. Troppo diverse le generazioni. Troppo diverso il contesto famigliare dove tutto e' gia' ottenuto a priori senza neppure chiederlo. A volte il contatto con la Coronetti avveniva anche prima del temine scolastico...Un giorno di pochi mesi fa, Silvio Brance'...caro amico, mi disse che a scuola nelle elementari, dormiva sempre la mattina...Perche' essendo un bambino e avendo le dita piccole, stava sveglio fino a mezzanotte a dipingere i particolari dei soggetti, del lavoro che i suoi genitori portavano a casa..Una piccola realta' mai considerata. A scuola passavi per ciuccio, svogliato e di conseguenza gia' nelle elementari si perdevano gli anni...Ricordo che da ragazzino passavo lungo il muro della struttura della ceramica Coronetti, quando ero ancora nella fase esplorativa del paese..oppure, se stavo andando al cimitero perche' facevo il chierichetto a qualche funerale, o se stavo andando a giocare a casa di Marco, 'l fio' du sindic Mapelli, a Raglio...Seguendo la strada che dalla chiesetta della Madonna porta al cimitero ''nuovo'', seguivi il muro alto della ditta...Ne ricordo ancora il calore dell'aria che usciva da quelle finestre con grosse grate a fitti quadretti, poste rasoterra in prossimita della strada. Un'aria calda che odorava di ceramiche in cottura..Era un odore unico..Ancora oggi se mi concentro lo sento nelle narici..Grosse grate metalliche. Permettevano di scrutare all'interno dell'azienda...Mi affacciavo alla ricerca di amici accalappiati gia' dalla realta' lavorativa..o da altre facce conosciute. Spesso compagni di scuola, che solo mesi prima condividevano con me pomeriggi al campetto Talamona o al parco giochi. Li prendevamo in giro quando ci scorgevano sbirciare l'interno del grosso capannone. Perche' noi si era al cazzeggio...Loro ormai, gia'al lavoro..Seguendo il muro, proseguivi su di un ampio spazio catramato che faceva da impermeabile al tetto del magazzino carico scarico...e poi, un salto nel vuoto di qualche metro, delimitato lateralmente da un basso muretto che seguiva la strada che porta a Raglio...Tre metri circa di salto...Era pericoloso...La strada proseguiva per Raglio, nella sua pendenza discendente e si diramava a destra per Via Prada, poco distante invece sulla sinistra, cominciava la salita della curva della Santa Teresina, che si inoltra per il Sass Murun. Nei mesi estivi, curiosando nei reparti, si vedevano dai finestroni del marciapiede, i grossi portoni spalancati per il riciclare aria fresca, che davano sul cortilato fuori della ditta...L'interno della grossa struttura aveva un unico stanzone suddiviso in mansioni...Al piano superiore funzionava un reparto speciale in cui veniva approntata la creta per la lavorazione. I reparti erano: modellismo, preparazione stampi e colata, pittura, magazzino e imballaggio, uffici, non erano proprio reparti, in fabbrica alcuni reparti erano divisi solo dal forno a tunnel, da una parte pittura e dall'altra cristallina e smalti. Generalmente l'orario di lavoro era a giornata e terminava alle 17.30..anche se spesso la produzione richiedeva straordinari...Solo gli addetti alla cottura e i responsabili dei forni facevano i turni e si alternavano negli orari di produzione. Un ampio spazio aperto, al di la' della ditta, invisibile dalla strada era adibito a zona di scarico della produzione fallata, di scarti o di stampi ormai in disuso...Con la nascita del campetto Talamona, divenne terreno di caccia per riesumare tutto cio' che poteva assomigliare ad un trofeo per uno dei tanti tornei di calcio fatti in casa. Oltre ai vasi e a boccali vari, a volte anche il mitico carabiniere che conteneva l'amaro Galliano e la Cutty Sark, veliero composto da piu' elementi in ceramica e cordicelle che si dipanavano tra le vele, tanto da dare un'immagine molto realistica di un'imbarcazione dei tempi che furono,

Il carabiniere del Liquore Galliano e la mitica Cutty Sark

potevano essere riciclati a coppa. Magari per il miglior portiere o per il capocannoniere...Ci si accontentava..Ricordo che ogni tardo pomeriggio, alla fine della giornata lavorativa, mentre io tornavo a casa dal parco giochi, incontravo la fila dei lavoratori in prossimita' della chiesetta che tornavano alle famiglie. Divisi in gruppetti. Tutte facce conosciute. Tutte persone che incontravo nel quotidiano. La sirena di fine lavoro era l'annuncio di un corteo che di li' a poco avrebbe ridato vita al paese, sciamando per le botteghe per i bar e le piazzette. Il dottor Coronetti era ritenuto un principale molto serio, una persona distinta, disponibile ma allo stesso tempo severo e duro con chi non faceva il proprio dovere. Nel complesso godeva di unanime stima tra i dipendenti. Con gli anni 70 l'azienda comincio' a dover affrontare dei problemi...e di conseguenza la maggior parte delle famiglie Cunardesi dovette cominciare a preoccuparsi di trovare delle alternative di sostentamento. Ci fu una prima fase di crisi che preannunciava un futuro molto incerto...Per un periodo alcuni operai per salvare il posto di lavoro occuparono l'azienda. Materassi in spalla si accamparono nei reparti e lavorarono a turni giorno e notte con normale retribuzione, scontrandosi anche con gli altri operai che rimostravano con gli scioperi per le scarse garanzie di lavoro. La crisi fu risanata provvisoriamente, ma piano piano ripiombo' in una situazione di incertezze e di instabilita' che nella seconda meta' degli anni 70 la portarono alla chiusura definitiva. La manovalanza si disperse per ricollocarsi nei piu' svariati settori di qua e di la' del confine. Gli artisti e i maestri delle varie scuole di ceramica si riproposero avviando attivita' personali spesso concorrenti tra di loro. I fratelli Augusto e Lino Di Simone aprirono la ceramica omonima, Michele Fiorenza, Giovanni Cappellini, Dino Vigezzi crearono lo Studio d'Arte Cunardo. E poi, le ceramiche D'Arienzo, le ceramiche Di Nino...Tutte reminescenze di un unico contesto artistico condiviso per anni quotidianamente...Sono molte le personalita' di Cunardo che hanno prestato la loro opera presso la ceramica Coronetti..e che ne hanno creato la storia..farei torto sicuro se volessi menzionarli tutti anche perche' non ci ho lavorato. Una lista di nomi la ho raccolta, ma non sarebbe corretto. Dai geniali artisti ai comuni prestatori d'opera. Ricordateli voi. Con due righe. Aggiungendo i vostri ricordi vissuti di riflesso o direttamente..come dipendenti..o figli di dipendenti. Alla fine in qualche modo..la ceramica Coronetti rivivra' con le vostre emozioni messe per iscritto, insieme al vostro passato e ai vostri cari.

                                                  -- COMMENTI E TESTIMONIANZE --

TERESA SAVINI - io mi ricordo una cosa bellissima intorno al tavolo con le mia famiglia a fare tutti questi pezzi di ceramica ,chi sbavava la pipetta ,chi attaccava le calcomanie era troppo bello tanta gioia
GIULIANA TUCCI - In casa di mio papà c'e ancora qualche pezzo della ceramica ,io da bambina andavo al di fuori della fabbrica a prendere qualche oggetto difettoso che loro buttavano!
CLAUDIO CORONETTI - Ciao Graziano, per fortuna che tu non sei stato un dipendente di mio papà, a giudicare dalla tua meticolosa ricostruzione (che mi ha fatto ritornare bambino) è come se tu ci avessi lavorato per anni. Ti ringrazio per aver reso onore al grande amore di mio padre : la sua ceramica..che in realtà lui voleva si chiamasse "Ceramica di Cunardo" a fatto di consolidarne l'attaccamento al paese. Io sono cresciuto con questa realtà è ho rivissuto nella tua descrizione le immagini che ho impresso nella mia memoria. Più che di nomi io sono ricco di volti sinceri che amavano il loro lavoro e la dedizione a mio padre, le cose brutte che sono seguite io le ho rimosse in onore di chi ha fatto il suo dovere con dedizione e impegno nella fabbrica di mio padre. Ti ringrazio ancora e ringrazio Francesco Ballanti per avermi avvisato di questo articolo. Ancora grazie e un grande abbraccio a tutti quelli che hanno lavorato da mio padre. Buon anno a tutti

* Su gentile premura di Marika e Stefano Vigezzi...la lista stilata dal Dino...Tutti i dipendenti della Ceramica Coronetti che e' riuscito a ricordare..Redatta a mano. Bellissimo documento..


FRANCESCO BALLANTI - mancavano:
il sig mascheroni
peppina Nicola
Sala tonino ( autista)
Sala figlio
Lolli Cesarina
Ballanti Domenico
Mozzi Pierino
De Bono Pasqualina
De Luca Giovanni
Gino di Luino( addetto ai forni)
De Vita...
e poi ancora altri...




ANTONELLA BRIANZA - Cacciatori, fagiani, pavoni, ci lavorava mio zio Brianza Luigi


GABRIELLA COPPADORO - Trovata da mio nonno tra gli scarti buttati. Incollata ma mi ha sempre affascinato e la tengo ancora.
foto Gabriella Coppadoro










ENRICO CAPPELLINI - Mi ricordo che a volte in alcune occasioni la Ceramica Coronetti teneva delle mostre , sia all'aperto al parco delle rimembranze dove il pubblico poteva assistere agli artisti che dimostravano realmente le loro tecniche di lavoro ed anche presso le scuole d Cunardo , dove non mancavano le visite di illustri personaggi sia pubblici che del mondo del lavoro , dove il pubblico anche proveniente dalla provincia poteva vedere realmente oltre alle opere personali di alcuni artisti la produzione artistica della Ceramica Coronetti .

Giovanni Cappellini al parco delle rimembranze nel 1963.

ENRICO CAPPELLINI - Un'altro ricordo ...il signor Coronetti fece decorare in ceramica tutte le tegole del tetto della sua casa privata, con decorazioni particolari anche a mosaico , mi ricordo ancora mio padre che mi raccontava le fasi della lavorazione in cui la piu particolare fu quella di numerare tutte le tegole . Ricordo anche che mio padre mi porto' a vedere il lavoro quasi alla fine ed era oltre che unico , meraviglioso .
Questa foto ritrae mio padre Giovanni , ancora molto giovane in una manifestazione all'aperto presso il Parco delle Rimembranze ,si può notare che alle sue spalle vi era ancora il vecchio cimitero e parcheggiata sulla strada una vecchia 600
ANNA MARIA BELLI -  Tanti ricordi ,bei momenti passati ,avevamo poco e non capivamo che avevamo una grande ricchezza :IL LAVORO !!!! veramente la Ceramica Coronetti ha aiutato moltissime famiglie a crea rsi un futuro dignitoso ,a conoscere tanta gente ,a creare amicizie che ancora oggi ci sono ,e anche matrimoni .
CRISTINA CARMAGNOLA. ...non ci sono parole che possano spiegare cosa e' stata per me la ceramica Coronetti..La crisi che ha portato alla chiusura e' coincisa con la mia partenza dal paese a soli 14 anni, dopo che vi ero cresciuta, frequentato l'asilo, le elementari e le medie. Dopo aver instaurato rapporti e legami ancora oggi forti e irrinunciabili, con tutti i miei compagni di scuola ma soprattutto con la Raffaella Sagittario e la Lorella Di Simone, anche loro coinvolte nell'azienda Coronetti visto che i loro genitori lavoravano in ceramica con mio papa', Dario Carmagnola. Sono stati gli anni piu' belli della mia vita e hanno contribuito a far crescere il mio amore per Cunardo, un amore che nonostante ormai siano 40 anni che non vi risiedo piu', e' immutato e ultimamente sta crescendo, visto che da qualche mese sono tornata a viverlo nelle sue persone e nei suoi paesaggi, con una certa frequenza. Il calore con cui sono accolta da tutti ogni volta e' sempre sorprendente ed emozionante, proprio come lo sentivo da ragazzina..Ho sempre detto anche dove vivo ora, che Cunardo per me e' il mio vero paese, quello a cui mi sento appartenere. La Ceramica e tutti i suoi artisti a me sembravano una normalita', oggi apprezzo con un occhio piu' critico il loro genio e le loro capacita' creative e rimpiango la loro scomparsa, perche' sono stati parte della vita dei miei genitori e della Cunardo che ho vissuto...
Giovanni Cappellini 1967 a Dario Carmagnola - Foto di Cristina Carmagnola
Sono emozionata perche' il racconto di Graziano mi ha risvegliato momenti lontani e che purtroppo sono coincisi con la decisione di lasciare il paese per cercare altre soluzioni lavorative. Voglio salutare tutti i grandi artisti che ne hanno fatto parte, che ora non ci sono piu'. Amici dei miei genitori, personaggi che con passione hanno creato a Cunardo una immagine illustre anche nel mondo. Chapeau.
GIAN MARIO TOSIN - Mio papà non solo ci ha lavorato, come modellista, cioè preparava gli stampi, ma poi è diventato l' autista personale del signor Coronetti, ma a parte questo, la ceramica Coronetti si può dire che ha dato da mangiare a mezzo Cunardo e forse più, cunardesi e non.
DANIELA NICOLI - ho lavorato anch'io bravissima persona il Sig. Coronetti io ero stata affiancata ai fratelli Vigezzi MARIO gli stampi e DINO la pittura che bei tempi grazie e continua a srivere per fare ricordare buona giornata amico ciao
MARINA CAROZZI - Bellissimo questo ricordo....un tuffo al cuore per tutti quelli che hanno vissuto quegli anni....peccato davvero che non sia stato dato lustro a quelle attività. Erano artisti unici ognuno a modo suo....da bambina frequentando la casa di Raffaella Sagittario restavo estasiata quando si entrava in quel locale dove il suo papà aveva parte delle sue opere. Da adulta mi domando ora come nessuno abbia mai pensato anche ad un piccolo museo della ceramica cunardese. Ci sono in valle e limitrofi "artisti " conosciuti perché è stata fatta opera di divulgazione......e perdonatemi....da non esperta di arte .....i ns cunardesi con le loro opere niente avrebbero da sfigurare.....
LINDA SAVINI - Anch'io ho lavorato da Coronetti e soprattutto mio padre Savini Guido ..abitavamo nella casa vicino alla fabbrica, papà faceva il portiere, coltivava anche l'orto per noi e la famiglia Coronetti. Bravissime persone giocavo anche con i loro bambini.Noi venuti dal sud per lavoro ,siamo stati accolti con rispetto ,abbiamo lavorato con dedizione e loro ci hanno dato i nostri diritti così abbiamo cambiato anche in meglio la nostra situazione economica. Io mi ricordo che tante famiglie come noi avevano gratitudine e rispetto per la famiglia Coronetti. Ho tanti bei ricordi. ..

Guido Savini ai forni.
FRANCESCO BALLANTI - Ciao Linda, ho lavorato ai forni con tuo papá Guido e il Marcello Giroldi. Nell'estate 1971 per 3 mesi ho lavorato di notte come conduttore forno tunnel. alla sera iniziavo alle 22 e il turno durava sino alle sette di mattina.Per l'occasione mi ero comprato dal Maio in piazza 4 novembre una radio Mivar pagandola con tre cambiali da 5000 lire. (in quegli anni le cambiali erano molto usate).passare tutta la notte da solo proprio non era il massimo,ma con il notturno italiano (rai2) almeno ascoltavo un po di musica. A volte di notte scendeva il sig Coronetti,specie in vista di importanti spedizioni , a vedere come procedeva il lavoro.. poi finalmente a volte alle sei cominciavano ad arrivare i primi operai ,poi ,puntuale come un orologio il Vigezzi alle sette e 45 accendeva la pompa della barbottina per il colaggio..
MARIELLA GIROLDI - Non ho molto da raccontare della ceramica Coronetti. Il mio papà, Marcello Giroldi, ha lavorato in ceramica, addetto al forno, fino al 1977, anno in cui è andato in pensione. Mi ricordo che quando c'erano spedizioni urgenti faceva i turni, quindi a mezzogiorno gli portavamo la " schiscetta " con il pranzo. Mi ricordo che la prima persona che incontravo appena entrata, era il sig. Sagittario, se non ricordo male, aveva il suo "stanzino" appena dopo l'entrata.

******************************************************************************************************************
                        LA STORIA DELLO STUDIO D'ARTE DI CUNARDO di Dino vigezzi.

Michele Fiorenza, Giovanni Cappellini e Dino Vigezzi fondano Lo Studio D'Arte di Cunardo.
Mi chiamo Dino Vigezzi e vorrei su invito
appassionato e cosciente dell'importanza che ebbe la ceramica a Cunardo,
ricordare anche quello che io e altri due amici Fiorenza Michele e Cappellini
Giovanni riuscimmo a fare e creare dal 1970 al 2000.
Cominciai la mia avventura nel 1955 a 15 anni assunto come decoratore della
ditta Coronetti allora posizionata nelle case Mandelli (attuale Bar ''Tre Valli'')
feci subito amicizia con Michele un giovane scultore calabrese che fece
esperienza in Ceramiche del novarese e Coronetti capi' che era lo scultore adatto
per la sua crescita. La ditta si trasferi' l'anno dopo in un nuovo e grande
complesso (l'attuale clinica ''Le Terrazze''). Vennero assunti parecchi artisti
provernienti dalla Toscana, Abruzzo e campania, e fra essi un giovane pittore
toscano di nome Giovanni anche lui con esperienze in Ceramiche del Novarese
e amico di Michele. Diventammo un trio affiatato e inseparabile tanto che, negli anni
71-72 maldiretta dai responsabili e soprattutto per malattia del titolare la Coronetti stava
finendo ,cominciammo a pensare di uscire dalla tradizionale Ceramica e creare
qualcosa di diverso. Michele fu assunto dalla ditta Bertolotti famosa ditta di
porcellane capodimonte di Carnago, cominciando un lavoro nuovo e molto
interessante. Parlandone riusci' a convincere e coinvolgere anche noi in quel
nuovo lavoro, tanto che alla sera affittammo due locali e cominciammo a
pasticciare con la porcellana. Ci appassiono' a tal punto che nel 73 decidemmo
di iniziare questa nuova attivita'. Affittammmo la vecchia filanda di proprieta'
Adrteani, un complesso fin troppo grande per noi. Si costituisce una Societa' di
fatto denominata Studio D'arte Cunardo di Cappellini Fiorenza Vigezzi per la
lavorazione di porcellane Capodimonte. Acquistammo un forno elettrico e tutte le
attrezzature. Michele comincio' ad inventarsi figure di caccia e di pesca
personaggi grotteschi della vita di tutti i giorni come: pagliacci, barboni, su
panchina, contadinelle, bimbi e mammine, figure sacre di Madonne, Cristi e
chierichetti. Non fu tuttavia facile inserirsi in un mercato artistico di tradizioni
napoletane anche se il Capodimonte comincinava a farsi conoscere in tutto il
mondo. Ci fu di grande aiuto la Camera del Commercio di Varese diretta dalla
Signora Alma Pizzi e in seguito dall'onorevole Zamberletti, che credettero nel
nostro lavoro e ci inserirono in tutte le manifestazioni e mostre artistiche
italiane e piu' tardi estere patrocinate dalla Camera di Commercio. Con le
mostre dell'artigianato artistico cominciammo ad avere ordini, e con
rappresentanti le vendite aumentarono.Nel 75 con la pertecipazione al Macef di
Milano anche attuale grande vetrina dell'artigianato mondiale entrammo nel
mercato napoletano. Nostre opere furono anche acquistate ed esposte da collezionisti
e negozianti famosi di Napoli. Cominciammo ad assumere apprendisti che col tempo
divennero bravi operai. Il salto di qualita' con le nostre opere lo abbiamo fatto
presentando al Macef 78 una serie di nove fraticelli; dal lavoratore al cuoco
al vinaio al trio musica al cerca all'alchimista al peccatore. Ricevemmo ordini di centinaia
di frati da ogni parte, anche dall'estero e vendite in ogni negozio italiano. Il laboratorio diventava piccolo e con l'acquisto di forni a Metano di grande capienza era necessario trovare un altro
posto piu' grande.  Da una mostra dell'artigianato allestitadalla camera di commercio negli Stati
Uniti ci arrivo' un contratto per centinaia di statuine per nove modelli scelti per
il mercato USA, era un grosso lavoro che ci spaventava nel contempo ci stimolava a voler
continuare diventando una grossa azienda. Un impresario edile
cunardese stava costruendo un capannone adatto a noi, ne parlammo e ci promise
l'acquisto con tutte le modalita' di pagamento, erano tanti
soldi e ci venne in aiuto il nostro miglior cliente napoletano che avrebbe
contribuito con noi alla spesa, tutto sembrava risolto quando all'improvviso il
costruttore ci disse che per motivi personali non poteva piu' venderlo, e noi
rinunciammo con molto dolore e tanto lavoro.  Gli anni passavano e grazie ai nostri operai,
ai nostri figli e a ditte esterne lavoravamo sempre tanto. Il 1°Gennaio 1984 a 50 anni all'improvviso, purtroppo Giovanni moriva, fu ungrande dolore, mancava un amico, un grande pittore, coordinatore tra azienda e clienti e amministratore. Il duro colpo venne superato con il lavoro, che ,fortunatamente non mancava. Agli inizi degli anni '90 nuove tecniche nella costruzione di statuette con resine
stampate e non piu' lavoro manuale in porcellana abbassarono notevolmente sia
i prezzi che la qualita' ci fece pensare a nuovi lavori e cominciammo a creare
figurine di animali e tanti piccoli oggetti per il mercato della bomboniera.
Fu subito un grande successo tanto che pur non abbandonando il Capodimonte
e dedicandoci solo a pezzi molto importanti come la riproduzione in porcellana
dell'Ultima Cena del Leonardo e di altri importanti pezzi, l'attenzione nostra
maggiore fu per quel nuovo grande mercato. Ci trasferimmo nel '93 in un nuovo capannone piu' piccolo ma piu' adatto ai piccoli lavori richiesti. Si lavoro' per molti anni ancora abbastanza bene fino che, improvvisamente, il destino come tredici anni prima ci colpi' ancora con la perdita di Michele, se ne andava il creatore di tutti i nostri lavori, un grande uomo e grande scultore.
Seppe far grande la sua ditta e prima la ceramica Coronetti. Subentro' la figlia Carla, ma senza uno scultore che creava nuove forme e nuovi modelli eravamo destinati a finire. Terminammo la nostra attivita' i primi del 2000.
- Io che per fortuna posso raccontare, voglio ricordare i miei soci, persone come
Fiorenza Michele e Cappellini Giovanni, grandi ma umili artisti che venuti da
altri paesi fecero veramente conoscere l'arte della ceramica fatta a Cunardo, ma
vissuti purtroppo tra la totale indifferenza delle nostre istituzioni, mai un
pensiero ne soprattutto un ricordo di quello che furono e fecero per Cunardo.
Voglio ancora ricordare che come noi altre piccole, ma importanti attivita' nella
ceramica in quegli anni fecero grande Cunardo, dalla piu' importante e tuttora
famosa IBIS dei fratelli Robustelli, ai fratelli De Simone, alla ceramica
Michetti, alla ceramica Di Nino, e altre, tutte provenienti dalla ceramica
Coronetti. La mia speranza e' che qualcuno possa riuscire a far ricordare tutta l'importanza
dell'arte cunardese della ceramica alle future generazioni, ricordando che un
popolo senza memoria e' un popolo senza storia.-
                                        --COMMENTI E TESTIMONIANZE--
IOLANDA BRENGA -  Ho letto questa testimonianza con commozione! La Cunardo di ieri nasconde importanti pagine di storia che vanno doverosamente scritte e tramandate ai posteri. La storia la scrivono le persone comuni, quotidianamente, con l' inventiva...la passione...i sacrifici...il proprio lavoro. Quel brulichio di persone...idee...bravura..di anni appena dietro l'angolo hanno fatto tanto per questa comunità. E meritano di essere ricordati. Sta a noi farlo, come lo ha fatto il signor Vigezzi lasciandoci la sua testimonianza. E come lui dice "Un popolo senza memoria... è un popolo senza storia". Con la speranza che altri facciano altrettanto
CARLA FIORENZA - Leggo con commozione quanto scritto da Dino Vigezzi, racchiude la storia dello "Studio d'arte Cunardo", ricordo bene, anche se ero piccola, il grande pittore Giovanni Cappellini e i suoi Cardi, ricordo Dino che dipingeva benissimo e certo ricordo mio papà che creava con l'argilla e io li guardavo incantata...penso che per il tuo libro blog, quanto scritto da Dino Vigezzi sia completo, posso aggiungere qualche foto e altri ricordi che saranno nascosti in qualche cassetto che a volte fatico ad aprire perché grande è il dolore nell'aver perso il mio papà quando avevo 27 anni...subentrata poi nel 1997 allo Studio d'arte ho provato a imparare un lavoro che certo non era il mio e non si può improvvisare, ma essere lì tra modelli, dipinti, stampi ecc. mi ha fatto prendere coscienza di quanti sacrifici e quanta passione abbiano dedicato Michele Dino e Giovanni a questa bellissima arte!
CRISTINA CARMAGNOLA -
Foto Cristina Carmagnola
Buona sera. Che emozione. Sono la figlia di Dario Carmagnola. Collega di Michele. Giovanni Cappellini e Dino Vigezzi alla Coronetti. Sono orgogliosa di avere questo pezzo .(foto a sinistra) ...pezzo di cuore dello studio d’arte firmato da Michele Fiorenza. .
DONATELLA GABUSI - Che emozione leggere queste lettere è stato il mio primo lavoro avevo 15 anni anche se è passato tanto tempo porto ancora tutti nel cuore perché era come lavorare in una famiglia ciao Dino Giovanni e Michele
ENRICO CAPPELLINI - Ho letto con un po' di commozione il racconto di Dino Vigezzi sullo Studio D'arte Cunardo, anche io ho lavorato allo Studio D'arte, quasi tutti i figli erano stati inseriti gradualmente all'interno dell'azienda , con Oscar e Stefano forse dovevamo essere i prosecutori di questa strada indirizzata all'arte , ma che per i casi della vita hanno preso altre strade. Anche mia sorella e la Rosa Maria , per noi RoRo' hanno avuto dei ruoli allo Studio. Ho lavorato diversi anni espletando molteplici lavori , sino alla prematura scomparsa di mio padre. I soci , prima che soci erano anche amici , Giovanni e Michele prima ancora di lavorare da Coronetti si conoscevano gia' lavorando in una ceramica in piemonte , e dopo conobbero Dino Vigezzi. Dino e' stato anche il mio padrino di cresima e cio' fa capire che anche con altri colleghi in ceramica il rapporto era di amicizia , come con Dario Carmagnola ( il mio maestro di pesca ) quando si andava a funghi dovevi correre per stargli dietro o come il Tonino Sala , di grande compagnia e sempre pronto a battute ed a sedersi a tavola davanti ad un buon bicchiere di vino emiliano. Sono molti e tutti bei ricordi che il tempo non ha cancellato, un tempo dove si era fieri del lavoro dei nostri padri.

Nessun commento:

Posta un commento