giovedì 20 giugno 2019

LA CUNARDO DEI TIK E TAK...


Erano gli anni in cui c'era una suddivisione di ruolo ben definito nelle famiglie. Mica tanto lontano neh..Era un misto di patriarcato consensuale...Il marito portava a casa ''la busta''..Spesso al laurava dima' lu'...Ma a Noi, ugualmente, Il Bepi ci mantenne in 5...Finite le competenze lavorative, il maschio Alfa entrava in stand by, vagando, nel tempo libero, tra un'osteria e l'altra, tra un gioco bocce e l'altro e tra una sede degli Alpini....e basta. Veniva riesumato per le decisioni sulle cose di primaria priorita'...La moglie generalmente era la regina della casa. Cresceva i figli, intratteneva i rapporti sociali e scolastici, i contatti con le maestranze del paese...e si proccupava di gestire le entrate nell'arco del mese..Riciclando, tenendo da conto...Avendo un occhio per il superfluo...In quegli anni, quando avevo bisogno di un paio di scarpe, di qualcosa per la scuola, o di qualsiasi necessita' da acquistare, la risposta era..''Specia, c'al to' Pa' al porta a ca' la busta...e po' a vedumm..'' Magari io lo chiedevo al 10 del mese..Il Bepi la busta la portava sempre il 27...Pero' Io ero gia' fortunello..Avevo sorelle..Per cui non mi riciclavano i vestiti dei fratelli maggiori..Nella mia famiglia non si son mai fatte le vacanze al mare d'estate...Io neppure mai la colonia estiva...Non si aveva ne il telefono, (figurati il telefonino).. ne l'automobile...ne la televisione...non si facevano i regali lecchini alle maestre, ne ci si poteva permettere le fotografie di classe...Mia mamma mi faceva i calzoncini corti a maglia..coi ferri. La Clara era sempre dietro a sferruzzare...Prudevano da morire...e mi facevano vergognare anche da morire e non solo, perche' la Clara non ha mai avuto un gran gusto per i colori...I miei calzoni erano quasi sempre di color marrone...Il colore che odio di piu'...Bah. Per arrotondare e non toccare il salario della Aermacchi e ''tirare fuori i suoi vizi'', il Bepi faceva il ciclista..aggiustava le biciclette. Una maniera redditizia per far coincidere una passione e non toccare lo stipendio destinato alla famiglia. Molte volte il Bepi esortandomi mi diceva..''Se stai li' con me, impari e tiri fuori i tuoi vizi''...Ok..Ma l'occhio vigile del Bepi che mi scrutava mentre lo aiutavo e la sua filosofia di volermi insegnare le malizie, mi castrarono in fretta...Nonostante cio', mi sa che.. ''Ve ne ho riparate tante anche io di camere d'aria e di freni, farisei Cunardesi....Sicuramente erano quelle che perdevano gia' dopo qualche giorno...Boh.'' Ma tutto cio' non era sufficiente. Fu cosi' che la Clara decise anche Lei, come molte massaie del paese, di portarsi del lavoro a cottimo a casa e fare le ''Cassette''...''Gli Interrutori''....Piu' volgarmente...i ''Tik e Tak''. Lavoro a cottimo. Anche la Ceramica Coronetti forniva la possibilita' di lavorare a casa..ma piu' ristrettamente, di solito a chi gia' ci avesse lavorato, o avesse particolari abilita' artistiche..''Le Cassette'' invece le forniva la BTicino. Erano i primi 70. In quegli anni era diventata ''la Bassani''...Azienda di Varese collocata in quel di Bizzozzero...Bizzozzero era nota solo per l'ospedale psichiatrico in quegli anni....Grossa industria di apparecchiature elettriche del Varesotto. Rinomata in tutta Europa. Era specializzata proprio in interruttori della luce. Fu la prima a brevettare il salvavita. Ricordo quando il furgone della Azienda attraversava Cunardo e scaricava per le case le cassette. Le donnine, che in cambio consegnavano quelle con gli interrutttori prodotti nella settimana precedente. La Clara si occupava della casa, dell'orto, dei figli, del pollaio e nei momenti di ''relax'' si metteva dietro ad assemblare questi interrutttori che venivano pagati un tot al pezzo, per cui piu' ne facevi piu' soldini tiravi dentro...Mia mamma faceva arrivare sempre 6/8 cassette. Erano nere, di metallo...Dei rettangoli perfetti ben squadrati. Si impignavano una sull'altra incastrandosi in modo preciso. Le metteva nello stabiello davanti a casa e ne portava in casa una per volta. Ogni giorno mia mamma, dopo aver espletato le mansioni di casalinga, seduta sulla sedia vicino alla porta d'entrata..(Quella che rimase la sua preferita fino alla fine, perche' le permetteva di risparmiare la luce, fino a che faceva proprio buio buio...) con le cassette di metallo ai piedi...montava i famigerati ''Tik e Tak''...Li prendeva da una cassetta colma di pezzi alla rinfusa e li gettava completati in una vuota. Non so quale fosse l'introito per ogni pezzo. Spesso la sera, ne prendevo a manciate da una cassetta. Li gettavo sul tavolo di marmo su cui vidi la luce..Per ordine sparso..Poi, per gioco, o forse per noia, imitavo mia mamma. Ricordo tutti i vari pezzetti, soprattutto gli elasticini rossi che tiravano le due ''seggioline'' di metallo contrapposte, fissate ognuna da una vitina. Ricordo l'interruttore, che alla fine dell'assemblaggio ti diceva se avevi fatto tutto giusto...TiK Tak...Tik Tak e via nella cassetta da riempire...Erano gli interruttori della luce. In pratica quelli che poi venivano installati nelle case. Il lavoro a cottimo fu per molte famiglie Cunardesi un modo di arrotondare, poiche', ancora le famiglie non contemplavano l'impiego lavorativo a tempo pieno di entrambi i capofamiglia atto al raggiungimento di un adeguato livello economico per il sostentamento. Negli anni a seguire il lavoro a cottimo ebbe un discreto seguito fino agli anni 90, anche nel territorio stesso Cunardese, quando la ditta di plastica SART sita in via Galilei, nel cortile con la vecchia torre dove oggi ha sede il mobilificio dell'Angelo Morisi, diede modo di portare il lavoro nelle case di chi avesse voluto assemblare le scatolette delle caramelle Mental. Il lavoro a casa fu un'importante realta' che supporto' le famiglie del paese per diversi anni. Un'alternativa al disagio e all'aspettativa per un ruolo lavorativo piu' concreto. Ancora oggi mi capita che quando vedo un interruttore elettrico alla parete, lo attraverso con i raggi X della mia mente e immagino come e' composto all'interno, e allora rivedo mia mamma, le mie sorelle e a volte me, che ne assembliamo le varie parti ma che non sapremo mai in che casa nel mondo sarebbero poi stati montati. Per me era un gioco. Per mia mamma un'importante aggiunta per partecipare all'economia famigliare. Tik Tak ...Tik Tak ...Tik Tak...

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