venerdì 27 agosto 2021

L'INAUGURAZIONE DEL VILLAGGIO AVIS E I PACIAARIA.

Era un appuntamento significativo, che dava il via alla stagione estiva e all'arrivo dei villeggianti. Come chirichetto e come figlio del Bepi, portabandiera e segretario dei Combattenti e Reduci di Cunardo, (passava il tempo piu' a funerali con la bandiera, che a casa...) ne ho viste varie. Di solito alla domenica di inaugurazione, la messa si teneva nel bellissimo complesso turistico che accoglieva i soci della sezione donatori del sangue. Quasi sempre era officiata da un prevosto dell'associazione. Rappresentanti di tutti gli enti e corpi militari della zona, presenziavano con stendardi, gonfaloni e bandiere. Sulla provinciale, passato il benzinaio, passata la vecchia centrale del gas, ( Chi se la ricordava piu' quella.) dove ora sta il Tigros, passata la recinzione verde in legno, si svoltava a destra in

Via Donatori del Sangue e si proseguiva fino al ponticello sulla "Rungia". Un grosso cancello verde con una rampa in salita di poche decine di metri portava ad un agglomerato di strutture private. Ecco il Villaggio Avis. Dopo la funzione si teneva un rinfresco aperto a tutti. Tavoli imbanditi, spesso all'aperto. Bevande, stuzzichini, paste, pizzette. Per noi era un'attesa puntuale quest'occasione ogni anno. Ricordo che una volta io e miei amici sembravamo scoiattoli. Una spola continua ai tavoli e poi via, sparivamo nella folta pineta del complesso e accumulavamo la cibaria. Mi ritrovai con una decina di pizzette.( Quelle grandi come un 45 giri, mica le pizzette pizzette.) paste varie e bicchieri colmi di bevande gassate. Felici come gatti col topo in bocca, cominciammo a ingozzarci pensando che tutto cio' fosse, cosa buona e giusta e che sarebbe stata una data da segnare sul calendario per l'anno successivo. Il villaggio comprendeva un pensionato. Ristorante. Un bar. Giochi delle bocce, una pineta, vialetti ben curati, con panchine, illuminati da lampioncini, che di sera fino a tardi davano una luce soffusa a tutto il complesso. Durante la stagione, nei giorni festivi, si poteva anche frequentare regolarmente di sera e una festa celebrava puntualmente la stagione avviata. Per cui, tutta Cunardo si trasferiva all'Avis, per una serata all aperto. Non ricordo, traffico ne congestione di macchine, ne caos. Eppure c'era sempre tanta gente. Dopo cena di solito, nei giorni feriali, gli ospiti del pensionato uscivano a fare il loro passeggino. Li vedevi sfilare pian pianino, a gruppetti o a coppie, sulla provinciale. Li riconoscevi subito. Arrivavano fino al Bar Tre Valli per il gelato, oppure si dividevano e cominciavano a esplorare il paese fino al limite opposto del Grotto. Omini con polo e bermuda eleganti e gambette da pollo e i sandali coi calzini, alla tedesca, sempre con le mani dietro la schiena e le donnine con gonna, camicetta e ciabatte della festa, con il golfino sulle spalle, che si guardavano in giro e commentavano le bellezze e le curiosita' del nostro paese. Erano la tipica caricatura dei ''paciaaria'' Milanesotti. Di ''paciaaria'' nostrani ne avevamo anche Noi.  Quelli che ormai da anni riempivano Cunardo d'estate e che col tempo erano cosi' famigliari che quando ritornavano, non ci eravamo accorti che fosse gia' passato un altro anno. Gente che aveva da noi la seconda casa per la villeggiatura. Integrati. Una filiale ''paracunardese'' residente fuori, che tornava ogni anno per le vacanze. Conosciuti da tutti, soprattutto dai negozianti, che da anni li avevano come regolari clienti e che quindi erano sempre ben felici di rivederli. Generalmente erano Milanesi. Oppure parenti di abitanti di Cunardo che per l'occasione venivano per visita. Noi ragazzini avevamo una certa diffidenza per i nostri coetanei di citta', soprattutto i Milanesi. Li immaginavamo spocchiosi, sempre chiusi nei loro condomini a giocare con giochi che avremmo voluto noi, ma non ci potevamo permettere. Noi invece selvaggi, sempre per i boschi, sempre per strada, dentro da un pollaio, fuori da una stalla. Su per un albero, giu per un albero, dentro una rungia, fuori da una rungia. Cunardo moltiplicava le anime d'estate. Quante facce mi passano nella mente che ora non vedo piu'. Un po' perche' forse sono scomparsi. Un po' forse perche' Cunardo ha perso quella nomea di tranquillita', di aria buona e di spazio da godere e di accoglienza che attirava i villeggianti. Un po' perche' ''A ghe pu' nagot de pacià, gnanca l'aria.'' Non e' certo invogliante ora percorrere la parte alta del paese e vedere esclusivamente desolazione, persiane chiuse, serrande abbassate e fantasmi in giro. I ''paciaaria'' li vedevi anche nelle manifestazioni paesane, nelle feste al parco delle Rimembranze o al Palio dei Rioni. Traspariva, che godevano del nostro paese e partecipavano attivamente alle manifestrazioni. Il fatto che l'anno successivo timbrassero di nuovo il cartellino era indice di attaccamento a questi posti.  Dopotutto la maggioranza aveva deciso a priori di costruire qui una casa per le vacanze. Chi invece resideva all'Avis, si godeva un periodo rilassante, ponderando sull'eventualita' di ripetere l'esperienza anche negli anni a venire. Tutto finiva  al Parco, a fine Agosto, con la festa del "Addio al villeggiante". Lo stesso titolo, dava un senso, al termine della stagione estiva. Rappresentava qualcosa che si chiude, lasciando spazi alla malinconia. Un po' come spegnere gas e luce, abbassare la saracinesca e chiudere a doppia mandata la baracca, lasciandosi alle spalle un mese spensierato. E fino all'anno prossimo solo attesa. Gia' dal giorno successivo ti accorgevi che qualcosa era diverso. I ritmi quotidiani. L'inizio delle scuole. Le giornate piu' corte che via via annunciavano l'autunno. Un ciclo che si sarebbe pian piano ricreato nuovamente l'anno successivo con l'arrivo del primo "paciaaria", con un nuova cerimonia di apertura dell'Avis e che via via si sarebbe nuovamente consumato allegramente, senza che nessuno di noi fino alla fine di Agosto se ne accorgesse.
( Nella foto, l'entrata del villaggio Avis nello stato attuale. Sotto da una cartolina scorci dell'interno del villaggio.)

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