Bisognava solo saperne percepire il valore positivo e l'arricchimento che potevi cogliere dal frequentarli. Erano luoghi dove si mischiavano le varie generazioni, ma soprattutto le varie teste, con le loro manie, le loro ottusità, le loro debolezze, le loro idee, i pregiudizi e le lacune. Magari giocando a biliardo o a carte o semplicemente discutendo di politica, sport o pettegolezzi di paese, ti trovavi in mezzo alla fauna, la piu' disparata, con cui paragonarti. Una vera e propria società multietnica e culturale ante litteram. Tutti i bar avevano delle clientele eterogenee. Dagli avventori di passaggio a quelli proprio abitudinari che facevano mobilia e sapevi che se li cercavi li avresti trovati lì in qualsiasi momento. Io sono stato per anni uno di questi ultimi. Quelli da mobilia. L'insegna del Tre Valli, porta la data di nascita - 1955 - Quando Io cominciai a frequentare il Bar regolarmente, avevo 14 anni..erano appena cominciati gli anni 70. A Cunardo lo chiamavano... ''il Bar del Gianni''. ...Fino ad allora per me del Cantun Merda, il Bar Tre Valli era sempre stato un po' come le colonne d'Ercole del paese. Era stata sempre solo una tappa saltuaria per il ghiacciolo quando eravamo al Parco giochi, o per il gelato fatto in casa del Gianni, perchè tutto sommato, i gelati ''sciolti'' li vendevano anche nel centro storico, presso la Pasticceria dell'Italico...molto più vicino alla mia gittata, visto che abitavo poco lontano. Solo qualche spicciolo in tasca. In casa mia non si usava la paghetta. Se avevo aggiustato qualche bici allora il Bepi mi dava la ''bona man'', si dice in Veneto..La mancia insomma. Ma cominciavo a scoprire il piacere di stare in mezzo alle persone, anche a quelle adulte. Il fatto di essere ''il fiò du Bepi'' mi ha sempre aperto tante porte e mi ha sempre fatto benvolere da tutti. Scendevo al bar del Gianni, nei dopo cena, insieme ad Emilio e ci limitavamo a giocare a flipper gestendo un tasto per uno...magari ascoltavamo qualche canzone nel Juke Box. Quando finivamo i soldini..o intorno alle 22, si tornava a casa. Avevo scoperto un mondo. Il Tre Valli era un bar diverso dagli altri. Trovandosi in un favorevole punto strategico, rispetto gli altri bar, ad un incrocio, presso la grossa strada provinciale che collega Luino con Varese, accoglieva le clientele più diverse. La pasticceria dell'Italico o ristorante Maurìn (la attuale Vecchia Cunardo) coinvolgeva in gran parte i giovani meridionali ''saliti'' negli anni 70, con il sogno Svizzero di trovare lavoro. Il mitico tabacchino del Veloce stava a pochi metri, quindi lo scambio di clienti era scontato. Il ''Circolo'' o l'Amalia erano più considerati come Bar per ''vecchi''...e il Grotto del Tino e della Rosetta, viveva d'estate per il suo fresco naturale, attirando soprattutto i villeggianti e i giocatori di bocce. Quando cominciai a frequentare il Tre Valli c'erano già leggende tramandate che lo riguardavano. Erano ancora vive le braci di uno storico torneo di Pallavolo serale al parco giochi che coinvolse come spettatore l'intero paese e vide squadre di tutta la Regione confrontarsi. Negli ambienti ''giusti'', se ne parla ancora oggi. O episodi curiosi, proprio da Bar, come quando il Pierino, in uno dei suoi momenti naif, prese le misure dell'entrata del Bar con un metro da muratore, per poi considerare se entrarci dentro con il suo Fiat 124. In breve tempo, il Tre Valli divenne la mia seconda casa. Cominciai a coltivare la passione per il biliardo e ci trascorsi ore su ore, nei secoli dei secoli. In seguito anche la scopa d'asse contribuì a calamitarmi lì ogni sera fino alla chiusura. E quando il mercoledì osservava il giorno di chiusura era irrefrenabile l'attrazione che ci portava a trovarci fuori del Bar ugualmente. In seguito, non ci fu un solo giorno credo, che non percorsi a piedi la strada da casa mia al Tre Valli. Spesso anche piu' volte lo stesso giorno. Spesso, piu' volte lo stesso giorno, lessi anche lo stesso giornale e le stesse notizie piu' volte, in attesa che arrivasse qualcuno. Il fatto che lavorai a turni per 9 anni, mattino - pomeriggio - notte, contribuì moltissimo. Avevo tanto tempo libero e vi passai molte mattinate e molti pomeriggi, quando ancora non c'era nessuno che era tornato dal lavoro. Era diventato per me in poco tempo il luogo principale di incontro, di aggregazione, di partenza e di ritorno. Con gli anni poi, con il Gianni e la sua famiglia si instaurò un rapporto molto conviviale che progredì oltre, il consueto ruolo di cliente. Ricordo tutto del Bar. Dal primo arredamento che vissi. La sua disposizione interna quando cominciai a frequentarlo e i suoi cambiamenti e ristrutturazioni negli anni. Il periodo che mi preme ricordare e che ho sempre vissuto con nostalgia, va forse fino agli anni 2000. Ma 25 anni di rustica vita Cunardese da Bar, mi sono bastati per metabolizzare e provare i brividi e l'angoscia per la fine di un'era Cunardese che sto provando ora mentre scrivo. Già. Ricordare...Cosa ricordo?...Ricordo quando, dove sorge ora la banca, in estate venivano il Luna Park oppure il circo e sulla provinciale c'era un viavai di persone che facevano la spola tra il bar e le giostre. Ricordo il Gianni eternamente chinato, con la testa dentro la macchina del gelato a spalettare coppette o coni..Ricordo come cambiava con le stagioni l'approccio al Bar. In Inverno spesso si stava anche solamente a guardare la neve che scendeva sulla provinciale, seduti in cerchio intorno a un tavolo, vicini al juke box. Chi prendeva un punch al mandarino..Chi una cioccolata..Ci si alternava in sala biliardo per una partita anche in 4. O si infiammavano le buie serate iniziate alle 19, con infinite battaglie a calcetto. Gente faceva la spola per telefonare nella grossa cabina e in un mobile c'erano le rubriche telefoniche di tutta Italia. Nessuno prevedeva che di lì a 20 anni ci sarebbero stati i cellulari. In estate invece, la sera si stazionava fuori, sull'ampio marciapiede laterale. Tre grandi tavoli metallici colorati, con sedie in pandant, ti proponevano la vista di tutta la provinciale fino al Cappuccetto Rosso. C'era un viavai di persone continuo e capitava spesso di incontrare qualcuno che non vedevi da tempo. Le domeniche pomeriggio estive al tramonto, lunghe code di villeggianti che procedendo da Maccagno rientravano dai laghi, si perdevano a vista d'occhio come un serpente monotono e stanco..Li guardavamo sciallati coi piedi lunghi dalle sedie e gongolavamo perchè noi potevamo cenare di lì a poco...senza sbattimento e code. Però eravamo orgogliosi che tutti vennissero da fuori, per godere anche se in modo breve di ciò che loro non avevano. A volte mi rendevo conto che tutto ciò fosse ripetitivo..senza sugo, anche noioso, da provincialotto dai...Ma oggi lo rivorrei vivere. Ricordo quando le sere autunnali ci ritrovavamo i sabati sera e aspettavamo di partire per andare in discoteca. Gli anni del Drive In di ''Ass..ass..Fidanchen..'' e dei panozzi. Si facevano macchinate da cinque per andare al Moulin Rouge a Laveno...I piu' fricchettoni in giacca e cravatta si fermavano a Cuveglio, al Charlie...Mi ricordo quando le sere che avevo allenamento mi fermavo per il caffè...o ricordo le domeniche che dopo la mia partita, borsa da gioco su una spalla, come un cow boy che entra in un saloon, mi catapultavo in un contesto vociante di giocatori di carte in stato alterato e mentre bevevo una birra, guardavo 90esimo minuto. Ricordo le notti magiche del 90...Le partite vissute con le sedie accalcate sotto la Tv..Gli occhi spiritati di Schillaci e le risate conseguenti dell'intero bar...Ricordo l'avviccinarsi dei Natali..Quando l'Oscar Fiorenza, veniva a pittare il solito specchio, con il solito disegno in schiuma bianca..ogni anno sempre uguale. E noi sapevamo che era Natale. Ricordo i dopo partite del 87, dopo il torneo a sette ''Su al Campo'', quando io e la mia squadra di eroi ci radunavamo a bere birra e parlare della gara che avevamo appena giocato. Il Bar era deserto..Tutta Cunardo nel frattempo era Su al campo. Fu un torneo irripetibile per affluenza Cunardese che entrò nella storia del calcio di paese. Ricordo quando il Giulio Brega, organizzò il torneo di biliardo e arrivai secondo. Avevo eliminato fior di ganassa...della zona, quelli con le stecche personali da centinaia di mille lire. Persi in finale con il Paolo Grimaldi..Ma era di un'altra categoria. Lui bigiava spesso la scuola per andare al ''Due Stelle'' a Varese per giocare con quelli bravi...La coppetta del secondo posto la conservo ancora oggi. Mi ricordo quando tornavo in macchina da fuori Cunardo di sera tardi e in prossimità del Cappuccetto Rosso, Cunardo, sembrava alla fine di una galleria buia creata dagli alberi prima della attuale Tigros. Vedevi in fondo al tunnell una luce e il primo approdo era il Bar Tre valli. Era sempre come un benvenuto di ritorno a casa. Ed era davvero casa mia. Lo fu sempre perchè la fermata delle corriere per chi proveniva da Varese fermava proprio lì davanti. E quando tornavo da naia era proprio lì il primo ciao che ricevevo sempre. Ricordo le edizioni delle Tre Valli Varesine e il fermento che si creava nel Bar già giorni prima. Durava mezza giornata ma sembrava un'eternità..Un sconvolgimento totale per chi lo frequantava regolarmente. Centinaia di pseudo ciclisti amatoriali, con la panza, che invadevano il Bar e facevano spola dentro e fuori fino all'arrivo delle ammiraglie con i corridori al seguito...Gli altoparlanti che gracchiavano l'ordine dei ciclisti...l'elicottero della Rai. I''brutti e buoni'' lanciati per la provinciale e una marea di maglie colorate che sparivano verso Ghirla in un baleno. In pochi secondi tutto sbaraccava. In pochi secondi la giornata era finita. Tornava ad essere il Bar del Gianni. Ricordo i tornei di calcetto al parco negli anni 90. Fatti in casa. Senza aiuti da governanti o maestranze di sorta. Ricordo la gente che si riforniva in quelle sere, di vettovaglie al Tre Valli...Perchè la sera era ancora aperto fino alle 22.30. Ricordo le sere che il Gianni, dopo le 22.30 abbassava la saracinesca ma tutti restavamo dentro...Dovevamo finire la ''bella'' a carte..A volte anche oltre la ''bella'' restavamo dentro. Il Gianni mandava qualcuno in Pizzeria da Renato a Cugliate..e ordinavamo le pizze. Mica su Glovo. Ricordo quando restavo a giocare a biliardo con Antonio anche dopo la chiusura. Facevamo mezzanotte e oltre. Ricordo quando il telefono del bar diventò tramite di traffici loschi al parco. In quegli anni la frequenza serale del parco era specificatamente di sballo. Soprattutto le panchine in alto che scendono verso la Pontresina. Mi ricordo le sere che passavano i carabinieri regolarmente. Spesso se stazionavamo fuori dopo l'ora di chiusura e a volte anche dentro. Tutti fermi. Tutti indagati. Chiedevano i documenti a tutti. Verificavano, salutavano e tutto ricominciava. Ricordo quando tornavo dal lavoro e stazionavo da solo ad un tavolo con una birra rossa davanti. Eravamo entrati ormai nel secondo millennio. Tutti sposati ormai gli amici di un tempo, ormai tutti con responsabilità. Ero assorto nei miei pensieri. Osservavo come erano nel frattempo cambiate le generazioni. Ognuno di noi aveva ormai vite regolari e una vita più stereotipata. Nel frattempo erano cambiati anche gli orari del Bar. Dopocena non si usciva più. Le domeniche si osservava il festivo. La clientela così come Cunardo cominciava a divenire letteralmente multientnica. Cominciai a sentirmi obsoleto. Un pesce fuor d'acqua nel mio Bar d'adozione, nel paese dove sono nato. I dopocena erano il legante della socializzazione da Bar. Ora non esistevano piu'. Era in atto il cambio generazionale. I film a casa in streaming, le pizze a casa a domicilio. E chi usciva più dopocena? Non è contestabile. Ma se hai il potere del confronto.... Iniziava un nuovo corso, privo di calore umano e di sensibilità. Il Bar stava perdendo l'anima che lo contraddistinse, come conseguenza della Cunardo che dopotutto stava perdendo i Cunardesi. Forse sono troppo sensibile. Ho smesso di viverlo appieno quando mi accorsi che negli altri tavoli si parlavano lingue incomprensibili. Era il 2001. Fu la sera che mi sedetti a bere la birra dopo il lavoro e mi trovai circondato da gente di tutte le nazioni agli altri tavoli. La gente era assiepata sotto la tv. Le torri gemelle stavano cadendo. Chiesi a Sergio cosa stesse succedendo...Mi delucidò con poche parole. Un egiziano al bancone stava parlando animatamente con beffa e disgusto degli Americani. Il ''mio'' Bar Tre valli era morto. Il mio paese non era più un isola felice. Nel 2016, il nuovo look. L'ennesimo colpo di spugna al passato. L'ennesimo sforzo a dover ricordare..A scrivere per non dimenticare. Quando manco' il Gianni...come per il Marchioretto, mi mancò un padre. Un grande affetto era venuto meno. Devo molto a Lui...al rapporto paritario che mi aveva concesso. Al suo Bar. Mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Tutti piu' grandi di me, che mi stimavano e mi accoglievano sempre quando entravo al Bar con calore e spontaneità. Da loro ho appreso e conosciuto storie di vita meravigliose. Tutte persone che ora non ci sono più. Da Mario Cardinale, lo scugnizzo sosia di Funari, che mi raccontava come durante la guerra a Salerno prendeva in giro i soldati tedeschi, a ''Ciccio''..Francesco Algeri. Grande persona, grande uomo, umile...grande filosofo nella sua semplicità e nell'uso di poche parole ma esaustive. Fino al ''Leo''..Leonardo Mastrapasqua di Barletta. Carissimo amico e mio socio preferito a scopa. Sempre disponibile, paterno e complice con me e spesso confidente e pronto al confronto e al consiglio. Erano i bar in cui la socializzazione non erano le macchinine mangiasoldi o i caffè toccata e fuga. Erano luoghi dove potevi stazionare anche per tutto il giorno senza consumare. Il giorno dopo magari ne avresti fatte tre o quattro di consumazioni. Erano i bar dove ti sentivi in famiglia. una famiglia allargata, multietnica ante litteram... Chiudo qui. Sapevo che i tempi cambiano, nonostante ciò non vuol dire che si debba essere remissivi, rassegnati e felici dei cambiamenti. E' giusto anche farne un confronto e pensare...''Ma cazzo davvero stiamo andando verso il meglio?.'' Non so se si e' capito. Il Bar più storico di Cunardo, quello che ha sempre avuto una gestione famigliare dal 1955 si è definitivamente adeguato al corso dei tempi che cambiano...Un pezzo di storia del paese riparte da zero con una nuova identità e una nuova cultura. E' finita un epoca nostrana della storia Cunardese. Forse addirittura un'era. L'era dei Bar. Che grande fortuna che ho avuto a viverla...Io.
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