venerdì 27 aprile 2018

ARRIVANO LE GIOSTRE.


ARRIVANO LE GIOSTRE.
Erano gli anni che, lo spiazzo erboso in via Luinese, oltre la provinciale, di fronte al Bar tre valli, dove ora e' stata costruita la banca, ospitava il circo, oppure le giostre o il calcinculo, come si diceva piu' alla buona. Lo spettacolo del Circo di solito riempiva l'arco di due o tre spettacoli, poi riprendeva il suo tragitto, ma le giostre stazionavano sovente anche per 15 giorni. Era un appuntamento che per noi in eta' scolastica adolescenziale, preannunciava l'estate. Nessuna rotonda, in quel di Piazzale Milano in quegli anni.. Solo una strada provinciale dritta. Da Luino a Varese, da Varese a Luino. Le giostre, erano composte da una pista per autoscontro, un trenino per i piu' piccoli, un paio di "tirapugni a gettone", per quelli che si bullavano di avere i muscoli e le Marlboro nel risvolto della maglietta di Yuppi Du o di Bruce Lee... Un paio di baracchini per vincere i pesci rossi, uno sfondo sonoro con musica a palla e il tanto agognato calcinculo. Niente soldi in tasca, o quasi e pomeriggi interi a guardare gli altri che giravano e si divertivano, nella speranza di mendicare un invito bonario a salire. Una musica a tutto volume come mai avevi sentito prima. La sera a ritmo di questa colonna sonora assordante, spezzata dagli speakers dei giochi, che invitavano le persone a comprare i gettoni, il piccolo Luna Park prendeva vita. Un via vai di persone piu' o meno coinvolte e partecipi. Secondo le possibilita' monetarie, se no ti accontentavi anche di guardare.. A volte Io ero solo di transito, per "buta' l'occ.''.. "Prendi il fiocco, prendi il fiocco.'' Era la cantilena che accompagnava chi volava sui seggiolini del Calcinculo, Quelli che andavano sempre piu' in alto, cercando di strappare insieme a un grosso fioccone, un giro di premio. Il Calcinculo di pomeriggio feriale era chiuso. Funzionavano solo gli autoscontri. Il clou era nei giorni di festa. Le domeniche il baillamme cominciava gia' nel pomeriggio e proseguiva fino a sera tarda. Tutti si spostavano sulla provinciale. Arrivavamo a frotte. Ragazzini, adulti, nonne coi nipotini, coppiette che trovavano l'occasione di stare fuori fino a tardi. Masnade di ragazzini in motorino, arrivavano anche dai paesi limitrofi per insidiare le bellezze indigene Cunardesi, ammorbando l'aria di fumi di scappamento all' olio di semi. Un andirivieni di persone. Sciami di gente che attraversavano la strada piu' volte avanti e indietro, facendo la spola per un attimo di pausa sulle sedie fuori del Bar con vista sulla provinciale, o anche solo per un ghiacciolo dal Gianni, al bar Tre Valli. La sera, col buio, cominciava il caos.. sull'autoscontro era quasi impossibile muoversi. I bersagli migliori di solito, erano sempre quelli che transitavano vicino alle sponde, o le ragazze sole. Quindi si formavano dei carnai inestricabili di macchinine, che sembravano in fase di corteggiamento, che quando si districavano, ormai il giro in pista era gia' finito. Ricordero' sempre il mio primo giro in calcinculo. Nessuna velleita' di prendere il fiocco, ero piccolo e l'altezza mi incuteva angoscia...Solo pura sensazione di volare con l'aria in faccia. Troppo figo e troppo breve..Scesi che non vedevo l'ora di poterlo ripetere. La fila era inesauribile. Poi ecco che salgono quelli un po' piu' grandi. 5..6 anni, piu' di Noi... E li' resto di stucco. L'Elvio, I'Aldo Piccolino, Il Fiorenzo Piantoni, il Ghengi...il Sergino, insomma...ecc. ecc. Non giravano nel cielo, come noi, con le due mani attaccati alla catena per timore di sorprese. Ghengi si sosteneva, appoggiato solo allo stomaco, con il ferro di protezione trasversale e apriva le braccia e le gambe tipo rana. Mantenendo tra le labbra la immancabile sigaretta, si faceva spingere dal Fiorenzo Piantoni. Erano gli anni che i film di Kung Fu e il culturismo erano di moda...Il Fiorenzo lo reggeva per il retro del seggiolino, poi dopo uno, due, tre, movimenti ondulatori preparatori allo slancio, lo scagliava in alto solo con la forza delle braccia e Ghengi allungava la mano e immancabilmente staccava il fiocco. Altro giro altro regalo. Lo vidi ripetere giri al'infinito..La stessa strategia, per una tale quantita' di volte, che il padrone del baracchino forse lo avra' pagato per farlo smettere. Qualcuno in quegli attimi mi disse. "Saliamo.?" E io risposi."No no. Meglio aspettare che scende il Ghengi." Le serate erano scandite dalle colonne sonore del momento. I dischi ripetuti cosi' tante volte nei giorni che alla fine li imparavi a memoria. Sentivi l'odore dell'olio che lubrificava la pista dell'autoscontro. Era luogo di ritrovo anche se molte persone spesso giravano a zonzo per il piccolo spiazzo, ma senza usufruire dei giochi. C'era la stessa Cunardo che incontravi di giorno in paese, ma che si stava ritagliando uno spazio di allegria e di confusione. Oggi quando osservo l'incrocio di Piazzale Milano e come e' cambiato tutto il paesaggio, intorno al Bar Tre Valli, mi sembra cosi' strano che tutti questi momenti siano successi veramente, in quel piccolo sputo di prato. Ricordo che l'ultimo anno che il calcinculo fece la sua comparsa era l'anno dell'album, Sono solo Canzonette di Bennato. (1980) Centinaia di volte avro' sentito Il ''Rock di Capitan Uncino'' e ''l'Isola che non c'e'' e gli altri brani che lo compongono e mi e' rimasto talmente impresso, che anche ora se lo sento per caso e chiudo gli occhi vedo il Ghengi, che vola alto a prendere il fiocco. Beh. Per lui volare non era inconsueto. P.S. Ho giocato a calcio per 35 anni. 25 a livello agonistico. 5 anni ho allenato. Con tutti i suoi pregi e difetti, non ho mai incontrato un portiere che volava come il Ghengi. Quando sapevo che dovevo giocare contro di lui raddoppiavo le forze e quando segnavo la soddisfazione era doppia. Per fortuna abbiamo giocato nella stessa squadra per qualche anno. Un abbraccio affettuoso ad un altro Cunardese Doc....Ciao, Chester, Ghengi, Sergino o come cazzo ti chiami...Gra. 😢

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