giovedì 26 aprile 2018
IL BEPI.
Il Bepi non lo troverete sul libro pubblicato qualche tempo fa, tra le persone illustri che hanno dato smalto al paese. Non c'e'. Forse non c'erano i requisiti per entrare nel Gotha dei Cunardesi da ricordare. Beh allora lo ricordo io. Forse per molti era solo ''il Ciclista'' o ''Quel ca 'giustava i biciclett''. Ma a Cunardo intanto, il Ciclista c'era. Negli altri paesi no. Il Bepi non era solo ''il Ciclista'', quello per cui gli ultimi Cunardesi sopravissuti, lo ricordano. Si, ci faceva scorazzare per le vie del paese con le bici. Pit Stop...bucato...freno rotto...riparazione e via...Il Bepi e' stato anche rappresentante di una categoria di Cunardesi eroi, patrioti, inconsciamente ingenui e strappati alle famiglie senza la certezza di un ritorno. Questo non e' un ricordo per mio padre. O forse magari si. E' il ricordo per una persona che ha rappresentato una generazione di Cunardesi. Che ha portato Cunardo con la bandiera tricolore. Perche' Lui, al tricolore ci credeva. Persona schiva, introversa, poco incline alle confidenze in casa. Gran compagnone fuori di casa. Na saguma insomma. Bartaliano e Interista, ma piu' Bartaliano. Stava alzato oltre le 21 solo se trasmettevano partite dell'Inter. Custode di segreti e esperienze tremende che erano una gerla da portare con le responsabilita' quotidiane di capofamiglia. Quella famiglia tipica di anni addietro. Quelli del dopoguerra. Io lo conosco bene anche se resta uno dei miei rapporti piu' complicati, non vissuti, mai risolti e sempre aperti. Una domanda mai fatta non avra' mai una risposta. ''Ma cosa hai sentito?..Quando ti hanno detto'' ''Puoi tornare a casa per sempre...la Guerra e' finita !!!''....Mi e' venuta in mente solo in questi giorni. Prima mai. Il Bepi e' stato segretario dell'Associazione Combattenti e Reduci di Cunardo per ventanni. Il Bepi ha presenziato a tutte le manifestazioni ufficiali di Cunardo, come portabandiera dei reduci dalle Guerre. C'era a ogni celebrazione ufficiale, ad ogni inaugurazione della stagione alla sede dei Marinai, a ogni festa del paese, ad ogni apertura del villaggio Avis, a ogni 4 Novembre, all'arrivo di Don Lodovico alla guida della parrocchia, alla inaugurazione del monumento degli Alpini e alla carovana che scorto' la campana al campanile. C'era, con la bandiera Italiana. C'era con la bandiera Italiana, in occasione di ogni funerale che accompagnava per l'ultimo viaggio i Cunardesi che avevano combattuto durante i conflitti mondiali per l'Italia. Per i Cunardesi che credevano in una patria e sacrificavano la loro gioventu'. C'era con la sua bandiera. Fino all'86. Che strano. Che tempi cosi' lontani. La bandiera che prima passo' al mitico Renato Rigamonti e in seguito sventolo' sul balcone del Clemente l'ultimo dei ''grandi'' Cunardesi e che ogni volta che passavo e la vedevo, ricordavo arrotolata in un angolo della camera da letto dei miei genitori fino alla prossima parata. E ogni volta la Clara gli diceva. ''Te ghet de 'nda cun la bandera?''..Ricordo quando ogni anno per la campagna di tesseramento tirava fuori il quadernone di computisteria a quadretti. Le tessere di cartoncino con l'effigie di un elmetto militare della grande guerra. Mi chiedeva di aiutarlo a scrivere chi avesse rinnovato la tessera dell'Associazione. Chi avesse pagato e chi doveva ancora farlo. Vedevo sfilare nomi incolonnati. Tutti Cunardesi. Tanti ai quali, anche se li vedevo tutti i giorni, ho saputo abbinare il viso al nome, solo una volta visti sulle lapidi, per caso, al cimitero. Prendeva sul serio quel ruolo il Bepi. Aveva solo la quinta elementare, ma aveva una scrittura meravigliosa. Lineare, precisa, quasi posticcia tanto era armoniosa. Per lui il 4 Novembre aveva davvero un significato. Si incavolava quando le macchine sostavano davanti al monumento di Piazza 4 Novembre. Era uno sgarbo al sacrificio di vite mai compiute in pieno. In occasione dell'avvenimento si organizzavano pranzi e gite. Ricordo un 4 Novembre in cui nevico'. Eravamo a pranzo nel ristorante del Beppe, il Veloce, dove ora c'e' la sede della Protezione Civile e seduto vicino alle porte a vetri della sala ristorante, che davano sulla strada, vedevo i fiocchi che a poco a poco imbiancavano l'asfalto. Ricordo una gita a Desenzano del Garda e a Gardone Riviera, sempre coi Combattenti. Io ero piccolo avevo 11 anni. Il giorno prima la Germania Ovest aveva battuto l'Olanda ai Mondiali di Monaco 74. Lessi per noia la Gazzetta sul pullmann decine di volte. Solo per noia. Ancora non sapevo cosa avrebbe rappresentato poi per me quella partita. Anche in quell'occasione ebbi modo di appurare come ci si divertiva con poco. Canti sul pullmann ad ogni sosta e in ogni dove, con la gente che cantava, il Veloce che teneva banco suonando i cucchiai e il Lino Berti l'armonica. Bella gente. Semplice, solidale e legata dalle stesse esperienze. Al funerale di mia mamma il Sindaco Morisi mi disse...''Con la morte di tua mamma se ne va un'altra pietra miliare di Cunardo, come quando se ne ando' tuo padre, se ne ando' una pietra miliare delle Tre Valli ''..Parole pesanti. Di grossa responsabilita oltre che di orgoglio. Ma il Bepi le meritava si'. Tra le bocce, il dopolavoro da ciclista e un carattere affabile e compagnone aveva amici ovunque. Aveva giocato al Villa Park di Birmingham. Casa dell'Aston Villa. Il Bepi si fece 3 anni di prigionia in Inghilterra dopo la disfatta di El Alamein nel 1942. Divisione Ariete. Quando seppe che anche io ero della Divisione Ariete a naia gli venne il groppo in gola. Quando in TV trasmettevano partite con squadre inglesi il Bepi tifava sempre contro. Gli Scozzesi, ancora ancora, le sigarette te le offrivano,mi diceva. Ma gli Inglesi non li sopportava. Il destino volle che nacque il 21 aprile, come la regina Elisabetta II d'Inghilterra. Tze'. ''Ero scarso..ero un terzino di rottura '' mi raccontava, ma quando facevamo le partite tra prigionieri e guardie si giocava sui campi ufficiali delle squadre Pro e ci si impegnava alla morte.'' Una ferita di guerra lo tormentava ogni volta che cambiava il tempo. Era nella contraerea. Una notte durante un bombardamento, una schggia lo colpi' al fianco mentre portava da mangiare ai cani dell'accampamento. Mi diceva che quando bombardavano dovevi sempre ripararti nelle buche gia' fatte dalle bombe, perche' non sarabbero mai cadute nello stesso posto. Gli chiesi. ''Hai mai ucciso qualcuno?. Mi disse. ''Non lo so, quando spari in alto alla cieca, non sai se l'aereo lo hai colpito tu.'' Quando c'erano film di guerra in TV andava a letto o cambiava canale.. ''Tutte balle. Tutto inventato''. Non raccontava mai della sua esperienza bellica che gli rubo' la gioventu'. Mi confermava che non erano equipaggiati come i tedeschi. Eravamo dei tarocchi. Cartone al posto di cuoio. il Bepi non raccontava mai di suo. Pero' ti rispondeva se gli facevi domande. Ma si capiva che non gli andava di proseguire nel discorso. Ormai la bandiera non la porta piu' da 30 anni. E quando smise, di Combattenti della Guerra Cunardesi non ce ne erano quasi piu'. A Cunardo resta il Ciclista. Per me era il mio papa'. Per una generazione di tanti altri Cunardesi, una delle tante gioventu' rubate. Ciao Pa'.
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