giovedì 26 aprile 2018
LA CUNARDO DEI BAR ( Parte prima)
PREFAZIONE
Una foto cattura più likes di uno scritto si sa, anche se fa cagare. Immediata, senza perdite di tempo. O piace o te la fai piacere pur di mettere un like. Questo argomento avrebbe richiesto 10 volte altrettante righe ma lo avrebbero letto in pochi. Chi é di Cunardo, sa di che parlo e ciò che ho tralasciato lo ha nei cassetti della memoria. Chi non lo é dia fondo alla fantasia.
La vita associativa di Cunardo, per anni e' stata affidata ai Bar, le bettolette, le osterie come le chiamavano i nostri anziani che non ne saltavano una puntata, soprattutto nelle Via Crucis della domenica. Checche' se ne dica, erano dei veri e propri oratori per adulti, delle vere e proprie famiglie allargate, presso cui ritrovarsi dopo il lavoro e concludere tardi i dopocena tra scambi di diatribe sulla squadra del cuore, spettegulleessements piu' o meno seri, o momenti ricreativi tra una consumazione e l'altra e una partita a carte o a biliardo. Lentamente e in modo indolore, erano locali che approfondivano i rapporti, le conoscenze e i legami interpersonali. Erano dei veri e propri zoo, con le loro macchiette umane, i loro personaggi caratteristici, che facevano da legante tra gli habitue' e i clienti occasionali. Figure grottesche a volte, caricaturali, spavalde o patetiche, ma indispensabili per un ambiente goliardico e caldo. E Cunardo pullulava di ''sagome'' e ''personaggi'' fino a qualche decennio fa. Icone scolpite nella memoria di tutti. Da anni ormai a Cunardo la vita del dopocena e' ridotta ad un paio di esercizi, che oltretutto hanno perso quella identita' paesana che caratterizzava le bettole di una volta. Gli orari ridotti e le tv a pagamento, hanno castrato le uscite serali, facendo prediligere lo status economico famigliare conquistato. Ognuno aveva il suo locale preferito, ma una capatina anche negli altri la faceva sempre. La clientela era sempre eterogenea. Le varie generazioni si mischiavano e interagivano senza distinzioni o pregiudizi. Per conto mio ho sempre adorato sedermi ai tavoli con i piu' anziani. Essere il fio' du Bepi mi ha creato una via preferenziale nei rapporti con le generazioni precedenti. Dalle spume ai primi frizzantini. Ascoltare le loro discussioni, le loro storie. Giocare a carte con loro. Sentirmi coccolato dalla loro saggezza e ritenuto degno della loro compagnia. Mi e' sempre piaciuta quella paritaria considerazione da chi della vita ne sapeva di sicuro piu' di me. Mi mancano questi ambienti, cosi' ricchi di nozioni esistenziali, di confronti, di complicita' sottintese, di maestri di vita. Son cresciuto che nei bar del paese facevo capuccetta in principio per recuperare il Bepi, ma gia' una mappa dei bar del paese era ben definita nella mia testolina. Il Grotto era la Cunardo estiva. Il Tino e la Rosetta erano i custodi della stagione turistica del paese. Ne ho gia' scritto. Oltretutto erano il commiato di fine paese a pochi metri da casa mia. Ai confini col Cantun Merda. Da piccolo la mappa dei Bar dell'entroterra del paese a partire dalla mia abitazione, cominciava nella mitica piazzetta dove oggi Roberto ha aperto la Vecchia Cunardo. Lode a lui. Un quadrato di asfalto in cui si concentravano il Ferramenta, la Panetteria della Mirella e del Battista e la latteria dell'Anna Lina. ''La Pasticceria'' o ristorante da Maurin, chiudeva il perimetro. Era gestito dall'Italico e la Ginetta. Ricordo che da infante, la sera ogni tanto, con tutta la ''trugia'', trasbordavamo li', per vedere la TV...in bianco e nero..con sedie di fortuna. Erano gli anni 60. Poi crescendo ed essendo Paolo mio coscritto, compagno di scuola e di giochi, l'ambiente divenne piu' famigliare e quotidiano. La finestra sulla strada offriva in bussolotti di acciaio inox, i gelati sciolti, per chi non voleva i confezionati Algida, Sammontana o Motta. 30 lire una pallina, 50 lire due palline. I gusti eran quelli classici. Ne puffo, ne liquirizia, ne papaya, ne ginkgo biloba. Negli anni 70 con la generazione che arrivo' dal Sud per lavorare in Svizzera, soprattutto dall'Abruzzo e dalla Sicilia, la Pasticceria dell'Italico ebbe la sua Golden Age. Fino alla chiusura, prossima alla mezzanotte, come tutti i bar del paese dopotutto, i tavoli brulicavano di gente, quasi sempre la stessa, tutti ben distinti da un soprannome, Drago, Ciclope, Terence Hill, La Mucca, Jolli, Pancho Villa, Muerto... Una clientela piu' giovane dell'apparenza, (spesso eta' e maturita' non collimava) che giocava a carte e trascorreva le serate svuotando bottiglie di birra in allegria. Le domeniche mattina, gli stessi, stazionavano sull'uscio o in piazzetta. Capannelli di persone con il vestito della festa, con l'immancabile sigaretta in mano in attesa dell'aperitivo, sin dall'ora che precedeva la funzione domenicale. Da li' potevi vedere tutti coloro che in abito della domenica, salivano alla Giesa Granda per la funzione delle 10.30. Con gli anni la gestione fu assimilata dalla Marisa, che per le generazioni successive e' piu' facile da ricordare. In seguito il rarefarsi del centro storico privo' gli esercizi di una continuita' regolare anche nelle frequenze dei Bar. A pochi metri, dalla Pasticceria della Ginetta. Il tabaccaio. Di fronte al negozio del Consorzio dell'Enrico Spozio. Era gestito dai coniugi Martignoni, residenti al Ronchetto. Entravo nel loro esercizio da bimbo per comprare le sigarette al Bepi quando ancora si vendevano sciolte. Le Nazionali senza filtro. Compravo per me dei fragoloni di zucchero in bella mostra sul banco, uno non di piu' o le caramelle Pip. Le mie sorelle compravano con la paghetta da 50 lire, le Golia, che costavano una lira l'una. Li rivedo come fosse ieri. Una coppietta di anziani, gentile ed affiatata. Poi l'esercizio fu rilevato dal Beppe. Per tutti ''Veloce''. Uno dei personaggi piu' amati della vita associativa da Bar da tanti Cunardesi, per un ventennio. Con la Maria gestiva dietro il bancone, il bar forse piu' frequentato della parte alta di Cunardo. Una clientela fissa, sempre quella, che faceva spola a intermittenze con la Pasticceria. Una sala biliardo, tavoli per giocare a carte, una sala da pranzo per eventuali ritrovi e occasioni solenni conviviali. Luci sbiadite da una cappa di fumo stabile, permeavano nel locale, facevano da cornice a brusii, a un vociare continuo e incomprensibile degli avventori e allo schiocco delle bocce del biliardo e alle bestemmie di chi giocava a carte. Era l'unica rivendita di Monopolio, per cui prima o poi ci entravi per forza. Veloce era grande amico di mio papa', era un appassionato giocatore di bocce anche lui e a volte facevano coppia in gara. Egli mi regalo' per la mia comunione il mio primo orologio, che anche se ormai fossile, possiedo ancora oggi. Creo' per qualche anno l'Inter Club. Il Milan Club era il Bar Tre Valli, quello della Juve dall'Amalia e dal Carluccio al circolo, quello del Torino. Grazie a Veloce che organizzo' la trasferta, assistetti all'unica gara della mia vita allo stadio, con mio padre. Nel 1982. Finale di Coppa Italia a Torino. Lo ricordo, nitidamente, durante le gite dei Combattenti, con i suoi cucchiai a fare da accompagnamento ai canti da pullman. Lo adorava tutta la sua clientela, nonostante ogni tanto avesse un carattere burbero. Ora dove esercitava c'e' la sede della Protezione Civile, del Patronato e ivi vengono distribuiti i sacchi dell'immondizia. Negli anni successivi, Tabacchi e Monopolio furono assimilati dal Gabriele Martinoli, che per parecchio sara' ''Il Tabacchino'' di Cunardo. Il Circolo e' sempre stato il ritrovo piu' battuto da una clientela ''anziana''. Passata la merceria del Meroni, stazionava nella sede attuale dei Tencitt e ne ricordo perfettamente l'ambiente e la logistica del locale. Due ampie porte davano sul retro del bar e portavano a due campi di bocce. Uno dei passatempi piu' frequenti nei Bar di Cunardo di un tempo. Pochi anni dopo fu trasferito dove e' l'attuale Ristorante Carosello del Bruno. Dapprima lo gesti' il Carluccio con la moglie. Fino ai primi anni 80. Dopodiche' con l'arrivo del Nicola Tommasiello, per qualche anno, si ebbe anche la prima pizzeria di Cunardo. Gli anni di fulgore pero', il ''Circolo'', li visse con la gestione del Silvestro e del Santino, i Callegher Brothers. Erano gli anni che prima delle mie partite domenicali, dopo pranzo, tutta la squadra si riuniva per ritrovare la concentrazione con una partita a scopa e un momento di associazione. Poi da li' si partiva per le trasferte o le gare casalinghe ''lontane'' da Cunardo. Fino al 95 in pratica non giocammo mai in casa, non essendoci ancora il campo di via Rossini. Come tutti i Bar Circoli, la clientela era in la' con l'eta', ma l'ambiente era famigliare se eri nato e cresciuto a Cunardo. L'approdo, al ritorno dalle partite, invece, era il ''Risorgimento'' dell'Amalia. Il bar dell'Antonio Bacilieri. Un bar di grande intimita' e semplicita' con una clientela affezionata e unita. Mamma mia che tavolate, le domeniche sera, dopo le partite, con la pasta piccante alla Messicana, che ci preparava l'Antonio, mentre si guardava insieme alla squadra 90esimo minuto. Che momenti. Oltretutto dietro il bancone c'era l'Antonella, la figlia dell'Antonio e la Mariuccia, una mia amica del cuore. Al Risorgimento, noi del 1963 decidemmo per la cena della coscrizione e fu una serata importante, per la consacrazione alla maggiore eta'. Io cominciai a frequentare regolarmente un Bar con l'inizio delle scuole Superiori. Forse perche' aveva un Juke Box, un biliardo, i calcetti, o forse perche' era situato all'incrocio di piu' Vie e vicino al Parco Giochi e alle giostre o perche' permetteva incontri sempre diversi o inaspettati, ma forse perche' era destino. Nei dopocena, con l'inizio della stagione scolastica, Io e Emilio scendevamo con discrezione al Bar Tre Valli e giocavamo a flipper tenendo un tasto per uno. Sarebbe stato l'inizio di un'avventura di quasi trentanni. Ma questa e' un'altra storia. Quasi enciclopedica. Il Bar Tre Valli e il primo Angolo, nei miei ricordi, meritano un racconto a parte.
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