martedì 24 aprile 2018
LADRI DI FRUTTA E...DI ''PAPPACIUCCA''.
Lo so, non e' una prerogativa necessariamente di un Cunardese Doc. Ma era una obbligata tappa di una generazione Cunardese, che non craccava giochi o scaricava film piratati, emuli della banda bassotti, per credersi trasgressivi. Conoscevamo a memoria ogni tipo di albero da frutto e dove andare a fornirci secondo la stagione e la pericolosita'. Mele, pere, uva, pannocchie, prugne albicocche e ciliegie. Ho zanzato di tutto. Ci si addestrava a saltare dall'albero e sparire tra l'erba alta, in due balzi,altro che Isis, La nostra testa era un Tom Tom con la cartina di tutti i possibili bersagli arboricoli nel circondario. Vivevamo nella natura. Si giocava nella natura e la natura ci forniva i mezzi per sopravvivere, diciamo cosi'. Erano forse prove di coraggio. La sfida alla doppietta a sale ( e' capitato..) per qualche mela e per invasione di proprieta' privata. La corsa mai cronometrata, contro cani da guardia con la bava alla bocca e le mascelle gia' pregustanti di azzannare la tua poca ciccia. Ogni tipo di frutta aveva il suo ambito e la nostra attenzione. Se ne scoprivi uno nuovo diventava un segreto, mica lo confidavi ad altri e rischiavi di trovarti alla festa del paese. Naaaa. Nelle scorribande ci si riempiva le magliette fino a sembrare gravidi e se non c'era pericolo si mangiava per strada. Una. Due. Tre. Poi le altre immancabilmente le gettavi. Ma quando anche il gusto del proibito si univa a quello della conquista trasgressiva, allora si metteva in atto ogni furbizia. Come Vietcong si aspettava notte e ci si addentrava in proprieta' protette. Se aveva anche precedenti che ne accrescevano il pericolo, meglio era. Ci si arrampicava sugli alberi, ( oggi non so chi e' l'ultimo che lo ha fatto...Si faccia avanti...Non quello del giardino pero'...) L'adrenalina ti faceva sentire un rapinatore di banca. Immancabilmente qualche pirla troppo rumoroso e maldestro, faceva si che ci scoprissero e allora tra grida, urla e quarantotto, esce la frase piu' pericolosa di una doppietta..." Al so' chi te set...a cognosi il to' Pa' ". Via ci si eclissava in pochi istanti sperando di non sentire bruciare il culo per i pallini a sale. E' successo. E' successo. Non a me ma e' successo. Personalmente avevamo il nostro tragitto fruttifero. L'uva la babbavamo andando al Grotto della Rosetta e del Tino, svicolando a destra nei prati sotto casa del grande Elido. Un filare d'uva americana era li' che ci aspettava come calava l'imbrunire. Grappoli a iosa che a volte servivano anche come proiettili traccianti per le cerbottane. Mai provato a usare gli acini d'uva come proiettili? Figata. Altro che Paintball. Partono di quei proiettili che se ti prendono non puoi fingere...Il segno resta. Oppure sempre per l'uva, passati i Runchitt, addentrandoci nelle proprieta' limitrofe il tiro al piattello. Le mele le trovavamo ovunque, specie quelle piccole selvatiche, a volte sui tragitti delle nostre incursioni nei boschi, a volte invadendo frutteti di filari ben allineati, in cui le piante erano quasi piu' basse di noi. Le prugne erano quasi sempre in proprieta' private, se sporgevano sulla strada meglio, se no, non le sconfinferava nessuno. Comunque quelle del dottor Rossi dentista, erano tra le privilegiate. Le pannocchie...Le pannocchie, erano il sogno proibito. Ci si addentrava di notte nei pannocchieti... e con un sacco di patate si riempiva in pochi attimi. Sentivi solo il crack delle pannocchie staccarsi dal gambo...Chi c'era c'era chi non c'era non c'era. Poi si facevano lessare e le mangiavamo fingendo di essere americani. Le pere e le albicocche era difficile trovarle allo stato brado. Quasi sempre implicavano piani strategici per raggiungere l'obbiettivo. Situate in giardini o frutteti privati non valevano il rischio. Io personalmente me ne fregavo. Avevo davanti a casa un albicocco di proprieta', che un anno si e uno no, riforniva tutto il vicinato. Albicocche grosse come pesche. Ne mangiavo a sazieta'. La mi mamma, la Clara, ci faceva la marmellata, le metteva al sole a seccare e addirittura c'era spazio per regalarle ai vicini. Ma la piu' ambita tra le prede era la ciliegia. Se ne trovavi un albero diventava segreto di stato. Se lo si trovava in gruppo, tempo due giorni era gia' prosciugato. Per chi non lo sapesse, trenta e passa anni fa, lungo la via Luinese, sotto la curva a strapiombo, del ex Albergo delle Arti di passata memoria..... costeggiante la discesa che va al Villaggio Milano, localita' Saldin, non c'era l'attuale bosco, ma un immenso prato, nel quale nelle sere d'estate io e i miei compagni di merende, sempre i soliti, con un super Tele, chissa' perche', sempre rossonero...( Forse perche' era del Massimiliano Bonora ? ) si andava a giocare infinite partite di calcio, con due bastoncini di nocciolo come porte. Fu li'che una bella sera, Io, Pippo e il Pac, trovammo il sacro Graal degli alberi di ciliegio. Un'amarena selvatica, stracarica, ben mimetizzata e tutta nostra. Grappoli di amarene rosse e carnose al riparo da malintenzionati. Si tornava tutte le sere dopo pranzo e con non chalance, un volta passate le prime ville del Villaggio Milano e salutato il Leone, un cocker dolcissimo che abitava dirimpetto, ci si dileguava attraverso un intricato sistema di liane a bordo strada e percorso un tratto di prato, ecco la nostra frutta in chiusura di cena. Stavamo seduti ognuno su un ramo, tranquilli e soddisfatti come gatti col topo in bocca e ci saziavamo alla faccia di chi non conosceva quel posto. Vivere a contatto con la natura era consuetudine per noi. Spesso ci si trovava a dover sopperire ad arsura, sete o fame dopo pomeriggi passati tra prati e boschi e se non c'era modo di abbeverarsi. Allora come una razione Kappa di sopravvivenza riparavamo sulla ''pappaciucca''. Un mito per quelli della mia generazione. Un'erba selvatica dalle foglie ampie e carnose, con un gambo masticabile e uno strano, assurdo, fiore. Si distingueva in altezza, nei prati, tra le altre erbe e ne coglievamo a mazzi. Tornavamo verso casa masticando queste foglie dal sapore misto salato e acido, tutti orgogliosi di chi avesse il fascio piu' grosso. Piu' ne mangiavi e piu' ti metteva mal di pancia, ma la cosa che ti sconfinferava di piu' era pronunciarne il nome..." Pappaciucca...pappaciucca...pappaciucca...ti riempiva la bocca." C'e' chi la chiamava erba Ciucca. Boh, non so il motivo. Resta un must della nostra generazione. Un po' come farsi uno spritz oggi. Sinceramente mi piacerebbe pensare che ancora oggi, qualche ragazzino abbia provato il gusto del proibito, nello sfidarsi a rubare della frutta, mi sembra cosi' impossibile. Oggi la frutta la trovano in casa in tutte le stagioni, solo allungando una mano verso il portafrutta, ben distesi sul divano. Da dove, dopo essere scesi dal letto, sono impegnati a scaricare l'ultima App o a condividere l'ultimo video su You Tube, in cui si fa a gara a dimostrare chi e' piu annoiato. Tschuss.
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