mercoledì 25 aprile 2018

LE FESTE NATALIZIE.


Da ragazzino a Cunardo il Natale era inteso come vacanza scolastica, rinnovo del guardaroba giocattoli, albero di Natale o presepe, pranzo fuori dagli schemi e Messa di mezzanotte. A Cunardo la giurisdizione della consegna dei giocattoli era di Gesu' Bambino. Punto. A Santo Stefano gli amici curiosi del Bepi ti chiedevano.''Se ta' purta' 'l Bambin? ''. Nessun Babbo panzuto, con naso rosso e giacca in tinta con i colori della Coca Cola. Allora Carosello era di pura marca italica, pochi reclames di provenienza straniera ti deviavano la mente. Io ero in rapporti tesi con il Bambino. Io scrivevo ''la letterina'' e lui mi portava quello che pareva a lui. Un bambino che mi regalava qualcosa non era credibile. Se a un mio coetaneo ci chiedevo una cicca..''Me ne dai una.?''....''Noooo!!!!''. Figurati se gli chiedevo dei giocattoli. Un poveraccio nato in una mangiatoia poi ?! Simpatizzavo piu' per la Befana.

Una vecchina strampalata con le scarpe tutte rotte, che in uno slancio di bonta' ti porta mandarini, spagnolette, qualche fumetto, il torrone, l'immancabile scatola di datteri, che a me non piacevano, ma facevano tanto Epifania e il tradizionale cammello di pasta sfoglia. Pora stella.  L'aria del Natale coincideva con la regolarita' del clima stagionale. Quasi mai e' nevicato per la festa, ma capitava che la neve avesse gia' abbondantemente ricoperto Cunardo nei giorni precedenti, oppure nei giorni successivi un po' trafelata cercava di rimediare. Prima dell'Immacolata, del Natale manco si parlava. Oggi ad Agosto gia' fai ressa per il panettone e da Moreno compri l'albero. Poi pero', per le vie del centro del paese, per i negozi e nei Bar qualcosa cambiava. I pochi panettoni esposti negli esercizi, tra luci personalizzate e ninnoli vari,  scandivano l'attesa della festa. Niente di cosi' esagerato, ma erano un testimone occulto che di li' a poco qualcosa stava per accadere. Solo negli anni 80 per Natale, i negozi e le botteghe del centro paese cominciarono a fissare sul muro dell'entrata dell'esercizio, delle decorazioni. Chi una candela, chi un mezzo abete, chi una lanterna, fissate su un telaio di ferro e illuminiati di luci. Chi li ricorda?. Restavano li' per tutto il periodo delle festivita'. A volte capitava che passassero anche gli zampognari suonando le pive e con ai piedi le ''ciocie''...Dove andassero non so...Per Betlemme erano fuori rotta. Io sentivo nel fermento delle persone, che eravamo vicini ad una parte dell'anno, unica e attesa, da che era trascorsa la precedente. Certo. Come oggi, il giorno di Natale in se era deludente.  Trascorreva nella noia, nella routine regolare di ogni anno..Ma l'attesa...L'attesa era dovuta al fatto che si festeggiava giusto le feste comandate...Oggi festeggi anche la prima scoreggina del neonato. Natale e San Silvestro erano l'unico motivo per stare alzati fino a dopo la mezzanotte e culminava con il rogo del ''Vecc'' bruciato in piazzetta davanti alla Pasticceria dell'Italico e della Ginetta. Ma di questo scrissi in passato. Per Cunardo non c'erano luci appese. Ancora non si usava. Bastavano le luci delle vetrine agghindate con i prodotti per il cenone, a calarti nel contesto festaiolo. Nelle botteghe gli esercenti ti regalavano un presente, perche' eri un cliente abituale. Ricordo ancora i mini panettoni dell'Alemagna o della Motta. I sorrisi delle persone, tutti simil gatto con il topo in bocca, gli sguardi impazienti di chi ti faceva gli auguri in qualsiasi momento, sempre di corsa, sempre contro il tempo...Si sa mai che per Natale non ci si vede. Il pranzo era diverso dal resto dell'anno. Cioe'. A casa mia, che ci si aveva pollaio e capunera dei conigli, contro tendenza, c'era anche l'antipasto. Due fette di salame, due di prosciutto, qualche sottaceto un po' di russa. Poi..l'immancabile brodino leggero ''par prepara' 'l stomig..''. Capelli d'angelo con brodo di gallina. Poi, ale'.. Coniglio arrosto e gallina lessa con immancabile mostarda di frutta..Tanto che io non la comprai mai, se non nei giorni di Natale, poiche' la ho sempre collegata al pranzo natalizio. Solo ora ho vinto il taboo e settimana scorsa ho fatto il lesso e me la sono imposta fuori degli schemi. Tze'. Quindi panettone Lucchini o Pirola gentilmente concesso dalla AerMacchi, azienda del Bepi. Spesso si aggiungeva il tavolo se arrivavano gli Zii di Luino con tribu' di cugine. Loro erano quelli benestanti. Avevano macchina e il telefono. A volte eravamo Noi che andavamo da loro. Sbarcavamo con la corriera a Luino davanti al Lago e in fila indiana, Bepi in testa, si marciava a piotti fino a Creva. Il presepe delle cugine era piu' grande e piu' bello. Anche l'albero era piu' grande e piu' bello. Insomma tutto mi pareva piu' grande e piu' bello a casa loro. Anche il pranzo aveva piu' portate e fantasia. Mia zia Rina e' sempre stata una brava cuoca. Poi nel pomeriggio le cugine e le mie sorelle andavano al Cinema a Luino dove ora, da anni, c'e' il negozio del Dario Meroni. Io restavo a casa a fissare il campo sportivo dell'oratorio sotto il balcone di mia zia o a giocare con Maristella, l'altra peste delle due famiglie. Guardavo ''la Banda di Topolino'' sulla tele Svizzera. E la marcia di Topolino, sigla iniziale, mi porta ancora oggi a quei giorni...Ma torniamo a Cunardo va. Poi piano piano, per il paese comparivano tanti alberi illuminati. Spesso fatti in fretta e furia. Generalmente un filo elettrico di palle colorate che si illuminavano e via, senza pretese, ma anche senza calore. Erano impensabili in quei tempi i Babbi Natali appesi in ogni dove. Maledetto il giorno che sono arrivati. Talvolta cosi' improponibili che li guardi e ti incazzi. E ti chiedi. Ma come pretendi che ti portino il regalo se lo appendi sotto un balcone? O appeso a una grondaia, che non hai manco il camino? Un albero di Natale di plastica, che faceva tanto boom economico anni sessanta ce lo avevo anche io. Tutto agghindato di palle di vetro e luci e stelle filanti a iosa.  Era il must in casa nostra. Dopo anni di veri pini, immancabilmente segati e smaltiti una volta gabbato lo Santo, arrivo' il frutto del progresso. Un anno la Clara lo espose sul balcone. Ultima volta. Una giornata di pioggia e vento lo capotto' e tutte le palle di vetro andarono in frantumi, le luci in corto e dall'anno dopo riesumammo la tradizione del presepe. Il presepe da me si faceva sul davanzale della finestra. Tutte le statuine erano in gesso e avevano l'eta del Carlo Codega. A poco a poco, anno per anno, qualcuna ci lasciava le penne e mia mamma rinverdiva la rosa dei partecipanti alla nascita del Bambinello, comprando statuine di plastica dal Bonora. Io ero l'incaricato del presepe, me ne assunsi l'onere come Napoleone si autoincorono' Imperatore. Da li,' ogni anno divenne una tradizione la scarpinata fino in Penegra per raccogliere il muschio. Ero diventato gia' grandicello. Mi sovvenne, in uno dei tanti pomeriggi tra i boschi, che la Penegra sulla sua roccia forniva un ampio tappeto muschioso, cosi,' armato di sacchetti, almeno 4, una volta all'anno, da solo, mi recavo sulla vetta piu' alta del mio paese a raccogliere il prato per il mio presepe. Ricordo i silenzi. Le giornate spesso nebbiose e lattiginose. La scarpinata con nella mente il progetto del presepe, che prendeva vita nel mio immaginario mentre camminavo...Lo immaginavo. Lo riempivo di particolari nuovi, che poi avrei realizzato al mio ritorno. A volte dalla Penegra non si vedeva neppure il panorama. Mi premuravo di raccogliere grosse zolle senza romperle. Sarebbe stato un prato che profumava di Cunardo. I miei presepi erano bellissimi, fantasiosi, creati con poco, ma tutto con ingegno e paziente operosita'. Non c'era nulla di comprato se non le statuine e il bestiame. Ero proprio orgoglioso perche' ogni volta cercavo di cambiarlo per non scadere nel routinario. Con gli anni ci aggiunsi anche l'albero di Natale nel centro. Sembrava un presepe ai piedi della Tour Eiffel. Gli anni che feci il chierichetto furono i piu' suggestivi. La messa di Natale era come la finale di Coppa dei Campioni per uno che serviva messa. Servire la messa della notte della vigilia era il massimo. Chi era relegato alla messa del mattino alle 10.30 era uno sfigato di secondo piano. E' capitato comunque anche, che si servisse sia a Mezzanotte che il mattino dopo...Ma vuoi mettere il clima della notte di Natale. Con la sfilata delle pelizze delle signore '' bene'' di Cunardo, che tolto dalla naftalina, sfoggiavano il peloso cappotto con altezzoso intercedere, sotto braccio al marito? L'atmosfera aveva qualcosa di magico, gia' al suono delle campane che annunciavano la funzione. Non c'era l'abitudine di vedere in giro gente  a quell'ora e vedere tutti che si recavano alla ''Giesa Granda'' per la messa rimarcava con suggestione l'evento. Tutti i Bar del paese stavano aperti oltre l'orario per fare che le persone tirassero la mezzanotte e si brindava con il gestore o prima o dopo la funzione. Erano i primi auguri veri. Correvo in salita per essere in sacrestia. Per essere tra i primi 4. Si mettevano le cotte bianche della festa, con i fregi sulle maniche e il colletto, ricamati in oro. Proprio da Champion's League insomma. Mi mancava solo il numero 9 sulla schiena e il nome sulle spalle. Sull'altare ci si sentiva padroni di casa e con non chalance ci si atteggiava a protagonisti. Ci si suddivideva gli incarichi..Chi il campanello. Chi le ampolline. Il piu' figo, la patema per la Comunione...Proprio sotto le luci della ribalta..Davanti al pubblico intero. Beh posso dire di averne vinte almeno tre di Champion's e forse una volta, arrivo' anche una mancia. Generalmente era l'anzianita' a prevalere nella possibilita' di scelta. Poi, alla fine, tutti fuori sul sagrato per il panettun, tra auguri come piovesse e sorrisi con il  fumo che usciva dalla bocca per il freddo. Io vestito al solito piu' leggero del normale. Ma sopportavo. Il vin brule' ancora non lo avevo scoperto ma ci sarei arrivato di li' a qualche anno. Poi a casa. Un'occhiata al cielo, sia mai che il Gesu' Bambino passava proprio di li' in quel momento. Nel camino non c'e'ancora nulla. A letto. La mattina, si era, anno dopo anno, sempre piu' sorpresi di come quel Cristo avesse fatto, a non farsi sentire mentre scassinava la porta per entrare, che non per il  regalo trovato. Doveva durare un anno quel dono li, o almeno fino al pit stop della festa del paese. Allora qualche amico del Bepi ti inzigava a scegliere un gioco sulle bancarelle di fronte alla chiesetta. Passano le vacanze, passa il capodanno. Del tuo nuovo gioco gia' ti sei stufato.  E se era una pistola, finite le ''bombette'' dovevi sparare con la bocca,  perche' mica te ne compravano ancora. Arriva l'Epifania che tutte le attese e tutti i sogni porta via. Quando tornavi a scuola, l'immancabile domanda della maestra. ''Cosa vi ha portato Gesu' Bambinooooooo?''  Ma farti i cazzi tuoi noooo?!?!? Mizzega !!!...Ed ecco che i figli dei sciuri taccano ad elencare una sfilza di roba che ti fanno venire la voglia di picchiarli. Ma poi prevale il desiderio di scomparire sotto il banco e allora la fantasia ti viene in soccorso e quando tocca te cominci ad attaccar la' balle enunciando quel regalo e quell'altro, con dovizia di situazioni e particolari, inventando parenti inesistenti e pranzi luculliani improponibili per il tempo....Ma dentro intanto rosicavi...eeeeh...se rosicavi....;)
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I MIEI NATALI....PASSATI E BOH...

Mentre scrivo siamo in pandemia...Il primo Natale Pandemico...E' l'8 dicembre, la festa dell' Immacolata, data tacitamente stabilita senza certificazione, per la ''mise en place'' di albero o presepe o entrambi. Quindi ora siete tutti impegnati...Era il giorno che per tradizione facevo l'albero, o il presepe...o tutti e due...Cominciai ad occuparmi Io degli addobbi dopo che le mie sorelle si fecero una famiglia propria...Quindi...dunque..dunque... Avevo 12 anni...La mia famiglia non aveva grandi possibilita' economiche...Non avevamo neppure grandi diramazioni parentali da riunire a Natale...Per cui i miei Natali sono sempre stati ridotti alla mia Famiglia e quella di Mia zia Rina, la sorella di mio papa', che abitava a Luino. Creva precisamente...zona Moncucco. Di fronte alla chiesa. Al massimo 10 persone in tutto...5+5. Preciso, preciso, secondo gli attuali decreti Mionisteriali...Ci si alternava. Un anno, Noi si andava a casa loro, un anno, Loro venivano a casa da Noi. Le differenze economiche erano molto marcate... L'attesa che vivevo era quella di tutti i bambini che credevano in Gesu' Bambino...Una magia inconscia, legata alla vita in un paese che conciliava alla perfezione, con il suo clima invernale e il suo status ancora parzialmente rurale, l'arrivo del Natale. La neve, un paesaggio dove prevaleva ancora l'utilizzo del legno...e le sue tante corti fatte di lobbie...Quando negli anni 70 arrivarono i primi alberi di Natale di plastica, ricordo che la Clara lo faceva sul balcone...Avevamo ancora tutte le palline di vetro...di varie dimensioni e vari colori...La Clara lo accendeva solo la sera della Vigilia e tutto il giorno di Natale..per non consumare la corrente...Era uno spreco...Ricordo un anno che una nevicata lo capotto'...Ruppe molte palline..Mia mamma lo rimise in piedi alla buona..Ma non c'erano soldi per sostituirle...Cosi' ci si accontento' di immaginare la sua presenza sul balcone solo come segno...Il presepe lo facevano le mie sorelle...Nel camino..Un camino mai utilizzato...Avevamo tutte le statuine in gesso o cartapesta...Ogni anno si riduceva di ''rosa''...Qualche statuina ''andava'' rotta..Era bello, ma odiavo l'uso dell'ovatta per dare l'effetto neve...Non rendeva..Quando presi l'appalto...apportai molte modifiche...All'inizio per l'effetto neve usai la farina...ma non era detto che dovesse per forza nevicare per cui i presepi seguenti furono verdi...Verdi muschio..Poi..mi resi conto che anche il muschio non era realistico...Il Bambinello era nato in zone desertiche..Scarne di vegetazione....Avrei dovuto farlo in un contesto sabbioso...Ma mi sembrava di esagerare. La caduta regolare della fuliggine del camino, fece si che il presepe a volte diventasse simile ad un territorio bombardato da neri pezzi di carbone....Decisi di trovare una nuova collocazione e dagli anni 80 divenne il davanzale della finestra, con annesso un tavolo...Ogni anno costruivo le staccionate, la capanna con dei mattoni e delle cortecce, i ruscelli...posizionavo le illuminazioni, lo sfondo con le casine fatte con le scatolette delle medicine e la carta stellata...Mai uguale all'anno precedente. Utilizzavo solo stauine con un senso...Pastori, zampognari, pecore, cani da pecore, angeli..Nessun venditore di enciclopedie, corriere della UPS o altro..Era un presepe con un suo senso logico...Erano davvero belli i miei presepi..Salivo per l'occasione in Penegra i giorni antecedenti e staccavo il muschio dalla roccia vulcanica..Tornavo con 4 sacchetti pieni..Creavo addirittura il disegno a matita su un foglio e seguivo quello che poi avrei immaginato disporre...Nulla c'era di meccanizzato, tutto statico, ma tutto frutto di immaginario e fantasia...Con gli anni ci misi in mezzo l'albero di Natale...In pratica attorno al treppiede dell'albero coperto dal muschio avanzato, si collocava il presepe...Anche l'albero era meraviglioso..Tutto addobbato in rosso, con nastri, palline e ninnoli e luci...file di perle colorate, rosse naturalmente...Ma ero gia' grande ormai...Che il Bambino non esisteva lo scoprii a 9 anni...Ricordo le attese in precedenza..Le notti passate a spiare dalle persiane il cielo, davanti al balcone...Passate per Lui e quella befana della Befana...Mi fregarono sempre...La mattina trovavo i regali nel camino...Sempre un regalo principale e altri di minor importanza a fare da cornice...Ne ricordo uno in particolare...Un piccolo Robot di latta, che strofinando le rotelle camminava, agitando le braccia e facendo luce nella testa e uno starno ronzio.....Ci giocai per parecchi anni...L'impossibilita' mi ha insegnato a fare durare e cose...Ringrazio i miei genitori per questo. Gli appuntamenti con cui rinnovavo il guardaroba giocattoli, erano solo due..Natale e la Festa del Paese..''Ra nosta Festa''...Poi...fantasia, inventiva, iniziativa..e tanta aria aperta..per il resto dell'anno, prendevano il sopravvento una volta rotti o impossibilitato all'uso i giochi Natalizi.. Un anno mi fu regalato un Revolver, Cobra..a ''bombette''. Quando finirono le bombette, quindi il giorno stesso, gli spari dovetti cominciare a farli con la bocca..Un suono che imitava i colpi sentiti nei film western all'oratorio. Nessuno mi avrebbe ricomprato le bombette. Comunque tra il Gesu' Bambino e la Befana quest'ultima era la mia preferita. La Befana era piu' tirchia...Qualche giornaletto, spagnolette, mandarini e datteri...che il Bepi, che aveva fatto la guerra in Africa, a El Alamein, mi diceva...Fossi in te non li mangerei...Ho visto come li fanno...''Li schiacciano coi piedi per sbucciarli...''...Ricordo ancora la forchettina bianca, che era nella confezione...Andava bene quando c'erano i fichi secchi. Quelli sparivano in un attimo.. La Befana portava via anche la magia di quel contesto. Dal giorno dopo si tornava a scuola. I pranzi di Natale non erano all'insegna delle pubblicita'...Avevamo il pollaio, l'orto..Se si pranzava da Noi, molte delle cose che mangiavamo erano allevate in casa..Se si andava da mia zia a Luino gia' il pranzo assumeva qualcosa di piu' sofisticato...Le cugine avevano una casa bellissima..Un presepe che teneva tutto il soggiorno, fatto personalmente da mio zio Ubaldo. Ognuna di loro aveva una cameretta..Io diversamente, dormii in camera coi miei genitori fino a 10 anni, finche' una delle sorelle si fece una famiglia sua..Era il 1973. Per il pranzo di Natale, si metteva sul tavolo, un piatto e una fondina...Mai durante l'anno. C'era l'antipasto, le olive, i sottaceti, l'insalata Russa...Poi..due secondi...Di solito un pollo e un coniglio venivano immolati e fatti entrambi meta' arrosto e meta' bolliti..A scelta..Un brodo di carne in cui la Clara faceva i Capelli d'angelo...veniva ben collocato dopo l'antipasto...Si tirava alla lunga. Tra un piatto e l'altro...Il Bepi ripeteva a mia mamma..''Maaa?..te get pressa?..'Ndua te get da nà?'' Poi dopo, la frutta secca, i mandarini e il torrone...Infine si apriva il pannettone che il Bepi aveva portato a casa dalla Macchi..Di solito Lucchini..Poi divento' Pirola negli ultimi anni. L'aria in casa nel primo pomeriggio cominciava a prendere il profumo dalle bucce degli agrumi sulla stufa..Le bucce di mandarino..Per qualcuno arrivava l'abbiocco davanti alla TV...Io giocavo coi nuovi giochi...Sul pavimento. Dagli zii diversamente era piu' Natale...Piu' Natale da Mulino Bianco...Dopo un pranzo infinito...gli adulti se la raccontavano...Io e mia cugina Maristella, i piu' piccoli, scendevamo nel garage adibito a luogo giocattoli...E quanti ne aveva...Quando ricominciavano le scuole si presentava il momento piu' drastico...Il confronto con gli altri compagni. Che cosa vi ha portato il Natale?...Quali regali avete ricevuto?...Io spudoratamente mentivo...Mi vergognavo molto delle possibilita' della mia famiglia...Elencavo cose che non avevo avuto, per sentirmi come gli altri..Come quelli che sbrodolavano elenchi esagerati, ma veri, cazzarola, di doni e giochi...Gli anni passano..Con l'adolescenza e in seguito con la maturita' e la patente..i pomeriggi Natalizi, dopo una prima fase digestiva, si usciva e ci si ritrovava tutti davanti al Bar Tre Valli..Era chiuso, ma era il ritrovo principale. Ci si trovava sugli scalini dell'ambulatorio del Cerutti. Tutti annoiati. Nessuno in giro. Se poi c'era il sole neppure sembrava Natale..Si prendeva la macchina e si batteva Varese...Poi Luino...Non c'erano anime vive in giro. L'unico paese pieno di vita il giorno di Natale era Laveno. Boh, forse per il Presepe sommerso..Un via vai di persone che facevano avanti e indietro sul lungo lago...Ci univamo...e tiravamo sera... Poi, ognuno prese la sua strada, fece la sua famiglia.. Crescendo ho continuato a sentire questa magia per il periodo Natalizio, soprattutto perche' sono appassionato di cultura Irlandese, del Piccolo Popolo, dei miti Nordici e delle fiabe Irlandesi...Per cui, la magia del Natale, gli elfi, gli gnomi e tutti i personaggi che vivono nei boschi hanno sempre alimentato questa passione...Poi arriva il momento che capisci che forse non lo facevi per te stesso..Natale e' la festa della Famiglia. Con gli anni, il traumatico diradarsi delle mie radici, di tutte le persone che facevano famiglia, mi hanno fatto capire che forse lo facevo esclusivamente per un contesto di aggregazione parentale..Di ''calore'' famigliare. Gli alberi di Natale, i presepi...i doni..le attese..i pranzi le cene..le messe di mezzanotte...erano ormai il passato. Quando se ne ando' mio papa', dal 94 in pratica, il Natale fu ridotto a tre...a volte 4 persone, se mio nipote non doveva lavorare.. In seguito...Molto piu' avanti, ho vissuto per qualche anno grazie a un contesto parentale transitivo, i Natali con gran numero di invitati...All'inizio mi sentivo un po' spaesato...Poi li ho invidiati..e in seguito un po' mi son mancati. Poi se ne ando' anche la Clara e poi la Rosi. Da Parecchi anni ormai vivo il Natale da solo. Ho inviti regolarmente per le feste. Tanta gente mi chiama e mi invita...Ma la situazione non mi piace, mi fa sentire tanto ''orfanello''. Piuttosto preferisco essere invitato una domenica qualunque...A sorpresa. Non a Natale..E' piu' spontaneo...Anche ora che ce' Cri' nella mia vita, gia' distante tutto l'anno come residenza, gia' obbligata negli orari e nei trasferimenti per la tipicita' del lavoro e quest anno, anche per ragioni di costrizione per decreto, il Natale non ha riguadagnato la sua magia per me. Cristina lo vivrebbe 365 giorni all'anno...Il suo film preferito e' Polar Express...E il suo motto e'..''Credi.''.Mi ha regalato una piccola campanella..E mi ha detto..''Se ci credi veramente..la sentirai suonare''..

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