Sono stato un ragazzino Cunardese fortunato. Sono cresciuto senza PS, senza videogiochi e senza cedere alla pigrizia dettata dai conforts casalinghi. Tutto ciò ha accuito la mia voglia di scoprire, di esplorare, di conoscere e fantasticare in prima persona. E non virtualmente. Il Pc mi ha fatto paura fino al 2003. Mi conosco. Sapevo che se lo avessi incrociato mi avrebbe coinvolto e dopo avermi fatto credere di averlo domato, si sarebbe divertito a muovere i miei fili. Sono stato fortunato che in classe con me nelle medie ho incontrato un Virgilio che mi ha introdotto nel magico mondo di Nosavalle. (Nösavall ...la valle dei Noci..) Quanti ormai sanno cosa e'?... E dove é? Forse neppure 100 cunardesi. Villaggio Milano o Quartiere Milano. Zona residenziale e di Vips del paese, anni 60. Dallara e Bramieri, tra gli altri hanno riseduto lí. Scendendo oltre la strada Provinciale in prossimita' della Sede della Guardia Forestale, si attraversa la strada e si scende, si arriva quindi nella prima zona residenziale storica di Cunardo. Si passano le ville fino alla fine della zona asfaltata, ove inizia il ciottolato che biforca con la neo pista ciclabile che porta alle Fornaci. Quel ciottolato che ricorda tanto la strada di sassi gialli del Mago di Oz. Portale per una dimensione fantastica per chi di noi ha potuto visitarla. Il mio Virgilio era Massimo....Mozzato. Fratello della Marianna e del caro indimenticabile Marino. Alla fine del ciottolato di cui sopra, spartiacque con un mondo magico e avventuroso, forse per Lui la norma, abitava con la sua famiglia. Un cancello, interrompeva una fila di alberi, che alti e ombrosi mantenevano una certa oscurita' al sentiero anche nelle giornate soleggiate, giusto limite tra i due mondi. Delimitava la proprieta', tra dove lui viveva e la Cunardo terrena. Un cancello come quello di Asgard insomma, Tra reale e magia. Un ruscello, situato a destra del cancello, filtrato da una fontana di pietra, testimoniava l'incontro del civile col selvaggio. Oltre il cancello, vi era l'abitato, simile all'approccio con una fattoria. Frutteti e orti coltivati...una stalla con mucche...galline e oche che transitavano liberamente come in un paesello di fantasia. Tutto il circondario respirava avventura e fiaba e rusticita'. Una piscina, vuota in quel tempo, ci faceva sognare la possibilita' di poterla godere, prima o poi, chissa' quando...Ma battendo il sentiero che si inoltrava oltre il vissuto e il quotidiano abitato, ci si addentrava in un contesto di fantasia e arcano. Si aprivano ampi spazi selvaggi. Una natura fatta di boschi, caverne, ruscelli, vecchi binari di un percorso abbandonato, ormai riscattato dalla natura. Un treno fantasma che di notte trasportava spettri e anime dannate? La fantasia crea e la razionalita' con il tempo distrugge... (Era il tragitto del vecchio mitico Tram...) Con Massimo come guida, vivemmo avventure, costruimmo capanne di legno, archi e frecce. Il suo era fatto con l'asse di una tapparella e un filo a piombo da muratore e tirava 10 volte i nostri. Sufficiente per idolatrarlo. Esplorammo percorsi che con la nostra ingenuita' credevamo incontaminati. Situati a pochi metri paralleli dalla provinciale che porta a Luino. Ma che ne sapevamo noi?!. Vivemmo momenti di puro contatto con la fantasia in un contesto cosi' vicino, ma cosi' lontano dal resto del paese. Col tempo diventammo esperti del territorio, anche quello che precedeva casa di Massimo. Scoprimmo una casetta di pietra sotto la strada provinciale con panca e portoncino, infrattata tra vasti cespugli e alberi arrampicabili e ne facemmo il nostro quartier generale. Ci tornavamo regolamente, lo sentivamo come un luogo segreto e al riparo da sguardi e tran tran. Una specie di rifugio meditativo, una dimensione parallela dove sentirci unici padroni del territorio. Duro' il tempo che io e Massimo finimmo le scuole medie e inevitabilmente, come per tutti, le nostre strade presero vie diverse in base alle scelte. Duro' per il tempo di sentirsi protagonisti di avventure, costruttori di capanne, di esplorare un mondo perduto e incontaminato che in realta' era a poche centinaia di metri da casa. Il tempo di nascondersi in una dimensione a misura di ragazzino, segreta, lontana dalla scuola e dai giochi di routine di ogni giorno. Quanto era lontana la presa di coscienza e le responsabilita' da adulto, che col tempo avrebbero cancellato e confuso quei ricordi. Poi giustamente i rapporti si diradarono. Mantennero intatta stima e amicizia. Fu uno dei percorsi piu' belli della mia vita. Autunno 2017. Ho ospiti. Decido per una scarpinata digestiva, per condividere con il foresto avventore, la suggestiva e emblematica location di pietra che rappresenta Cunardo, Le Fornaci. Scendo dietro casa mia parallelo alla Forestale, passando davanti i resti della casa dello Sceriffo. E anche li' gia' raccontato. Giornate passate tra il Valecc, l'esercitazione col tirassasi e la guerra coi topi di fogna. Scendo nella sotterranea Subway di cemento malamente graffitata, ma ahime' non trovo artisti di strada. Solo abbandono e trasandatezza tipica di luoghi ben occultati. Scendo per il Villaggio Milano. Sono passati 40 anni. E' quasi tutto istess tutto sommato. A meta' strada asfaltata, scruto nostalgico la recinzione metallica di una villa, dove un cocker dorato di nome Leone si prestava ogni volta a carezze e ricambiava con leccate amichevoli. Ora Leone non c'e piu'. Eccomi alla biforcazione che in prossimita' del ciottolato devia a destra in pista ciclabile e conduce al museo all'aperto della fornace Robustelli. Un magnete potente mi attira. La voglia di rivedere come e' cambiato negli anni il magico mondo di Nösavall mi conquista. Faccio segno al mio ospite di seguirmi. Scendo il sentiero di ciotoli quasi ipnotizzato, con tanta ansia e curiosita', quasi timoroso e consapevolmente certo di una delusione. Il piccolo pontile tra le fronde conclude il ciottolato soleggiato e da inizio ad un breve sentiero in terra battuta. Un centinaio di metri e oltre la curva dovrebbe manifestarsi il magico cancello protetto dai suoi alberi. Invece... La luce del sole mi colpisce in pieno. I grandi alberi ombrosi che accudivano e facevano da cornice al confine delimitato da ferro battuto non ci sono piu'....Vedo in profondita'...Non c'e' piu' la piscina...Un pezzo di prato incolto di miste sterpaglie ha abusato del suo perimetro...Nessun segno di vita...Due cani all'interno mi abbaiano vivacemente, sorpresi forse da presenze umane. Vorrei fare foto. Ne faccio una al pontile al ritorno. Ma tutto e' cosi' irriconoscibile. Cerco nel database della mia mente punti di incontro col passato. Chissa', forse passata la casa, forse seguendo il sentiero oltre, che portava nel selvaggio mondo di quando eravamo ragazzi. Mentalmente registro tutto e scandisco le differenze mentre una certa delusione ha il sopravvento. Gra. Sono passati 40 anni. Mi fermo. Respiro a fondo. Il tempo di riempirmi i polmoni di ricordi, di captare nell'aria frammenti invisibili del passato, di fare il pieno di rammarico. Poi mi giro. In silenzio. Risalgo la strada di ciotoli. Prendo la via ciclabile. Il mio sguardo e' perennemente sulla sinistra per guardare dall'alto Nosavalle e la casa dei Mozzato. Mentre mi allontano la mia mente si intristisce. Mentre cammino torno bambino per momenti interi e ripercorro quelle zone. Sembrava solo ieri..Ho avuto il bisogno di scrivere, di fissare questi momenti per sempre. Un giorno avrei potuto averne perso le tracce anche nel baule dei miei ricordi. E' stato importante farlo. E' stato importante per me rivivere per un attimo l'emozione di camminare su quella strada di sassi, che anche se non gialli, ogni volta, per noi, portava in un magico regno di Oz. ;)
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Nessun commento:
Posta un commento