giovedì 26 aprile 2018
IL CARNEVALE CUNARDESE.
Carnevale a Cunardo, rappresentava per noi ragazzini, la possibilta' di scorazzare per qualche giorno, cammuffati e truccati sotto mentite spoglie, impersonando gli eroi della nostra fantasia. Erano ancora lungi i tempi della schiuma da barba e degli inseguimenti con le le stelle filanti spray. Ancora Halloween con la sua consumistica imposizione, non aveva ottenebrato le menti di genitori e bambini, che pur di essere alla moda, gli insegnavano a pronunciare " Dolcetto o scherzetto.." e li sparpagliavano di notte, per le case del paese, come tanti spiritelli annoiati e scassaballe. Prima Il massimo del trasgressivo erano la polvere prurigginosa, la polvere per sternutire e le mitiche.... fialette puzzolentiiiiii....detto alla Fantozzi. Il top del genio artificieri erano le miccette colorate e al massimo i raudi e gia' ti sembrava di essere un bombarolo da Miogni. E il clou della situazione era il manganello di plastica.!!!! I manganelli di plastica, di ogni colore, vere e proprie imitazioni di bastoni nodosi, finivano ancora prima di essere messi in vendita e da subito, costume o non costume, festa o non festa, cominciavano le cacce per tutta la durata del periodo carnevalesco. I piu' fetentoni li rinforzavano col nastro isolante, mentre altri li riempivano di carta bagnata. Spesso dovevi cambiare strada, se incrociavi qualcuno che ti si parava davanti col manganello in mano e tu eri disarmato, allora, il tempo di tornare a casa e armarti e comiciavano battaglie di pomeriggi interi. Ma il grosso della battaglia avveniva sempre il giorno della sfilata, tutti contro tutti e a volte tutti contro uno o uno contro tutti. Ma la sfilata non era solo questo. Si cominciava gia' a scuola, i giorni precedenti la festa. Dalla Giovanna, (non c'era piu' la signora Bice...) si faceva incetta di polveri e fialette e le si dispensava in ogni dove, scuola, chiesa, bar, negozi. La cosa importante era leggere la sorpresa e il disgusto nelle facce di chi si sorbiva l'effetto devastante dello scherzone, spesso condito da bestemmie a casaccio. Ma a carnevale ogni scherzo vale. Nooo? C'era una distinzione evidente nella maniera di agghindarsi che definiva le possibilita' economiche del tempo. Se avevi un costume originale e da negozio, eri figlio di sciuri, altrimenti la fantasia ti portava ad inventare e con qualsiasi mezzo creavi un personaggio, un effetto, un modo per rappresentarti, spesso e volentieri grottesco e poco riconoscibile. Un turacciolo annerito, della farina bianca, dei trucchi delle sorelle o un vecchio lenzuolo diventavano in pochi secondi il tramite per integrarti in una festa, di cui poi, i giorni a seguire, avresti continuato a raccontare a scuola. Zorro, Moschettiere, Sceicco, Cow Boy, Pirata, Pellerossa, la immancabile Fatina con la bacchetta con la stella e il cappello a cono, Coccinella ecc. ecc. erano i personaggi piu' in voga del periodo. Io da parte mia, ricordo che mia mamma mi compro' un costume da cow boy per i miei 8 anni. Per me era un evento. Calzoni scampanati beige con le frangie, camicia scozzese tra il rosso e il nero, gilet beige con le frangie in pandant, cappello di cartoncino con laccio sotto il mento e ghianda per adattarlo. Pero'. Non avevo la pistola. L'unico cow boy disarmato della storia del West in pratica. Che sfigato. La Clara tutta soddisfatta, pensava che adesso per di li' a 5 o 6 anni sarei stato a posto. Eeeeh gia'. Peccato che gia' l'anno dopo, crebbi di quel tanto, che neppure piu' il cappello adattabile mi andava bene. Ricordo che la camicia fu fatta a fettucce fini e utilizzata come laccio per chiudere il pollaio e la caponera dei conigli. Di solito' il raduno, il giorno della festa avveniva in palestra e li' ci rimaneva, in caso di brutto tempo, altrimenti cominciava la sfilata per le vie del paese, dove il clou era in Piazza IV novembre. Tra frittelle, chiacchiere, frizzi, lazzi, e schiamazzi, veniva allestito il gioco della pentolaccia. Ricordo che, bendato di tutto punto colpivi l'aria e destra e a manca, o qualcuno che non era rimasto al suo posto. Finche' al primo applauso, toglievi la benda. Nel mio caso ricordo in mezzo ai cocci di una grossa gallina di porcellana e paglia, decine di monete ripiene di cioccolata. Che figo. In piazzetta intanto, davanti alla Pasticceria, era consuetudine che l'Italico distribuisse pentolate di risotto giallo per tutti. Poi, si convergeva prima del tramonto fino al Parco Giochi per la premiazione della mascherina o a volte alla ex Sede dei Marinai, di fronte alla Cartoleria del Fabrizio. Nell'attuale portico del Brusetta insomma. A proposito di cio', cara Carla Fiorenza, ricordo un'edizione in cui tu partecipasti mano nella mano col tuo babbo, vestita da leoncino. Ti ricordo ancora nel salone del Gruppo dei Marinai, che stavi in piedi su di un tavolo con a fianco il tuo papa'. Eri cosi' perfetta e adorabile nel costume, che mi persi a guardarti e l'immagine e' ancora viva oggi. C'era un totale sfogo di fantasia e di partecipazione di tutte le eta'. Uomini vestiti da donna, che accentuavano una femminilita' volgare, prosperose e provocanti al limite del grottesco. Ricordi Ghengi?, L'Aldo Piccolino, il Paolo Campagner, il Gula. Tutti pazzi e tutti spensierati nei loro travestimenti. Il periodo della austerity, fece travestire in tanti da arabi. Sceicchi insomma. Gli arabi di oggi, cammuffati anche loro, ma nei propositi, li vedevi solo col tappeto in spalla una volta al mese che giravano per le case. C'erano gli immancabili scheletri, i finti neonati con mega ciucci in bocca e patelli giganti, c'erano quelli che volevano fare denuncia sociale vestendosi di attualita', ma la sfilata non era solo questo. Trattori che tiravano estemporanei carri folkloristici fatti alla buona, ma proprio nella loro ingenua semplicita,' chiassosi e divertenti. Bastava l'iniziativa. Si mischiavano mascherine di tutte le eta' e di tutti i tipi. Non si andava mano nella mano coi genitori come oggi, come se si fosse ad una funzione religiosa o ad un evento solenne. Ci si mischiava tutti, in un caleidoscopio di colori, di grida, corse e risate. Non si pensava assolutamente di poter essere premiati come miglior mascherina, quello lo lasciavamo ai sofisticati. I personaggi piu' folkloristici di Cunardo, e ce ne erano tanti, eeeeh se ce ne erano, erano in prima fila e con scherzi e allegre trovate, rendevano il paese ancora piu' unico ed unito nella spensieratezza. Era una giornata di allegra partecipazione per le vie del paese. Tutti erano coinvolti in maniera piu' o meno partecipe. La sera si era sempre tra gli ultimi a cedere le armi e accettare che la giornata fosse al termine. Col tramonto si lanciavano gli ultimi coriandoli, spesso raccumulati da terra, perche' i sacchetti erano finiti dopo 5 minuti. Ci si dava le ultime bastonate coi manganelli di plastica. Poi ci si avviava verso casa, stanchi e consapevoli che fino all'anno succesivo non si sarebbe piu' ripetuto. Il giorno dopo, ci si recava a scuola e camminando per le vie del paese, strade colme e ricoperte di stelle filanti, coriandoli e rimasugli di petardi, testimoniavano l'allegro carosello del giorno prima. Per noi non finiva, finche' avevi ancora petardi o in cartoleria li vendevano. Per i grandi la festa continuava fino al martedi', con il clou di Carnevalino, spesso organizzato in feste private. Ricordo che di solito in quell'occasione, per il paese, potevi incontrare gruppetti di adulti, vestiti in maschera e tu ti chiedevi se non fossero arrivati fuori tempo massimo. Una sera incontrai di fronte al negozio del Luigi Meroni, quattro persone vestite da messicani, con dei grossi sombreri calati a coprire il viso, con dei larghi ponchos e uno portava un vecchio kimono da karate per simulare un peone, il tipico straccione Messicano insomma. Appena li passai sentii ridere. Solo a casa seppi, che uno di quei messicani, sotto i baffoni posticci e il sombrero era mia sorella Rosy, insiema a Ivana la sua datrice di lavoro con altre amiche. Bah. Poi a poco a poco si tornava alla realta'. Una realta' mai noiosa o monotona. Sapevamo sempre come variare e trovare alternative al nostro tempo libero. Carnevale quest' anno non ha piu' coinvolto il centro del paese, E' stato dirottato ormai, come consuetudine di ogni rappresentazione, al moderno complesso della Baita del Punt Niv. L'importante e' che sia stato ugualmente un giorno allegro, spensierato e divertente per tutti coloro che ne hanno preso parte. Il paradosso e' che erano forse e soprattutto, le strade del giorno dopo, coperte di coriandoli, stelle filanti, i resti di qualcosa di vissuto in comunita' per tutto il paese, che ti facevano sentire partecipe, vivo. Ti davano quel senso di appartenenza a qualcosa, di cui potevi rimirarne gli avanzi anche il giorno successivo, finche' il Romeo prima e il Pierin Pieron poi, con la sua Ape 50 e la sua scopa, non avrebbero ripulito tutto.
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