venerdì 27 aprile 2018
LA PALESTRA E IL VITTORIO.
Un cubo. Un cubo con ampie pareti di vetro, separato dal resto del complesso scolastico era la vecchia palestra. Non aveva spogliatoi ne docce ne altro. Ampi finestroni che davano sul cortile delle elementari e raccoglievano luce da ogni lato. Mo' capisco perche' ci facevano fare ginnastica tra i banchi, nelle elementari. Un due tre, un due tre. Un caseggiato quadrato, con un pavimento lastricato, sconnesso, grigio. Una fune, tre pertiche, una parallela e qualche tappetino strappato alla pensione, per mancanza di fondi. Era al rantolo finale. Pochi mesi ancora di vita. Poi un giorno arrivo' lei. La palestra nuova. Figaaataaa. Squadrata per bene, con il pavimento in linoleum e le righe gialle del campo per pallavolo che risaltavano sullo sfondo terra di Siena. Un po' colorata almeno, non smunta smunta come la precedente. Come tutte le cose ''perfette'', spesso si impregnava di acqua che filtrava dal soffitto e ne deturpava quella facciata di novita', con ampi spazi di superficie rugosa, avvizzita, moribonda e imperfetta come una bella signora con delle labbra sbavate maldestramente di rossetto. Chisse ne fregava. Mica dovevamo fargli il filo noi, alla palestra. L'eco rimbombante, delle voci, dei palloni che rimbalzavano contro i muri e dei tonfi sui materassi,nuovi nuovi, rieccheggia come fosse ieri nella mia mente. Quando io finii le medie ancora la parte sopra il soffitto non era adibita ad aule di insegnamento. I lavori si erano fermati e c'erano solo le pareti ancora in cemento grezzo. Ma la palestra... Un quadro svedese, due spalliere, una cavallina, tappetini nuovi e materassone per il salto in alto. Cazzarola un metro e 25 di elevazione saltavo, vuoi mettere? Palloni medici e non, cerchi tipo hula hoop, corde. Bah, una goduria. La nostra educazione fisica scolastica, ora assumeva un qualcosa di piu' serio e di moooolto divertente. Non attendevamo altro che le ore di ginnastica settimanali per esibire le nostre verves atletiche e sportive, con attrezzature nuove fiammanti, in un periodo in cui onestamente Cunardo offriva zero o nulla, come spazio ricreativo e sportivo per i ragazzi. Se si eccettua il Parco giochi e un campo sportivo in agonia dietro la chiesa parrocchiale. Erano ancora da venire gli anni di " Su al campo". Per l'occasione ecco che anche le tute da ginnastica cominciarono ad avere il loro perche'. Forse la prima frontiera della competizione tra noi ragazzini. Erano molto indicative del livello economico che ti potevi permettere...Ancora non si vestiva Adidas o Puma o Nike...Ma chi gia' aveva due strisce tarocche, sulla blusa e sui calzoni era ritenuto di buone possibilita' finanziarie oltre che godere di considerazione sportiva superiore tra noi. Bah. Io personalmente mi ritrovai equipaggiato di una tuta stile anni 50. Blu, simil "toni" da meccanico (a volte il destino..) 2 taglie piu' grande, i cui calzoni alle caviglie, sembravano alla zuava. La blusa con la cerniera sul colletto, giusto per infilarci la testa. Ma a me la testa ci passava lo stesso. Le scarpe piangevano miseria, tant'e' che quello passava il convento. Meno male che la si metteva solo per le ore di scuola altrimenti mi sarei sentito un gioppino per tutta la settimana. Col tempo l'arrivo di questa novita' non sarebbe piu' stata solo a usufrutto delle ore scolastiche. Perche' de sfrooos ne stavamo gia' elaborando piani di sfruttamento regolari.
Divento' presto la casa della Pallavolo Cunardo femminile, che giocava al mattino della domenica dopo la messa e che noi non perdevamo occasione, seduti ai bordi del terreno, di tifare. Diciamo la verita'. Era occasione per sbirciare le atlete, mentre si cambiavano nelle aule didattiche, attraverso le tapparelle non perfettamente socchiuse o manipolate ad ok da noi durante la settimana scolastica..Ebbene si'...Monelli noi. Per cui, il sabato, dopo la scuola, ci si intrufolava dalle finestre delle scuole medie, generalmente aperte perche' il bidello faceva le pulizie. Gia'. il Bidello. Il Vittorio. Indimenticabile. Il bidello delle elementari per antonomasia. Noi mica sapevamo che lui c'era. Nei giorni di chiusura delle scuole spesso ci si intrufolava nel complesso scolastico. Il tratto ghiaioso, che dalla prima scalinata portava alle medie, lateralmente sotto le finestre delle classi aveva delle strette ferritoie impedite da una sola barra centrale. Beh, noi eravamo cosi' mini che ci passavamo in quegli anfratti. Ci trovavamo in un sotterraneo dove vecchi banchi e cattedre erano accatastati ed ogni cosa ci sembrava un segreto rivelato. Ci sentivamo trasgressori. Ma di che'? Mai fatto danni, ne atti vandalici ne teppistici. Ci bastava il senso di trasgressione all'insaputa degli altri. Nei sotterranei trovavamo le cose piu' banali, ma ci sentivamo come se per noi da ora in poi non ci fossero piu' segreti. Ad ogni rumore sussultavamo. Il timore di essere scoperti era sempre forte. Stavi violando la scuola. Erano rogne. Ma se trovavamo le finestre delle classi medie aperte, in prossimita' del Grotto allora era festa. La strada per la palestra era spianata. Irrompevamo silenziosamente per le classi, tipo Navy Seals, dove sino a qualche ora prima eravamo soggetti a regole e tirannie e passando per il collegamento che dalle classi portava alla palestra ne prendevamo possesso. Palloni di pallavolo, che si trasformavano in proiettili, calciati da noi, che ancora non avevamo quella capacita' balistica per un vero pallone da calcio. Rovesciate volanti della miglior coordinazione sui tappetoni di gomma piuma, tanto mica ti facevi male come Su al campo. Presi dalla foga e l'enfasi della conquista, ci eravamo dimenticati di lui. Ad un tratto si apre una delle porte di sicurezza della palestra ed appare. Grembiule da bidello nero. Basette a righello, viso scavato e perenne atteggiamento da lupo mannaro. Diciamocelo. Piu' un aria da necroforo che da bidello. Vittorio ci ha sgamati. Ci fa scappare e noi ci disperdiamo per le classi. Un continuo rincorrersi per interminabili minuti con lui che urla per spaventarci e noi che ci nascondiamo timorosi di averla fatta grossa. Man mano che ne prende uno lo rinchiude in una classe a chiave. E noi, spinti da impeto eroico e di avventura, non fuggiamo. Dobbiamo liberare i nostri amici. Un pomeriggio a rincorrersi tra le aule, alla ricerca di trovare un modo di liberare quelli catturati. Poi, stremati, sia noi che Vittorio, raggiungiamo un accordo. Da quel giorno. Ogni sabato, di nascosto, Vittorio ci concedera' di entrare in Palestra, raccomandandoci di non fare rumore piu' del dovuto. Passavamo interi sabati a giocare a calcio coi palloni da pallavolo. Tuffandoci sul tappetone di gommapiuma dal quadro svedese. Tutto cio' per settimane, all'insaputa di tutti. Vittorio fu il bidello piu' famoso e amato delle elementari per molti anni. Quando passai alle medie fu la Delfina la mia bidella. Vittorio, fisico magro, dinoccolato, capelli neri e viso magro e scavato, con basette piuttosto marcate anni 70. Gentile, rispettoso e premuroso con tutti gli insegnanti e i genitori. Con noi, aveva sempre un atteggiamento aggressivo e spaventevole ma che tradiva sempre un fare buono, socievole, disponibile e soprattutto combattuto. Per tutti noi di quella generazione un indimenticabile persona. Negli ultimi anni della sua vita. (io ero ancora troppo spensierato per capire) fu al centro di molti pettegolezzi. E mi pare che a causa di questi fu allontanato dalla scuola. Si ammalo'. La malattia fu tragica e progressiva. Mi fece male vederlo passare per il paese camminando in modo instabile appoggiandosi al bastone, con uno scialle sulle spalle, invecchiato precocemente, oltre che per la malattia, anche probabilmente per la desolazione morale che somatizzava. Su di lui con la sua morte, molte voci azzardarono pubblicamente di una sua natura ambigua. Erano altri tempi. Si era appena scoperto che e' la terra che gira intorno al sole e non viceversa...So solo che nei miei confronti e nei confronti dei miei coetanei, non ho mai rilevato nulla che potesse essere ricondotto a instinti morbosi ne lascivi. Lo ricordo con piacere, con gratitudine per momenti di serena spensieratezza che ci ha concesso, a scapito della sua responsabilita'. Lo ammetto, non ne conosco i dettagli, e non me ne frega niente se sono reali o pettegolezzi. Sono passati troppi anni per indagare e la natura umana porta sempre ad amplificare. Soprattutto se ha una struttura provinciale. Ma in ogni caso per me Vittorio, resta una delle figure di Cunardo che ha lasciato un ricordo indelebile nel periodo della mia crescita' e a cui posso solo portare rispetto.
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