giovedì 26 aprile 2018

LA CUNARDO DEI BAR - (seconda parte) - Il Bar Tre Valli e il primo L'Angolo.


Parlare del Tre Valli e' come raccontare un pezzo di me. Arduo sintetizzare 25 anni di episodi, personaggi e situazioni vissute giorno per giorno. Immaginate di andare a letto e anziche' con un lenzuolo vi copriate con un fazzoletto. Quanto resterebbe scoperto? E' il solo Bar di Cunardo con una gestione, sin dalla notte dei tempi, tramandata in maniera generazionale. Se il Grotto era l'arrivederci, il BTV era il benvenuto al paese. E della posizione strategica ne ha sempre giovato. Fino a 40 anni fa da Ghirla, sul tragitto per Cunardo, vi erano solo prati a distesa, una centrale elettrica, il Cappuccetto Rosso prima del Maccale', una centrale del gas, antenata del Tigros, un benzinaio e una cappelletta a guardia della fontanella più ambita del paese. La Pontresina era solo rovi e sterpi. Sempre primo bar a svegliarsi, situato nei pressi delle fermate delle corriere, serviva tutti gli studenti e gli operai, tra biglietti, abbonamenti, colazioni e caffe'. Nessuna mega rotonda. Solo una provinciale dritta che nel Piazzale Milano si suddivideva in via Luinese e via Varesina. Anni 70. Questa era la primitiva location dell'attuale balconata di esercizi, dove oggi c'e tra gli altri la Farmacia: Un alto e lungo muro merlato grigio, al posto dell'attuale muretto oltre la Provinciale, che terminava con un tetro e buio stanzone vetrato, adibito a stazione dei bus, destinazione Varese, che nei giorni di pioggia metteva tristezza e angoscia. Il muro seguendo il bivio per Ferrera impediva ad una lunga fila di altissimi pini moribondi di fuggire dal terreno interno invadendo la strada. I pullmann per Luino invece si prendevano proprio a pochi metri dall'entrata del Bar. Allo scoperto. Sotto il lampione. Prima che esistesse la Banca, sempre sul bivio per Ferrera, vi era solo un piccolo sputo di prato. Una volta all'anno, un Circo o le Giostre diventavano di ulteriore foraggio al Bar. Per anni, la disposizione del locale e' sempre stata la stessa, rinnovata nello stile seguendo i tempi, ma fondamentalmente stabile nell'anima. Il grande bancone da bar era proprio di fronte all'entrata e alla sua sinistra, davanti alla finestra, Il bancone dei gelati. Prendeva vita nei mesi estivi e la vetrina con i bussolotti di gelato diventava di tutti i colori e in ognuno vi era una paletta per plasmare coni e coppette di produzione propria. Per i meno pigri era la meta per gustare il gelato che il Gianni con la sua palettona bianca per anni produsse nei mesi caldi, a beneficio dei frequentatori del Parco e della clientela di passaggio. Quando ancora non eravamo singolarmente telefonomuniti e la percentuale di telefoni delle case era inferiore alla meta', il Tre Valli offriva la possibilita' di telefonare. Una gigantesta cabina insonorizzata, che il Doctor Who ci fa le pippe, era situata vicino alla porta della toilette e uno scaffale zeppo di rubriche di tutta Italia, era all'entrata della sala biliardo. Per comporre i numeri si usava il mitico disco numerico rotante. Sara' sostituita nel 1985 con una piu' moderna conchiglia di plexilglass. Il resto del locale ospitava pesanti tavoli e sedie in metallo, di vari colori. In un angolo.. Lui. Il Juke Box. Ogni quando il Gianni cambiava i dischi era giorno di festa. Facendo saltare in mano le monetine cercavi i titoli nuovi. I vari tormentoni che seduti ai tavoli avrebbero fatto da colonna sonora ai momenti di ritrovo, rabbia, delusioni amorose, noia e cazzeggio. Qualche fissato metteva anche per 10 volte di fila lo stesso brano. Situato in zona di transito e quindi di clientela eterogenea era forse l'esercizio piu' giovane e variopinto di Cunardo come avventori. Pit stop di tornei di pallavolo, di calcetto (calcio a 5), di mercatini, di pomeriggi normali, di feste del villeggiante, feste della birra e manifestazioni varie ante Baita. Era un momento per ricaricare le pile e rituffarsi nel marasma delle varie sagre. Le spedizioni estive per i ghiaccioli e gli inseguimenti dei palloni sfuggiti dal campetto fino all'entrata del Bar stesso, crearono una simbiosi indissolubile tra locale e ''i giardinetti'', come i Milanesi definivano il Parco giochi. Uno senza l'altro era impossibile pensare che esistessero d'estate. Come Milan Club e' stato per anni il Club calcistico piu' attivo di Cunardo e spesso era sede di ospitate di campioni. Savicevic e Ancelotti tra gli altri. Una volta all'anno in occasione del passaggio della Tre Valli Varesine si trasformava in ribollente e caotico ristoro per gli emuli dei corridori. Sin dal mattino, centinaia di persone si riversavano nel Bar, tra panini, bianchini, rossi e birrette (cazzarola nessuno beveva acqua...) nell'attesa dei 10 secondi che sarebbe durato il passaggio della corsa. Quindi l'inseguimento ai Brutti e Buoni gettati dai finestrini delle ammiraglie o ai cappellini della Gazzetta. Il giorno dopo tutto tornava alla normalita'. Le domeniche estive, negli anni 80, al crepuscolo ci si sedeva fuori, sulle basse sedie di metallo gialle, verdi, rosse o blu e rivolti verso la Provinciale osservavamo a perdita d'occhio le lunghe colonne di auto, che come un serpente tornavano a Milano da Maccagno, dopo una giornata ai laghi. Nei dopocena si godeva della brezza, chiacchierando, in attesa che di lì, qualcuno che ti stravolgesse la serata prima o poi sarebbe passato. Era un punto di riferimento. Anche nei giorni di chiusura. I Mercoledi' sera, era appuntamento, ritrovarci seduti sugli scalini del Cerutti per raccontarci, o per narrare le incredibili e demenziali avventure di Pippo, aspettando che il Gianni venisse a fare le pulizie e di nascosto ci facesse entrare, per poi a tarda sera ordinare le pizze dal Renato a Cugliate. Se restavamo fuori, verso le 23, ogni sera, i Carabinieri passavano e regolarmente ci chiedevano i documenti. Col senno del poi. Almeno passavano. Le domeniche sin dal mattino i tavoli ospitavano lunghe battaglie a scopa o ciapano' che duravano fino a sera inoltrata senza pause. La saletta ricreativa divenne la mia casa e il biliardo il mio passionale momento di relax. Le lunghe guerre a calcetto con consumazione, mi resero per un periodo dipendente del latte e menta. Quando tornavi a casa gli abiti acri di fumo pesavano il doppio, meta' era di nicotina, eppure c'erano gli aspiratori. La TV arrivo' solo in occasione delle Notti Magiche del 90 e furono davvero magiche vissute in simbiosi e complicita' con gli amici. Piu' che un Bar e' stato un vero ritrovo, dove potevi stare anche solo a chiacchierare. Quando nevicava era il posto ideale, seduti in circolo a un solo tavolino a confabulare, con il bianco fuori e la musica in sottofondo. Capivamo che era Natale quando Oscar, regolarmente, veniva a schizzare lo specchio del Bar con il solito tema invernale. Pini e casetta imbiancati di neve. Per anni sempre quello. Ma se fosse stato un disegno diverso non sarebbe stato Natale. In 25 anni di mobilia al BTV, col Gianni acquisii un rapporto, se non di parentela, sicuramente piu' che di clientela.
In seguito il giorno di chiusura divenne la domenica e con la fine degli anni 90 l'orario di chiusura fu ridotto, seguendo la politica di quasi tutte le gestioni attuali. Un punto di riferimento importante venne a mancare a molti di Noi. Li' ho visto trascorrervi il tempo piu' generazioni. Era uno dei Bar in cui potevi tranquillamente stare seduto tutto il giorno senza consumare, tanto il giorno successivo magari avresti fatto anche 5 consumazioni. Perche' una volta i bar offrivano anche quello. Ho cominciato con discrezione, con avventori piu' anziani che subito mi hanno dimostrato stima e affetto, fino ad essere io la chioccia di clienti piu' giovani. Confidente e silenzioso custode di segreti, turbe, delusioni, problematiche e amori. Cominciai la frequenza con le ultime reminescenze Hippies fatte in casa, ''i capelloni''. Erano i primi 70. Terminai il giorno che nei tavoli circostanti scoprii che non capivo nessuna delle lingue che si parlava, pochi mesi dopo l'11 settembre. Mi sentii a disagio, fuori posto, in un luogo che con gli anni, addirittura, se non lo sentivo ormai quasi mio, sicuramente era diventato buona parte di me. Cominciava la multietnia e finiva la realta' di paese. Gli orari di gestione poi fecero il resto. Febbraio 2016. Il nuovo look, piu' take away, piu' asettico, con tempi di rapporto ridotti, piu' aggiornato e al passo con i tempi attuali, con al posto della sala ricreativa, solo macchinette mangiasoldi per sfigati. E' stato un colpo di spugna violento a una parte della mia vita associativa e di molti miei amici. Ha cancellato 25 anni di episodi di vita interpersonale. Chi ha vissuto questo scritto sa di cosa parlo, non ha bisogno di ulteriori righe. Ma forse e' meglio cosi'. Altrimenti quando avrei potuto scrivere le mie emozioni? Le storie infinite non puoi raccontarle. Resta il caffe' piu' buono del paese. Ci torno come si torna in un luogo che ha fatto parte del tuo intimo. Per affetto, nostalgia e un Tom Tom interno che finisce per guidarmi sempre li'. Ultimo in ordine di arrivo tra i bar di Cunardo, merita un ricordo, anche se e' stata una meteora di pochi anni, il primo ''l'Angolo''. Nel 1986 Cunardo fu scossa da un nuovo tipo di esercizio che in pochi anni di vita resto' un Cult per la generazione inizio 90. Sulla provinciale in prossimita' della discesa della Forestale apri' ''L'Angolo''. Non era il solito Bar famigliare. Prezzi piu' alti della media, per una politica selettiva della clientela. Non era un pub ne un cocktail bar ma era molto innovativo. Dedicato ad un pubblico piu' giovane, proponeva scelte vaste di consumazioni a partire da una immensa varieta' di panini caldi. Sala biliardo intima al piano inferiore e ambiente ideale anche per le coppiette in cerca di tranquillita'. Restava aperto fino alle 5 del mattino. Per me appassionato di biliardo era l'ideale per chiudere le serate dopo che il Tre Valli chiudeva i battenti. Fu una cometa, ma resta ancora nella memoria di molti. Nessun esercizio aperto in seguito sulle sue ceneri, riuscira' a vincere il confronto. Da ''la Volpe e L'uva'' a ''la Tana del luppolo''..fino a ''A modo mio''...ecc. ecc...Ora le maniere per socializzare sono piu' disparate ma forse un po' piu' fredde. Ci si trova fuori dei bar come zone di lancio per altri lidi oltre che per fumare. Ognuno esce con la propria auto. Noi si usciva in quattro per volta. Alternandoci. E i bar erano sempre un posto di approdo ad ogni rientro. Ti facevano sentire protetto, quasi in famiglia, sicuro e circondato da complicita', come se tu tornassi a casa dopo un lungo viaggio e ritrovassi tutte le facce del tuo paese circoscritte in un unico locale.
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