Primi di marzo...ed e' nevicato. La neve e' bella fino a che non hai la patente, poi se non hai un posto macchina o un garage diventa un grandissimo sbattimento. Una ricerca esasperante di un riparo da ruspe e uno stabile posto dove stazionare finche' non cessa. La viabilita' ormai a Cunardo e congestionata. Macchine parcheggiate ovunque, in tripla fila, una sopra l'altra in altezza...Tutti i parcheggi pubblici furbescamente piazzati nei pressi di discese. Ormai quando nevica non c'e neppure piu' lo spazio per poter circolare e rendere viabili le strade..La desertificazione del centro del paese, con progressivo spostamento della vita quotidiana sulla provinciale poi ha fatto il resto. Voglio pensarla
cosi' va...Pensare che una volta bastavano il Renato o il Piero, che trainavano la cala con il trattore e noi molte volte seduti dietro sulle sponde interne a farci trasportare. Quando a Cunardo, d'inverno nevicava regolarmente, il centro del paese diventava un paesaggio suggestivo, le poche macchine, favorivano la circolazione delle persone, che di bottega in bottega, intabarrati, svolgevano le loro mansioni quotidiane, consapevoli che questo era il periodo dell'anno in cui aspettarsi tali inconvenienti. I negozianti e chi abitava sulla strada si premuravano di sgombrare in modo appropriato, per permettere con normalita' gli spostamenti anche dei piu' anziani, oppure Il deflusso verso le scuole, di chi andava a messa, le commissioni di negozio in negozio e le pause nei bar che erano dei veri e propri ritrovi sociali e non gli attuali austeri luoghi alla: "Cia' dai, consuma e fila via..." Non era inconsueto i primi giorni, vedere gente spostarsi sugli sci di fondo per il centro e sfruttare le pendenze che offre il paese, quando la neve pressata sulla strada ancora lo poteva permettere. Dopo tutto Cunardo ha sempre avuto una grande tradizione di fondisti. Il Ponte Nativo accoglie da sempre manifestazioni di grande livello basate sullo sci nordico. Prima che venisse acquistato il primo cannone nel 1988 ( mi sono informato neeeh...) per anni una rinomata pista sintetica di plastica, attiro' gente da tutte le regioni limitrofe per poter svolgere le attivita' anche nei periodi inconsueti dell'anno. Le sere all'imbrunire, le luci dei negozi e dei bar del centro paese, amplificavano la magia e davano quel non so che di ambientazione surreale al paese, quando il paesaggio era innevato. Ma per noi ragazzini, Cunardesi....era il periodo piu' divertente. Le scuole spesso chiudevano per il tempo di ripristinare il funzionamento dei riscaldamenti, che puntualmente non funziavano mai. O per lo meno funzionavano solo in qualche classe, per cui, si pensava, o tutti diventavamo istruiti, o tutti a casa. Come le nevicate finivano, eccoci qua, senza piumini super impermeabilizzati, senza guanti, senza sciarpe, senza scarponcini da boscaiolo, firmati. A volte solo con quegli assurdi berretti con bottone sulla visiera e para orecchie di lana, se oltre alle guanciotte, non volevi che anche le orecchie, dopo qualche ora, diventassero rosso fuoco. Solo con dei golfini, massimo massimo, dei calzoni di fustagno e dei polacchini, se non addirittura delle scarpe da ginnastica. E chi lo sentiva il freddo. Sono cresciuto in una casa dove il riscaldamento era solo in cucina, le altre stanze le abbiamo sempre tenute all'oscuro dell'esistenza del tepore di una stufa. Sia mai che avanzassero pretese. Mi sono sempre lavato e mi lavo tuttora con l'acqua fredda e ho una sopportazione delle basse temperature molto elevata. Grazie a Dio. Per cui, volete che una nevicata ci fermasse e che i nostri ormoni si convincessero che era cosa cattiva e sbagliata uscire poco coperti? E magari poi anche sudare? Con un po' di malincuore ci sentivamo quasi in colpa a stuprare quel manto candido ben composto, vergine e compatto, lasciando tracce del nostro passaggio. Ma tant'era che come lo storico Balilla, contro gli autriaci lancio la pietra, alla prima palla di neve, si scatenava l'inferno. Altro che il Gladiatore. E allora in poche ore in vari luoghi di Cunardo cominciavano battaglie infinite, la neve a poco a poco perdeva di identita cominciando a diventare sempre piu' irregolare. Ci si organizzava in gruppetti, di solito si sfogavano anche le antipatie o gli asti verso altri. Ore a preparare trincee e ad accumulare decine e decine di grosse palle di neve che magari neppure ci stavano in mano. Chi le pressava, chi ci metteva dentro sassi. Mica eravamo tanto cattolici neeeh. Chi le bagnava sotto la fontanella piu' vicina. Le cose fondamentali erano due. Non farti mai cattare in faccia e soprattutto non fare mai l'errore di attaccare da solo. Immancabilmente diventavi il bersaglio unico dei nemici e spesso nella foga scappando, cadevi e allora diventavi "l' ometto" della situazione. Ti trovavi ricoperto di neve con i nemici che come cani raspavano e ti seppellivano e spesso ti infilavano la neve nel collo. Col tempo le mani diventavano bordeaux, dalla testa e dal collo, il vapore ti faceva sembrare una pentola che bolle, ma si andava avanti, fino a che, sudati, zuppi e stanchi, non ci si avviava verso casa, pronti alla ripassata inevitabile. Si, perche' gia' sulla via del ritorno, mentre le mani da gelide cominciavano a diventare bollenti, i tuoi ormoni tornavano in se e quindi realizzavano che non era l'aspetto piu' impeccabile con cui presentarti a tua mamma. Il pensiero era la scuola, ammalarsi voleva dire saltare le lezioni. Sia mai. Mica come oggi che con una scoreggina stai a casa. Sotto i 38 e mezzo non ho mai saltato scuola, al limite mi ci mandavano e poi se proprio proprio, mi ritornavano al mittente, dove poi, riprendevano altre prediche, sermoni, prime e seconde letture. Al ritorno a scuola mica finivano le battaglie, quante volte all'uscita, scappavi con la cartella che rimbalzava sulle spalle e con la coda dell'occhio vedevi nel cielo dietro di te, scie di palle di neve che poi si infrangevano piu' o meno vicine. Mi ricordo un anno che nevico' tantissimo. Facevamo catechismo la sera. Ci si ritrovava davanti a casa del don Lodovico nel cortile del Municipio e nell'attesa salivamo sul muretto di fronte e ci tuffavamo nell'orto del Don, dove la neve era cosi' alta che ci rimanevamo letteralmene impiantati. Il problema diventava poi uscirne. Spesso si gettavano di peso le donzelle, come dalla rupe Tarpea, tra strilli e parolacce e tentativi seguenti di ricomporre la propria vanita' femminile ormai messa in disordine e imbiancata. Non era un gesto galante di sicuro, ma molto divertente. Come gia' detto, per coloro che praticavano lo sci di fondo era una manna. A scuola con me erano in tanti e spesso mi raccontavano delle gare della domenica, in quel posto o in quell'altro. Per noi ruspanti invece, sciare o per lo meno scivolare sulla neve era solo questione di fantasia. Gli slittini non erano per tutti, i Bob li schifavamo, roba da Milanesi. Avevamo identificato dietro il Mulino Rigamonti, al confine con Ghirla, un'immensa discesa di prato. Bastarono dei sacchi di cellophane sotto il culo e una grossa camera d' aria di un camion e a manetta si scendeva dal dislivello per centinaia di metri...La scocciatura, era immancabilmente risalire, trainando con la corda il gommone per un nuovo giro. Anche passeggiare per i boschi aveva un fascino indescrivibile. A volte lo facevo da solo. Il silenzio, l'odore pungente dell'aria e quel senso di assoluta solitudine, ma anche di possesso di un paesaggio incontaminato. Sentivo solo il rumore del crepitio dei miei piedi che affondavano nella neve fresca. A volte mi fermavo tendevo l'orecchio, soltanto qualche tonfo che proveniva dalla neve che cascava dagli alberi... Poi, mi sono risvegliato dal sogno. Ho fatto la patente. La neve e' diventata un inconveniente mattiniero nelle giornate lavorative, un pensiero preoccupante nelle ore di punta e di trasferimento. Ormai anche il clima e' scombussolato, gli appuntamenti a cui eravamo abituati ogni anno diventano sempre piu' imprevedibili. Le belle nevicate invernali a cui eravamo abituati sono entrate anch'esse nel libro di ricordi di una Cunardo piu' a misura di abitante. Ma quelle nevicate, quelle che coincisero con la mia fase da ragazzino, restano uno dei ricordi che conservo con piu' nostalgia, tra tutti quelli che mi legano al mio paese.
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PRIMA CHE LA NEVE VOLTI IN ACQUA E CADA DAGLI ALBERI....
(scritto durante la Pandemia di COVID 19...il 2 Dicembre 2020)
Mai girato per i boschi con la neve, prima che voltasse in acqua.?...Erano 20 anni che non lo facevo...piu' o meno...Manco c'erano gli Smartphones, adesso posso anche immortalare..Ma negli ultimi anni ha anche nevicato pochino...rispetto come eravamo abituati... Super intabarrato in maniera impermeabile, elastico per farsi gli autoscatti, panza piena e intento di passeggiata per facilitare la digestione e via....All'inizio la salita di via Montenero mi annoiava...Non vedevo l'ora di arrivare al clou..Dove l'abitato finisce e arriva il bosco...E gia'...Gioia per gli occhi...Chi non lo ha mai fatto...Non sa cosa si perde..Girare con la neve incontaminata, sentire i propri passi che affondano nel bianco facendo quel rumore inconfondibile che fa la neve...Vedere ancora tutta la neve sugli alberi...Distinguere appena tra gli alberi spogli i sempreverdi, gli agrifogli, i pini. Ogni tanto mi soffermo..Faccio foto e mi faccio selfie...Potrebbe essere l'ultima volta chissa'..Bagnato come un pulcino e col sudore a mille...Facile prendere un raffreddore, un'influenza o un Covid...Bah...I boschi sono incantevoli, ogni tanto cascano dagli alberi, mossi dal vento, bufere polverose che ti penetrano le ossa con la loro umidita'...Incontro una famigliola, papa', mamma e bimbo con cagnone...Fantastico..Che bell'esperienza per quel bimbo... Mi inoltro...devio, spazio....Poi arrivo al bivio per Fabiasco e la Penegra, ma la batteria del cell non e' al massimo per cui inutile tentare la Penegra...Devio e punto per il Tiro al Piattello tramite scorciatoia...Sento da lontano dei passi e vedo una figura con cappellaccio e bastoni...che arriva dal sentiero...E' il Roberto Zocca...Non sono l'unico matto allora...Mi guarda mi riconosce e mi saluta e mi dice...''Non siamo matti E' cosi' bello...Non sanno cosa si perdono..Siamo fortunati a vivere qui..''.Cavoli...Vero vero...Peccato che non c'era Cri'...Un'esperienza che mi sarebbe piaciuto dividere con Lei...A questa eta' i boschi innevati hanno un altro sapore, un altra magia...Li senti tuoi...Al ritorno punto la spianata del ''Tiro''...affondo nella fresca neve...fino al ginocchio ormai...sono quasi due ore che gironzo...Ecco da lontano il Castagno piu' famoso di Cunardo...A 12 anni andavamo sotto i suoi rami a sederci per ascoltare ''Tutto il calcio minuto per minuto'' la domenica...Seduti sulle sue radici...Mizzega...45 anni fa...Un cagnone bianco scorazza nella neve alta..Sprizza gioia e energia inesauribile...Poi dietro di Lui un altro matto...Il Bonny Andrea...ne approfittiamo per fissare l'attimo...Mi sto riavvicinando all'abitato..La neve sulle strade nel frattempo e' diventata alta..quasi mezzo metro...sono le 15.40.....Sbatto i vestiti innevati...Mi tuffo sotto la doccia bollente...Nel frattempo trasferisco le foto sul PC...E' un'esperienza che va condivisa...Ma soprattutto che va fatta...E non credo che sara' l'ultima volta..
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