martedì 24 aprile 2018

I RICORDI E I MOMENTI SPENSIERATI, TRASCORSI IN ''TENDA''...

Non e' la tenda da campeggio..Quella per tutta la famiglia. Quelle che facevano concorrenza alle roulotte degli anni 70  per chi sceglieva un'autonomia famigliare anche in vacanza...Si..non quelle tende che simboleggiarono per molte famiglie le prime vacanze estive ''obbligate'' degli Italiani..Ma neppure la  tenda due posti ''Canadese'', dei primi slanci alla scoperta del mondo, di chi seguiva la corrente Hippie alla ricerca di se stesso, di filosofie esotiche o di liberta' posticcie e condite da psichedeliche visioni. La ''Tenda'' a Cunardo e' quella zona, frazione del Punt Niv, che costeggia il Margorabbia e si raggiunge deviando il passo a sinistra, prima di entrare nel territorio dello Sci Club, lasciandosi la '' Baita'' in alto, alla propria destra. Passato il territorio degli Scapinello, e raggiunto il traliccio dell'Enel,

si apre un ampio spazio erboso che oggi, in lontananza, interseca a destra col percorso per sciare..Una volta in profondita', un piccolo bosco delimitava quel punto di intersezione tra terreni..In quel piccolo boschetto, il Bepi mi portava a prendere i chiodini. Il Bepi non era un fungiatt incallito. Tanto i funghi glieli regalavano gli amici o i parenti di Bedero. Andava sul facile. A colpo sicuro e nel giusto momento della stagione, portava a casa valanghe di chiodini, che finivano capottati sul tavolo di marmo su cui, anni prima, tra un' impastata e un'altra, di acqua, farina e patate per fare i gnocchi, nacqui Io. Chiodini che la Clara con pazienza puliva uno per uno..Quell'ampio spazio erboso attuale, fu per anni, il campo in cui la mia famiglia coltivava una parte in granturco e una parte in patate e a volte ne faceva fieno. Un campo ancora oggi suddiviso in pertiche...Mia nonna Veronica, possedeva una pertica..delle totali che componevano quel campo..Era quella centrale. Il terreno era composto da una decina di liste di terra vicine, appartenenti a proprietari differenti. Una pertica e' circa 5 metri per 100...In ogni caso fa 660 metri quadri. I proprietari erano vari dicevo e ognuno gestiva la sua con diverse colture. Io Sono cresciuto in una Cunardo transitiva. Una Cunardo uscita dalla guerra da pochi anni, che come tutti i paesini..con un po' di ritardo, si avvicinava gradualmente al boom economico degli anni 60. Una Cunardo in cui il negozio di alimentari del Giancarlo Bonora, al passo col progresso, si trasformo' nel primo Mini Supermercato paesano, imitando alla buona, le grandi catene metropolitane che sorgevano nelle citta' Capoluogo. Ma le famiglie, uscite dalla guerra, ancora cercavano il piu' possibile di ridurre le spese. Una famiglia contemplava di solito un unico reddito. I ruoli erano ben definiti. Il papa' lavorava e la mamma cresceva i figli. E li cresceva letteralmente. Non li accudiva. Non faceva le loro veci. Li rendeva autonomi e indipendenti responsabilizzandoli. Dando loro l'appartenenza alla famiglia con la partecipazione attiva al menage quotidiano. Per sopperire alle spese di gestione famigliare, spesso di piu' componenti..ognuno se poteva, coltivava in casa almeno le verdure e la frutta. Ma allevava anche le carni. Oltre agli orti, Cunardo aveva tanti pollai e conigliere. Poche erano le stalle rimaste..Ma tanti ancora i terreni coltivati. Oggi mi rendo conto quanto pesavano quelle colture fai da te sul bilancio di una famiglia negli anni 70. Erano famiglie che avevano spesso solo un salario. Che contemplavano come superfluo magari, telefono o automobile e ne facevano a meno. Famiglie sorte con la fine della guerra ormai in ritardo coi tempi, perche' la gioventu' era stata rubata al fronte e non avevano piu' il tempo per sognare, ma quotidianamente dovevano competere con la realta'. La ''Tenda''. Il terreno dove mia nonna coltivava poche cose ma di primaria necessita'.. per Me boccetta in eta' elementare era un luogo di evasione. Ero piccolo. I primi ricordi avevo forse 5 o 6 anni. Era la mia nonna Veronica che se ne occupava. L'unica dei nonni che ho conosciuto. La nonna che e' nel mio cuore anche oggi, anche se se ne ando' che io avevo solo 9 anni. Fu la prima delle tante mancanze che hanno costellato la mia vita. La morte mi ha reso partecipe presto, al punto che ora mi ha assuefatto, mi ha reso cinico e insensibile. La Veronica menava il suo carrettino fino in ''Tenda''. Un carrettino fatto dal Bepi. Due ruote di bicicletta del 26 bianche. Un cassone di legno fatto con scarti di legno di perline e un manico di tubo di ferro a T fatto saldare dal Bepi, dal Tinazza. Lo stesso carrettino, su cui, a riposo,  posto in piedi nel laboratorio dove il Bepi aggiustava le bici, trovavo al ritorno da scuola, spade, fucili sparaelastici e altri giocattoli fatti coi legni delle cassete della frutta, dalla mia nonna. Quando andava in ''Tenda'' la seguivo coi miei calzoncini corti e il mio sgambettare da bambino e non vedevo l'ora di arrivare alla ''cascata'' della diga...Sotto la casa dei Brega..Io non sapevo fosse una diga..Non era certo cosi' moderna come quella nella foto sotto. Insomma..per me a Cunardo c'era una cascata e mi bastava. Spesso vedevo grossi topi correre in basso..lungo le rive del corso d'acqua. Tutto quel mondo verde e selvatico mi gasava. Mi appoggiavo al muretto del bivio che sale per Via Bedero per scrutare meglio..Arrivavano gli spruzzi dell'acqua fino alla strada a volte..Ero cosi' piccolo che non arrivavo al muretto e mi mettevo sulle punte...La strada che deviava a sinistra giunti alla capelletta di Via Bedero, era uno sterrato...Una volta imboccato, sulla sua destra, molti anni prima che venisse costruita ''La Baita'', su quello stesso pianoro di prato, le scuole festeggiavano la Festa degli alberi...Ma Cunardo allora era tutto un prato. Sul quel sentiero sterrato, limitato da due muretti in sasso che guidava fino alla ''Tenda'' era facile incontrare piccole rane, minuscoli ragnetti rossi, libellule, ramarri, salamandre. Mi sentivo parte della natura. Saltuariamente ci andavo anche col Bepi. Mi portava seduto sul serbatoio del suo ''cicafumo'' dell'anteguerra. Una moto con motore Morini, a tre marce sul manubrio. Rossa. Un serbatoio cosi' largo che dovevo fare la spaccata per sedermi sopra. Al ritorno mi portava fino allo stop della provinciale in faccia al Bar Tre Valli..Frenava..Mi faceva scendere per paura di incontrare il messo. In due non si poteva. Poi a volte, passata la provinciale mi faceva risalire, o andavo da solo a piedi fino a casa se lui doveva andare a fare miscela dal Canci..il benzinaio. In varie occasioni la ''Tenda'' fu motivo di festa per noi bambini. In estate le mie tre cugine di Luino venivano a passare le vacanze estive dalla nonna. E in ''Tenda'' diventava un'occasione di riunione famigliare totale. La raccolta del fieno, la raccolta delle patate o del granturco. Nell'attesa che gli adulti sgobbassero si spaziava. si esplorava. si inventavano avventure e giochi. Io da solo...Loro, con le mie sorelle erano 5..e tutte femmine. Prima di partire ci procuravamo barattoli di vetro vuoti. Speravamo di prendere i girini nel Margorabbia. Il Margorabbia era il fiume piu' grande che avessi mai visto. E poi..l'orrido e' a pochi passi da li'. Le mie cugine ancora oggi con entusiasmo, ricordano le volte che scesero fino all'Antro dei Morti guidate dalle mie sorelle. Loro si accontentarono di quello.Erano femminucce. Ricordo quando portavamo a casa il fieno dalla ''Tenda''. La nonna Veronica con la gerla che sembrava un cono gelato ultrastracarico e il Bepi, col carrettino stracolmo, che poi col forcone riempiva il fienile. Piu' viaggi in piu' giorni. Ricordo il profumo del fieno che si emanava nei giorni seguenti per tutto il cortile. I miei gatti che ci andavano a dormire e poi profumavano di fieno. Io e il Pac che ci andavamo a leggere i giornaletti e  lasciavamo la conca nel punto dove ci eravamo distesi...Ricordo quando per la raccolta del granturco la mia nonna affitto' una sgranatrice a manovella. Ricordo la sua lobbia di assi di legno cotte al sole, diventare per giorni arancione, per  le pannocchie dorate appese a seccare. Ricordo quando le sgranammo una per una, dividendo, tutoli, barbe e foglie e la sua cucina si trasformo' nel deposito di Paperon de Paperoni di chicchi di granturco. Mi arrivavano alle cosce. Ricordo quando tutta la famiglia si cimento' nella raccolta delle patate e al ritorno la Veronica mi fece sedere sulla cima della piramide, impignata nel carrettino e mi meno' a casa...Mia nonna se ne ando' a 82 anni...nel 1972. io avevo solo 9 anni. Fino alla fine si occupo' del terreno in ''Tenda''. In seguito fu lasciato a se stesso. Fu concesso in comodato d'uso per fare erba. Senza un rientro economico. Altre persone. Altri tempi. Nonostante cio', quella pertica e' ancora di mia proprieta'. Ho portato Cri' l'anno scorso a visitarlo. L'aria e' la stessa. Il paesaggio e' cambiato molto. Resta quel traliccio...Quel traliccio di ferro sotto cui mi sedevo e aspettavo ''i grandi'' che facessero le loro cose. Quel traliccio che per me era la Tour Eiffel. Quel traliccio che se guardo dall'altra parte del Margorabbia...ora posso salutare a pochi metri la mia carissima coscritta Maria Giudici....Ma che quando ci andavo regolarmente, non sapevo neppure abitasse li'. Pochi minuti fa sono tornato per fare le foto. Un silenzio particolare mi ha accompagnato. Arrivato davanti al traliccio...mi e' parso cosi' minuscolo 50 anni dopo. Lo ho tenuto alle mie spalle e ho scrutato l'orizzonte verso cio' che resta del bosco. Guardavo la distesa verde mischiarsi con la pista per lo sci...Decido di inoltrarmi nel terreno per fare foto da altre posizioni...Un odore famigliare...forse partorito dalla mia immedesimazione...e poi un'emozione strana mentre calpesto il campo dove una volta sorgeva il granturco. Come se qualche cosa di me fosse rimasta li' da 50 anni. E credo che oggi, con questa mia condivisione scritta, sia tornata definitivamente ad unirsi con me. Potrei anche dargli un nome. Penso che ''Nostalgia'' sia il nome piu' appropriato.

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