giovedì 26 aprile 2018

IL FALO' DEL ''VECCHIO'' A SAN SILVESTRO.


Poteva essere "non dopo" il 1971. Ero piccolo, non ne ricordo altri durante la mia fase adolescenziale.
I programmi televisivi terminavano alle 22.30. Ma tanto la Tele io ancora non la avevo. I Bar chiudevano alla stessa ora e i motivi di protrarre l'orario fino a tardi si riducevano a poche feste occasionali o private e soprattutto al festeggiamento dell'arrivo del nuovo anno. Li' allora si poteva pensare di vivere gli eventi fino dopo la mezzanotte. Oggi si festeggia qualsiasi cosa, ogni assurda ricorrenza, ogni scorreggia e' motivo di tirar mattina. La notte di Capodanno era l'unico vero appuntamento che coinvolgeva tutta la comunita' Cunardese per una notte e riavvicinava e saldava quei valori di appartenenza e comunita' che ormai non si riscontrano piu'. Nonostante riconosco, con plauso, che attualmente si tenti, con fior di acrobazie, di creare manifestazioni e motivi di incontro per saldare una comunita' Cunardese che via via sta perdendo le proprie radici. Amarcord..che si avvicinava la mezzanotte. Strano che io fossi ancora in piedi. Mio papa' disse: "Dai che magari sono gia' in piazzetta.." Uscimmo tutti, bardati per l'inverno. Io, mia mamma, mio papa', le mie sorelle. Potevo avere 8 anni? Ci mettemmo in strada quasi al buio, perche' il Cantun Merda non e' mai stato molto illuminato e una volta spente le luci dei negozi camminavi a memoria o nella fioca luce dei lampioni, molte volte bruciati. Qualcuno mi teneva per mano, o io tenevo per mano qualcuno. All'altezza della Piazza 4 Novembre, gruppetti di persone che scendevano dalle vie traverse si univano alla processione con una destinazione comune. Da lontano, in "piazzetta" (quella che oggi il caro Clemente ha battezzato Piazza Sicilia), si vedeva un assemblamento di persone che vociava, che faceva gruppo. Voci, spiccatamente in dialetto Cunardese, sovrastavano allegramente i brusii piu'compassati degli altri presenti. Forse gia' allegrotti, coinvolgevano con allegre battute e macchiette l'attesa del tanto sentito avvenimento. Piu' mi avvicinavo e piu' mi sentivo confuso. Ricordo che qualcuno suonava la fisarmonica. Un entra ed esci dal bar della Ginetta e dell'Italico, gente con bottiglie di spumante o anche solo di vino, offriva e faceva gli auguri a tutti...Ricordo abbracci e tanti tanti auguri...Ma soprattutto sorrisi, serenita' e consapevolezza, di appartenenza ad una comunita' complice, sul viso dei presenti. Cercavo con lo sguardo qualche mio compagno di scuola per fare comunella. Per parlare e confrontare le nostre sensazioni. Poi, dalla via che sale dal negozio del Meroni, le ghirighere, o raganelle dei coscritti annunciano con fragore l'avvicinarsi di qualcosa alla piazzetta. Un corteo, gente che scorta qualcosa atteso da tutti. Mica si sparavano i botti. I Cunardesi conoscevano il valore dei soldi. Si poteva fare casino o divertirsi uguale, anche senza "tra' via i dane'." Un carretto, spartiva la folla acclamante, come Mose' attraverso il Mar Rosso. Penso i coscritti. Guidando il corteo facevano da spartiacque al passaggio del sacrificato da immolare per festeggiare il succedersi di un nuovo ciclo stagionale. Un grande pupazzo impagliato, vestito alla bene e meglio di stracci, sostenuto da un palo che ne accresceva le dimensioni, con un cartello apposto sul petto, ( 1970 ?) stava per essere collocato su delle fascine di frasche diposte davanti al negozio della Mirella e del Battista. Mi spaventai, piu' che un povero vecchio che aveva concluso il suo ciclo vitale, mi sembrava un condannato al patibolo sotto gli sberleffi di una folla sadica e cinica. Poi, appena scoccata la mezzanotte. Il caos. Il fuoco si propago' subito dalle fascine al pupazzo, che a poco a poco assumeva una fisionomia sempre piu' grottesca e contorta. La piazzetta era di color arancione per il riverbero delle fiamme col buio. La gente gridava per fare gli auguri e tra abbracci e brindisi si mescolava in un collage di voci, colori e suon. Poco dopo, qualcuno apparve con un grosso bambolotto con un bavaglino con una scritta. ( 1971.? ) e tutti a passarselo e a fare gli auguri. Buon anno... Buon anno... Auguri...Il resto e' solo confusione e forse anche sonno. La mattina dopo sul tavolo della cucina una ghirighera. Uscii per andare a messa. Passai davanti alla Pasticceria dell'Italico e davanti al negozio della Mirella. I resti scuri di ceneri, di vestiti non completamente bruciati. I resti testimoni, di qualcosa che la sera prima aveva coinvolto molte persone. Solo allora cominciai a realizzare che non avevo ne sognato ne immaginato. Mi sentii stranamente felice. Partecipe di un grande evento. Come si fa oggi che quando ricordi qualcosa di irripetibile, allora ti vanti. "Io c'ero". Come tutti i ricordi lontani nel tempo, ci possono essere distorsioni nel riportare gli avvenimenti. Ma garantisco che l'intento di riportare la verita' e' sincero. Ero piccolo. Questo Capodanno parlando con mia sorella Rosy le dissi...Ti ricordi quando a Cunardo bruciavano il vecchio? Lei uni' i suoi ricordi ai miei, uni' molti particolari in piu', che io troppo piccolo non avevo colto o avevo dimenticato. E' nato questo collage. Soprattutto mia sorella, mi rivelo,' che la persona che mi teneva la mano o alla quale la tenevo io era mia nonna Veronica. :D.
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