giovedì 26 aprile 2018

CUSCRITT E SALAMITT.


Mi ricordo che scappai a casa spaventato. Avevo incontrato dei personaggi vocianti, in paese, con delle strane girelle di legno, che a ritmo assurdo li accompagnavano stridenti. Tutti neri in viso, quasi come fossero spazzacamini. Qualcuno sotto le mentite spoglie mi era parso un viso famigliare, ma troppo spaventato, mica stetti li' ad aspettare che mi si accendesse la lampadina. A casa mi sentii al sicuro. Pochi istanti dopo sento bussare alla porta. Cacchio !!! Cosi' dicevo a quell'eta'. Poi mi sono adeguato. " Allora mi hanno inseguito, vogliono proprio me.'' Alcune di quelle losche figure stavano per entrare in casa mia. Poi, ecco che salta fuori mia mamma.."Toh...ghe chi i cuscritt.." e con un cartoccio, con dentro salamini e delle uova, gli rinpingua il cestino gia' colmo di altre vivande. Cessato allarme. I Cuscritt. La gente si organizzava prima, in previsione della loro calata, che di solito coincideva con il periodo della quaresima e aveva il suo clou ad ottobre, con la processione per la Madonna del Rosario. Era un anno di iniziazione se vogliamo. Coincideva con la maggiore eta'. Le Massaie facevano incetta di salamini, uova o di dolci preparati per l'occasione o per essere piu' sbrigative davano un'offerta in soldi. Era una ricorrenza sentita da tutti il passagio dei " Cuscritt", era vedere una nuova generazione di Cunardesi entrare con goliardia nel mondo adulto e collocarsi definitivamente in un contesto di appartenenza sociale definitiva. Era un Dolcetto o Scherzetto simil Halloween dal sapore rustico. Una tradizione tramandata e con un retrogusto rurale di radice Cunardese. Halloween. Odio le scopiazzature. Una tradizione dell'alba dei tempi che non appartiene alla nostra cultura e trasformata in festa per i bambini italiani. Scommetto che nessuno di loro manco ne conosce la leggenda, ne chi fosse Jack' O Lantern. Ne cosa fosse la ricorrenza di Shamain. Figurati poi i genitori. Che tutto, pur di non fare sentire esclusa la loro progenie dalle mode a sfondo consumistico. E quindi, arrivo' il momento che tocco' a noi saccheggiare Cunardo. Il 1963. Maschietti e Femminucce ci truccammo e vestimmo in maniera goliardica e ci dividemmo per le strade di Cunardo. Si batteva le corti, si bussava alle porte. L'accoglienza era sempre delle piu' calorose. Sempre. Soprattutto negli anziani Cunardesi vedevi quello sguardo bonario e nostalgico per una tradizione che anno dopo anno rinverdiva nelle loro menti quando furono i diretti protagonisti. Sembrava avessimo un lasciapassare ancestrale. " Cuscritt?'' Track!...E le porte si aprivano. Avevano gia' pronto, il " scartuzitt" con dentro l'obolo per il nostro passaggio e chi non ricordava o non sapeva che quello era il giorno che saremmo passati, rimediava sempre con dei soldi. Era piacevole questa sensazione di dare calore, emozioni e ricordi al nostro passaggio. Spesso e volentieri si veniva trattenuti.  " Cia' sentèss gio' " e via un goccio di qui e un goccio di la'.. La gente voleva comunicare, rinverdire il suo passato!! Per tutto il giorno battemmo Cunardo e raccogliemmo ogni ben di Dio con la benedizione e il benvolere dei Cunardesi che a volte ci fermavano per raccontarci. " A ma regordi..Quand ca' sun dai in gir mi. A cata' su i salamitt cun la me' cuscriziun..." e via a narrare la loro esperienza. Finito il giro ricordo che ci presentammo secondo gli accordi presi in precedenza presso l'Antonio Bacilieri, al ristorante Risorgimento. "Dall' Amalia.''  Gli consegnammo tutto cio' che avevamo raccolto di beni alimentari e lui si impegno' a organizzare la cena di festeggiamenti per tutti, la sera stessa. Fu una serata culmine di una giornata divertente ma anche stancante che ci tenne in ballo per parecchie ore di cammino. Ricordo che raccogliemmo in soldi circa 80.000 lire. Era il 1981, non era poi un bottino malvagio. Il resto era ogni ben di Dio di beni in natura. Salamini, uova, dolci... Con quei soldi riuscimmo ad organizzare ancora un'altra cena pochi mesi piu' tardi, questa volta all' ex "Campi da Tennis" prima del laghetto di Ferrera. Quella sera grattammo il barile dell' intero resto del capitale con la promessa che quello che avremmo sforato lo si sarebbe pagato di persona. Fu una serata allegra, festante e spensierata. Qualche avventore, addirittura, suonava la fisarmonica. Se non che', preso dall'enfasi del tutto pagato, arrivo alla settima birra da mezzo con non chalance. Ancora so come mi chiamo, dove abito e come arrivarci, guidando il mio 112. Ma ecco la furbata. Un omino sta caricando la sua pipa. Io in quel periodo fumavo saltauariamente, ma solo sigarette. Gli dico. " Nonno, me la fa provare ? ".  Lui di buon grado finisce di caricarla e la accende. Io mica lo sapevo che la pipa non si tira ma si assapora. Come fosse una sigaretta comincio a tirare e ad aspirare. Secondo me in quel momento il mio stomaco mi ha lanciato una marea di insulti, prima di realizzare chi lo stava rivoltando come un calzino. Il tempo per salire in auto da Ferrera per via Leopardi e l'esperienza di coscritto 1981 si concluse nel fondo di un capiente secchio che fu mio amico inseparabile per tutta la notte. Stetti cosi' male che il giorno dopo era in programma il derby con il Marchirolo e dovetti avvertire che non sarei stato in grado di presentarmi. Sono trascorsi molti anni. So per certo che negli anni a seguire la tradizione fu portata avanti. Per quel che mi riguarda, sono anni che nessuno si presenta alla mia porta a chiedere l'obolo alla coscrizione. Non so se ancora si porta avanti l'usanza. Ditemelo voi che preparo i salamini. E' comprensibile, visto l'ormai piu' disparata etnia degli abitanti, che qualcuno rimanga basito, qualora un individuo truccato con un tappo di sughero annerito, gli si presenti alla porta e gli dica." Siamo i coscritti ". L'appartenenza ad un contesto non vissuto crea domande, e lo stupore di fronte a tradizioni sconosciute, suscita reazioni interrogative in chi ne e' stato sempre all'oscuro. Credo che si creerebbe una situazione paradossale, simile ad un bambino che vestito da zombie si presentasse alla porta di una nonnina Cunardese dopo le 21.00 di sera e con fare minaccioso gli intimasse " Dolcetto o scherzetto!!! " Penso che gli arriverebbe un pitale d'acqua in faccia e si sentirebbe dire.." Varda ve' che so' chi sono i tuoi genitori. Via o chiamo il messo."
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